venerdì 28 febbraio 2014

10 Libri da far leggere a tuo figlio (se vuoi che da grande diventi un sociopatico nichilista)

La cosa più bella del mondo dell'editoria, è che dopo tanti anni di duro lavoro, ci sono cose che ancora mi riescono a stupire.
Ad esempio tutti quei libri illustrati (libri pubblicati veramente, non come questi, purtroppo) dai temi scottanti come questo: 

martedì 25 febbraio 2014

Her: la recensione

Ammetto che con Her, nuovo film di Spike Jonze in uscita questi giorni al cinema, sono partito parecchio prevenuto.
Dal trailer puzza tutto di film indie costruito per un pubblico di hipster che lo innalzerà a proprio manifesto generazionale.
Ma dal momento che i pantaloni in casa li porterò pure io, ma il telecomando (virtuale) lo detiene qualcun altro, con grande fermezza ho detto “Io questo film dimmerda non lo vedo nemmeno morto D’accordo, lo vedo volentieri!”
La prima nota positiva - non trascurabile - è che i traduttori italiani stavolta hanno lasciato il titolo originale senza dargli buffi nomi tipo Se mi lasci, ti brucio l'Hard Disk oppure Che bel pezzo di USB.
Ma le mie perplessità e i miei dubbi erano giustificati oppure no?

Andiamo però con ordine.

Her è per davvero un tempio dell’onanismo hipster. 
Un monumento a forma di baffi eretto davanti al teatro del Sundance Festival, costruito interamente con materiale riciclato (esclusivamente copertoni di camioncini Volkswagen T2 dell'75) attorno a cui suonare la chitarra, scattare foto al proprio cibo e risvoltare i propri pantaloni oltre la caviglia.

In fondo Spike Jonze, è uno che – volente o nolente – fa parte di quella categoria di registi insieme ad Anderson, Gondry, Coppola e la coppia Dayton/Faris, che tanto manda in brodo di giuggiole il mondo indie.

Dicevamo quindi che qua tutto, ma proprio tutto, è studiato per gli hipster:
- Il lavoro del protagonista: autore di testi dettati al computer che però vengono inviati come lettere scritte a mano.
- Gli ambienti: uffici open space con pannelli in vetro colorati (solo colori primari). 
- Il vestiario: fateci caso, non c’è una sola persona in tutto il film, anche le comparse più fuori fuoco, che non segua la moda sopracitata.
- I baffi: sul serio, ma da quando i baffi hanno smesso di diventare il segno distintivo di serial killer e molestatori? 
- Gli occhiali con la montatura spessa.
- Le luci filtrate vintage.
- L’effetto videoclip. 
- La colonna sonora: Arcade Fire, vi estinguerete prima o poi (ah-ah)! 
- Il protagonista che suona l’ukulele e la protagonista che canta.
- L’uso smodato della tecnologia.
Insomma, dite una cosa e ci sarà.

Spike Jonze, che non è affatto uno stupido, è uno che sa perfettamente qual è il suo pubblico e pertanto ha messo in scena tutto quello che ci si aspettava da lui.
Ma lo ha fatto in una maniera talmente esagerata, talmente smaccata da diventare quasi una presa in giro di quello stesso mondo.
Uno sfottò così in bella vista, che nessuno se ne accorgerà.
Perché una volta tolta tutta questa patina e sovrastruttura indie, quello che resta è un film diretto bene e scritto con molta intelligenza. 
La sceneggiatura, infatti, ha il grosso merito di porsi le domande giuste e di riflesso di porle allo spettatore: è frutto di un lavoro attento e consapevole che opera su due piani differenti. Quello della relazione tra un uomo e una donna e quello della relazione tra uomo e macchina. Il film ha un sovradosaggio di dialoghi, che si risente parecchio nella parte centrale, ma sono tutti scritti con garbo e il giusto ritmo. 
Ci sono tanti spunti interessanti, a partire dalla solitudine dell’uomo moderno e della sua incapacità di relazionarsi con le altre persone ma di farlo invece attraverso l’uso della tecnologia, portata in questo caso all’estremo di un computer con una coscienza.
E a proposito di macchine dotate di coscienza, Spike Jonze prova a giocare con questo concetto cercando una soluzione una meno banale possibile, ma forse trattata con un pelo di superficialità (ma del resto ho sperato che alla fine le macchine si riunissero tutte insieme, fondassero la Skynet, costruissero un super cyborg da mandare indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor).
Joaquin Phoenix si sobbarca sulle spalle tutto il peso del film, stando in scena due ore quasi del tutto da solo aiutato solo dalla voce di Scarlett Johansson: non merita l’Oscar ma diciamo che ci si avvicina parecchio. 


Tutto sommato il film è godibile, quantomeno è andato oltre quello che credevo. Questo purtroppo me lo farà odiare di più quando vedrò sbucare da tutte le parti poster minimal con scritte in Helvetica e gif animate su Tumblr con le faccette malinconiche di Joaquin Phoenix.




Ecco, appunto.

lunedì 24 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - Oceansize

Radio ComeAsfalto spara oggi a tutto volume un pezzo degli inglesi Oceansize. Band molto sottovalutata che non è riuscita a superare i confini europei (solo un tour negli Stati Uniti) e che si è sciolta dopo quindici anni di attività e quattro dischi. L’influenza più evidente è quella dei Tool, ma ci sono parecchi richiami anche a Jane’s Addiction, Mogwai, Incubus, Radiohead, NiN: tutta roba che non c’entra nulla, ma che dà la giusta misura dell’ecletticità di una band che avrebbe indubbiamente meritato più fortuna. Ci ascoltiamo quindi Homage to a Shame, tratto da Everyone into Position, secondo album del gruppo, che vi consiglio caldamente di ascoltare per intero. Si tratta di uno di quei rari casi in cui il totale del disco dà un risultato superiore alla somma dei singoli pezzi.

martedì 18 febbraio 2014

Storiebrevi Cookiebox Edition

Solo per questa settimana tornano le Storiebrevi in un’edizione tutta speciale, dedicata ai biscotti di Cookiebox del mio socio Francesco Castelli. Se non conoscete questa serie – e la dovreste proprio conoscere - , potete rimediare cliccando qua: https://www.facebook.com/StripCookieBox


lunedì 17 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - This Town Needs Guns

Il terzo lunedì di Radio ComeAsfalto non può che iniziare con un gruppo che arriva direttamente da Oxford. Un gruppo composto – giuro - da bibliotecari e insegnanti delle elementari. Sono i This Town Needs Guns e fanno quello che viene definito math rock. Potrei partire ora con una lunga dissertazione sulla struttura ritmica asimmetrica tipica del genere, millantando termini tecnici che non conosco…
Oppure potrei semplicemente dirvi che ogni membro dei This Town Needs Guns suona una melodia ognuno per i fatti suoi, con tempi e ritmi diversi facendo un gran casino. Però è un caos talmente confuso e disordinato che di colpa si trasforma magicamente in un caos confuso, disordinato ma bellissimo.

Ci ascoltiamo quindi “26 is Dancier than 4”, il pezzo di apertura del loro primo EP omonimo, a cui sono seguiti due album, Animals e 13.0.0.0.0.

lunedì 10 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - Sleep Dealer

Secondo appuntamento con Radio ComeAsfalto. Dopo i RDGLDGRN, facciamo tappa in Russia, a conoscere gli Sleep Dealer, un gruppo post-rock di Mosca.
Per chi di voi che non conosce il post rock, vi basta sapere che se lo sapete ascoltare, vi regalerà pugni nello stomaco così forti da piegarvi sulle ginocchia. 
Ma non sarete mai stati più felici di averli ricevuti.

Per l’occasione ci spariamo quindi Nozomi, canzone tratta dal loro primo ep. Forse non è il loro pezzo migliore in assoluto, ma unito al video è un piccolo capolavoro di malinconia e speranza. Uno di quei pugni allo stomaco così intensi che ne vorrete ancora.



EDIT: come riportato prontamente nei commenti questo non si tratta di un video ufficiale degli Sleep Dealer, bensì del video di Sometimes the stars della band australiana The Audreys, che potete vedere direttamente cliccando qua.

lunedì 3 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - RDGLDGRN

Inauguriamo da oggi una nuova mini rubrica del lunedì. Si inizia quindi la settimana con un brano, un consiglio musicale: tra i miei amici ho la fama di quello che ascolta gruppi sconosciuti (cosa in effetti abbastanza vera) e di quello che passa la radio non ne so praticamente nulla. E quindi perché non far conoscere ad altri i gruppi che ascoltiamo io e altre dieci persone?
Non si può non partire con la grande novità del 2013, una delle uscite più cool dell’anno, passata qua in Italia sotto (molto sotto) i radar.
Si tratta dei RDGLDGRN, band indie go-go che alterna punk, rock, rap e buttateci qualche altra sigla a caso, che è letteralmente esplosa prima con l’EP omonimo, trainato dai singoli I Love Lamp e Million Fans, e poi con l’album omonimo pure quello.
Esplosa a tal punto che a suonare la batteria nel disco è sua maestà Dave Grohl e a collaborare in un paio di pezzi è un certo Pharell Williams.
Esplosa a tal punto che al concerto qui a Milano, a dicembre, eravamo in 15. No, sul serio, 15 persone contate, roba che nemmeno ai concerti del gruppo di mio fratello.
Ma a noi piacciono i concerti così, poca gente, atmosfera da sala prove, fonici che consigliano ai musicisti i gruppi italiani da ascoltare...
Nel disco ci sono almeno 6 o 7 pezzi che meriterebbero l’ascolto: per oggi scelgo Power-Ups.

Quindi, alzate le casse, Radio ComeAsfalto apre i battenti.