mercoledì 30 luglio 2014

Doni della Natura

E con questa ci prendiamo una piccola pausa, ci si vede tra un mesetto con un bastimento carico carico di Storiebrevi!



mercoledì 23 luglio 2014

Say Cheeeeeeeeeeese!

In questa società dove tutto è apparenza uno dei drammi dell'uomo moderno, spesso sottovalutato ma molto comune, è quello di essere poco fotogenici.



mercoledì 2 luglio 2014

Non c'è due senza tre

Mi rendo conto di essere più attivo e puntuale sulla pagina Facebook, trascurando colpevolemente il blog, per questo mi rifaccio in un colpo solo delle ultime tre settimane di Storiebrevi! Urrà!




giovedì 15 maggio 2014

Due volte più idioti, due volte più cattivi

Vista l'assenza della scorsa settimana, rimedio con una razione raddoppiata di Storiebrevi, olè!



martedì 22 aprile 2014

Andvari

Ok. Finora abbiamo spammato alla grande, il momento delle chiacchiere è finito: adesso si passa ai fatti. La nostra storia per il contest In Love with my robot è online: è divisa in due parti, questi sono i link:

http://www.verticalismi.it/andvari-hd-inizio/

http://www.verticalismi.it/andvari-hd-conclusione/

Un piccolo consiglio? Apritevi un'altra finestra sul vostro browser, cliccate qua e lasciate partire la musica mentre vi leggete la storia.
Penso che non ve ne pentirete.

E ora... Andvari.


venerdì 18 aprile 2014

Tutto comincia così.

Fine Gennaio 2014.

- Pronto?
- Ciao Fra, sono io!
- Ueeee, sono un fan di Enzo Jannacci! [dont’ask]

Cinque minuti di urla e canzoni di Jannacci dopo…

- Senti, ho visto su internet un concorso che sembra interessante…
- Ah…
- Già, ho finito adesso di scrivere la storia, ti andrebbe di disegnarla? Poi magari chiamiamo anche la Vale che ce la colora, che ne dici?
- Beh, si potrebbe anche fare, perché no?
- Bene, ma… uhm… c’è un piccolo problemino. Alla fine mi è uscita una storia un po’ lunga, sono quasi venti tavole. E la scadenza è ai primi di maggio.
- Urca, davvero? No, perché io in questi mesi ho due libri delle T** S****** da chiudere e non so se sai che vado a convivere, quindi dovrò fare il trasloco e tutto il resto…
- Eh sì, me l’avevi accennato, ma immaginavo che saresti stato preso… Oh, beh, tranquillo, trovo qualcun altro!
- In che senso?
- Che disegni la storia.
- Perché?
- Uhm… scusa, ma il tuo non era un "no"?
- No, no. È un sì!
- E i libri delle T** S****** e il trasloco…?
- No, ma ce la faccio, vai tra!
- Sei sicuro? No, perché davvero, non c’è problema, chiedo ad altri…
- Scherzi?! Te lo volevo chiedere io di fare qualcosa insieme ma avevo paura!
- Paura…?
- Massì, vabbé, lascia perdere è una cosa mia… Dai mandami la sceneggiatura, così comincio a studiare i personaggi! E poi bisogna chiamare la Vale!
- Ti volevo chiedere anche questo… dici che lei potrà?
- Anche lei è incasinata con il lavoro e le illustrazioni e poi so che tra un mese va per un mese in Thailandia!
- …Thailandia?
- Eh!
- Ma tipo una roba organizzata?
- No, no, va per i fatti suoi, in giro con lo zaino e i sandali. Una cosa tipo itinerante, a dormire all’aperto in tende fatte di foglie e a mangiare gli insetti direttamente dalla schiena delle scimmie, cose del genere.
- Ah, quindi nulla, sentiamo un’altra persona allora…
- Perché?
- Uhm… no, niente, immagino di aver io frainteso ancora. Ci sta anche lei, giusto?
- E certo!  Che domande fai? Dai, allora organizziamo per martedì, così ci vediamo e ne parliamo. Waaaa, che figataaaaaaaaaaa!!!
CLICK!
- Fra…? Fra, ci sei ancora…?

18 Aprile 2014

E niente, dopo due mesi e mezzo pare che ce l’abbiamo fatta. Partecipiamo ufficialmente al concorso In Love with my Robot, sul sito di Verticalismi.
Tempo un paio di settimane e vedrete tutto anche voi.

Promesso.

venerdì 4 aprile 2014

giovedì 3 aprile 2014

Absolut Dark Noir

Come Asfalto di Rafael Grampà se n’era occupato in tempi non sospetti, ben tre anni fa, quando in Italia uscì il suo delirante Mesmo Delivery. Per chi non lo conoscesse, questo artista brasiliano di straordinaria potenza visiva è un’erede dei grandi fumettisti underground, Crumb su tutti, degli anni ottanta che si sta imponendo oggi nel fumetto mainstream con il suo tratto sporco, grezzo e cattivo.
Non solo fumetto, però. Dalla collaborazione con Absolut (nell'ambito del progetto #NextFrame) è nato infatti il cortometraggio Dark Noir, un misto di animazione in CGI e animazione classica: dentro ci troverete tutto l’immaginario disturbante, paranoico e oscuro di quello che nei prossimi anni sarà uno dei nomi più acclamati del fumetto e non solo.

lunedì 24 marzo 2014

Esterno giorno.

Io, Francesco e Valentina pensiamo che questo sia il modo migliore per cominciare la settimana. Questa è la prima tavola del progetto a cui stiamo lavorando adesso per un concorso che ci piace proprio tanto. 
Cioè, sempre se riusciamo a chiuderlo in tempo.



giovedì 20 marzo 2014

Come spendere 179 dollari ed essere felici: Zatoichi: The BlindSwordsman Box Set

Da queste parti ci piacciono le cose belle, le cose ben fatte.
E alla Criterion, nota casa di produzione di DVD americana, di cose fatte bene se ne intendono.
La grafica delle loro collane di film è tra le più curate e apprezzate, frutto di un lavoro decisamente attento e di gusto che spazia dall’illustrazione pura a una (s)composizione grafica che prevede l’uso di pochissimi elementi e colori, su cui presto torneremo sopra.
Infatti stavolta ci piace soffermarci su una delle ultime prestigiose uscite della Criterion,


mercoledì 19 marzo 2014

4 Salti in Farmacia

Altro che medicina omeopatica o rimedi della nonna, se avete un problema di salute tutto quello che vi serve è un orso farmacista.


martedì 4 marzo 2014

Z is for...

Conoscere qualcuno da più di dieci anni e condividerne una parte del tuo percorso artistico, significa anche che quando in sceneggiatura scrivi determinate scene, sai già che quello che ti arriverà, corrisponde esattamente all'immagine che ti sei costruito in testa.
E in questo senso non c'è nessuno che lo sa fare meglio di Mr. Cookiebox, Francesco Castelli.


venerdì 28 febbraio 2014

10 Libri da far leggere a tuo figlio (se vuoi che da grande diventi un sociopatico nichilista)

La cosa più bella del mondo dell'editoria, è che dopo tanti anni di duro lavoro, ci sono cose che ancora mi riescono a stupire.
Ad esempio tutti quei libri illustrati (libri pubblicati veramente, non come questi, purtroppo) dai temi scottanti come questo: 

martedì 25 febbraio 2014

Her: la recensione

Ammetto che con Her, nuovo film di Spike Jonze in uscita questi giorni al cinema, sono partito parecchio prevenuto.
Dal trailer puzza tutto di film indie costruito per un pubblico di hipster che lo innalzerà a proprio manifesto generazionale.
Ma dal momento che i pantaloni in casa li porterò pure io, ma il telecomando (virtuale) lo detiene qualcun altro, con grande fermezza ho detto “Io questo film dimmerda non lo vedo nemmeno morto D’accordo, lo vedo volentieri!”
La prima nota positiva - non trascurabile - è che i traduttori italiani stavolta hanno lasciato il titolo originale senza dargli buffi nomi tipo Se mi lasci, ti brucio l'Hard Disk oppure Che bel pezzo di USB.
Ma le mie perplessità e i miei dubbi erano giustificati oppure no?

Andiamo però con ordine.

Her è per davvero un tempio dell’onanismo hipster. 
Un monumento a forma di baffi eretto davanti al teatro del Sundance Festival, costruito interamente con materiale riciclato (esclusivamente copertoni di camioncini Volkswagen T2 dell'75) attorno a cui suonare la chitarra, scattare foto al proprio cibo e risvoltare i propri pantaloni oltre la caviglia.

In fondo Spike Jonze, è uno che – volente o nolente – fa parte di quella categoria di registi insieme ad Anderson, Gondry, Coppola e la coppia Dayton/Faris, che tanto manda in brodo di giuggiole il mondo indie.

Dicevamo quindi che qua tutto, ma proprio tutto, è studiato per gli hipster:
- Il lavoro del protagonista: autore di testi dettati al computer che però vengono inviati come lettere scritte a mano.
- Gli ambienti: uffici open space con pannelli in vetro colorati (solo colori primari). 
- Il vestiario: fateci caso, non c’è una sola persona in tutto il film, anche le comparse più fuori fuoco, che non segua la moda sopracitata.
- I baffi: sul serio, ma da quando i baffi hanno smesso di diventare il segno distintivo di serial killer e molestatori? 
- Gli occhiali con la montatura spessa.
- Le luci filtrate vintage.
- L’effetto videoclip. 
- La colonna sonora: Arcade Fire, vi estinguerete prima o poi (ah-ah)! 
- Il protagonista che suona l’ukulele e la protagonista che canta.
- L’uso smodato della tecnologia.
Insomma, dite una cosa e ci sarà.

Spike Jonze, che non è affatto uno stupido, è uno che sa perfettamente qual è il suo pubblico e pertanto ha messo in scena tutto quello che ci si aspettava da lui.
Ma lo ha fatto in una maniera talmente esagerata, talmente smaccata da diventare quasi una presa in giro di quello stesso mondo.
Uno sfottò così in bella vista, che nessuno se ne accorgerà.
Perché una volta tolta tutta questa patina e sovrastruttura indie, quello che resta è un film diretto bene e scritto con molta intelligenza. 
La sceneggiatura, infatti, ha il grosso merito di porsi le domande giuste e di riflesso di porle allo spettatore: è frutto di un lavoro attento e consapevole che opera su due piani differenti. Quello della relazione tra un uomo e una donna e quello della relazione tra uomo e macchina. Il film ha un sovradosaggio di dialoghi, che si risente parecchio nella parte centrale, ma sono tutti scritti con garbo e il giusto ritmo. 
Ci sono tanti spunti interessanti, a partire dalla solitudine dell’uomo moderno e della sua incapacità di relazionarsi con le altre persone ma di farlo invece attraverso l’uso della tecnologia, portata in questo caso all’estremo di un computer con una coscienza.
E a proposito di macchine dotate di coscienza, Spike Jonze prova a giocare con questo concetto cercando una soluzione una meno banale possibile, ma forse trattata con un pelo di superficialità (ma del resto ho sperato che alla fine le macchine si riunissero tutte insieme, fondassero la Skynet, costruissero un super cyborg da mandare indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor).
Joaquin Phoenix si sobbarca sulle spalle tutto il peso del film, stando in scena due ore quasi del tutto da solo aiutato solo dalla voce di Scarlett Johansson: non merita l’Oscar ma diciamo che ci si avvicina parecchio. 


Tutto sommato il film è godibile, quantomeno è andato oltre quello che credevo. Questo purtroppo me lo farà odiare di più quando vedrò sbucare da tutte le parti poster minimal con scritte in Helvetica e gif animate su Tumblr con le faccette malinconiche di Joaquin Phoenix.




Ecco, appunto.

lunedì 24 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - Oceansize

Radio ComeAsfalto spara oggi a tutto volume un pezzo degli inglesi Oceansize. Band molto sottovalutata che non è riuscita a superare i confini europei (solo un tour negli Stati Uniti) e che si è sciolta dopo quindici anni di attività e quattro dischi. L’influenza più evidente è quella dei Tool, ma ci sono parecchi richiami anche a Jane’s Addiction, Mogwai, Incubus, Radiohead, NiN: tutta roba che non c’entra nulla, ma che dà la giusta misura dell’ecletticità di una band che avrebbe indubbiamente meritato più fortuna. Ci ascoltiamo quindi Homage to a Shame, tratto da Everyone into Position, secondo album del gruppo, che vi consiglio caldamente di ascoltare per intero. Si tratta di uno di quei rari casi in cui il totale del disco dà un risultato superiore alla somma dei singoli pezzi.

martedì 18 febbraio 2014

Storiebrevi Cookiebox Edition

Solo per questa settimana tornano le Storiebrevi in un’edizione tutta speciale, dedicata ai biscotti di Cookiebox del mio socio Francesco Castelli. Se non conoscete questa serie – e la dovreste proprio conoscere - , potete rimediare cliccando qua: https://www.facebook.com/StripCookieBox


lunedì 17 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - This Town Needs Guns

Il terzo lunedì di Radio ComeAsfalto non può che iniziare con un gruppo che arriva direttamente da Oxford. Un gruppo composto – giuro - da bibliotecari e insegnanti delle elementari. Sono i This Town Needs Guns e fanno quello che viene definito math rock. Potrei partire ora con una lunga dissertazione sulla struttura ritmica asimmetrica tipica del genere, millantando termini tecnici che non conosco…
Oppure potrei semplicemente dirvi che ogni membro dei This Town Needs Guns suona una melodia ognuno per i fatti suoi, con tempi e ritmi diversi facendo un gran casino. Però è un caos talmente confuso e disordinato che di colpa si trasforma magicamente in un caos confuso, disordinato ma bellissimo.

Ci ascoltiamo quindi “26 is Dancier than 4”, il pezzo di apertura del loro primo EP omonimo, a cui sono seguiti due album, Animals e 13.0.0.0.0.

lunedì 10 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - Sleep Dealer

Secondo appuntamento con Radio ComeAsfalto. Dopo i RDGLDGRN, facciamo tappa in Russia, a conoscere gli Sleep Dealer, un gruppo post-rock di Mosca.
Per chi di voi che non conosce il post rock, vi basta sapere che se lo sapete ascoltare, vi regalerà pugni nello stomaco così forti da piegarvi sulle ginocchia. 
Ma non sarete mai stati più felici di averli ricevuti.

Per l’occasione ci spariamo quindi Nozomi, canzone tratta dal loro primo ep. Forse non è il loro pezzo migliore in assoluto, ma unito al video è un piccolo capolavoro di malinconia e speranza. Uno di quei pugni allo stomaco così intensi che ne vorrete ancora.



EDIT: come riportato prontamente nei commenti questo non si tratta di un video ufficiale degli Sleep Dealer, bensì del video di Sometimes the stars della band australiana The Audreys, che potete vedere direttamente cliccando qua.

lunedì 3 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - RDGLDGRN

Inauguriamo da oggi una nuova mini rubrica del lunedì. Si inizia quindi la settimana con un brano, un consiglio musicale: tra i miei amici ho la fama di quello che ascolta gruppi sconosciuti (cosa in effetti abbastanza vera) e di quello che passa la radio non ne so praticamente nulla. E quindi perché non far conoscere ad altri i gruppi che ascoltiamo io e altre dieci persone?
Non si può non partire con la grande novità del 2013, una delle uscite più cool dell’anno, passata qua in Italia sotto (molto sotto) i radar.
Si tratta dei RDGLDGRN, band indie go-go che alterna punk, rock, rap e buttateci qualche altra sigla a caso, che è letteralmente esplosa prima con l’EP omonimo, trainato dai singoli I Love Lamp e Million Fans, e poi con l’album omonimo pure quello.
Esplosa a tal punto che a suonare la batteria nel disco è sua maestà Dave Grohl e a collaborare in un paio di pezzi è un certo Pharell Williams.
Esplosa a tal punto che al concerto qui a Milano, a dicembre, eravamo in 15. No, sul serio, 15 persone contate, roba che nemmeno ai concerti del gruppo di mio fratello.
Ma a noi piacciono i concerti così, poca gente, atmosfera da sala prove, fonici che consigliano ai musicisti i gruppi italiani da ascoltare...
Nel disco ci sono almeno 6 o 7 pezzi che meriterebbero l’ascolto: per oggi scelgo Power-Ups.

Quindi, alzate le casse, Radio ComeAsfalto apre i battenti.

giovedì 30 gennaio 2014

Baywatchmen

Se provi a chiedere chiunque chi era il personaggio preferito di Baywatch, tutti ti risponderanno: Il Baffo, Newman.

Se provi a chiedere chiunque chi era il personaggio preferito di Watchmen, tutti ti risponderanno: Il Dottor Manhattan.

E allora chi è il vostro personaggio preferito di BAYWATCHMEN?



Quadro e magliette in vendita qua!

venerdì 17 gennaio 2014

Seattle, '91

Sì, va bene gli anni ottanta. 
Vanno bene i giochini a 8 bit, vanno i bene le commedie americane coi ragazzini protagonisti, vanno bene i gruppi metal, vanno bene i cartoni animati di robottoni e di pirati spaziali, vanno bene le BMX, vanno bene le guerre stellari e la tirannia della Tyrell Corporation. Va bene essere nerd (ché io di nerd non ne ho mai conosciuti, eravamo tutti un branco di sfigati e basta).

Ma ora basta, eh.
Perché la verità è che sì, sono nato negli anni ottanta, ma io sono un sotto prodotto culturale degli anni novanta, molte di quelle cose del decennio prima le ho vissute di riflesso da repliche televisive e da un fratello maggiore.

Ora che la moda per gli anni ottanta sta finendo, rivoglio indietro quei dieci anni lì.
Ridatemi il compact disc portatile, che di portatile non aveva nulla (che quando camminavi saltava ogni due per tre). Ridatemi le Air Jordan, ridatemi le Reebok Pump e le Puma Disc (no, ok, quelle non le rivoglio). Ridatemi Willy il principe di Bel Air, ridatemi Hercules, Blossom, Xena, Baywatch, Bayside School. Ridatemi pure Lorenzo Lamas insieme a quel vecchio indiano gay con la piuma d’aquila sull’orecchio. Ridatemi i “braccialetti con lo schiaffo”. Ridatemi le figurine, che “se le lecchi dalla parte della colla, contengono la droga”. Ridatemi quella grafica scadente da “siamo-proiettati-verso-il-futuro-ma-è-un-futuro di-morte-e-colori-fluorescenti”. 
Ridatemi gli Hornets a New Orleans con il logo della vespa e ridatemi i Supersonics a Seattle. Ridatemi le sparatorie fra Tupac e Notorious. Ridatemi Maldini che palleggia al ritmo degli Underworld.
Ridatemi i Vernice che cantano al Festivalbar (non penso abbiano mai cantato altrove).
Ridatemi Angelona Cavagna e Megan Gale. Ridatemi i jeans chiari a vita alta, che se li portava Dylan era un figo e se li portavo io ero Steve Urkel.
Ridatemi Point Break. Ridatemi L’Odio. Ridatemi Jurassic Park. Ridatemi Mamma ho perso l’aereo. Ridatemi True Lies, Indipendence Days, Last Action Hero, Dredd (tutti film che con vergogna posso dire di aver visto al cinema). 
Ridatemi Mai dire Goal. 
Ridatemi la Nigeria di Francia ’98 e il missile di Oliseh contro la Spagna.
Ridatemi Final Fantasy VII, Crash Bandicoot, Tekken 2.
Ridatemi i negozietti che affittavano videogiochi e cd musicali (da copiare su cassetta lo con stereo a doppia piastra).
Ridatemi Marc Overmars. 
Ridatemi i maglioni legati attorno alla vita. 
Ridatemi Italia 7 e le Tartarughe Ninja. 
Ridatemi Solletico e Mauro Serio, ridatemi Bat Roberto.
Ridatemi gli Helmet, gli Screaming Trees, i Presidents of the United States e gli Spin Doctors ma, santocielo, non ridatemi i 5ive (best Mtv Select Award del ‘98, ci credereste?).
Ecco, io non chiedo tanto.
Ridatemi Seattle, ridatemi il 1991.



O forse non ridatemi niente.
Tenete per voi gli Helmet, le Tartarughe Ninja, le Air Jordan e le Reebok Pump, tenetevi Megan Gale, tenetevi Maldini e Tupac, tenetevi il compact disc portatile.

Tenete tutto, così che io sia per forza di cose obbligato a custodire per sempre queste cose nel cervello. Così che la mia memoria addolcisca e deformi i ricordi, facendomi guardare al passato con il sorriso. Perché quegli anni non erano certo così belli così come mi sforzo di credere, ma sono anni da cui in qualche modo sono venuto fuori decentemente. Sono anni che mi hanno dato qualcosa di cui essere nostalgico, qualcosa che mi scaldi il cuore la sera, qualcosa da guardare oltre il vetro dell’auto mentre guido nella notte su un nastro d’asfalto denso e appiccicoso come gelatina nera.