mercoledì 11 dicembre 2013

Hard Case Crime

L'ultima volta che ci siamo occupati dell'allegro mondo dell'editoria, avevamo parlato della Bantam Books, una casa editrice americana molto popolare negli anni '50.
Oggi però andiamo dritti per dritti ad esplorare una casa editrice attualissima che "vi porta il meglio dei romanzi polizieschi hardboiled, che vanno dai capolavori perduti del noir alle novità degli scrittori più forti di oggi, caratterizzati da splendide copertine dipinte nella più grande tradizione pulp".
Signori, vi presento la Hard Case Crime.




Come suggerisce la presentazione della casa editrice, alla Hard Case Crime combinano sul serio grandi novità a grandi classici, sfruttando tutta la potenza di illustratori come Glen Orbik, Ron Lesser, Chuk Pyle e parecchi altri (trovate sicuramente più informazioni sul loro conto a queste coordinate).
Lo stile è quello classico dei racconti pulp degli anni quaranta, quelli di case editrici storiche come la Dell (ma per certi versi anche della stessa Bantam): in un mondo sempre più orientato verso il minimalismo e una grafica rigorosamente fredda e quadrata, alla Hard Case Crime puntano su un gusto dal sapore retrò, su illustrazioni pittoriche, molto materiche e suggestive. 
Se sui libri di Spillane e Westlake questa sembra essere la scelta la più ovvia e banale, non lo è certamente se parliamo di grandi novità come l'ultimo romanzo di scrittori del calibro di Stephen King, 
Prendiamo allora in esame Joyland. 
Da noi è uscita con questa copertina.



Fredda, fotografica, anonima. Rigidamente ancorata ai libri di King in Italia (Nome dell'autore a occupare un terzo della pagina a caratteri cubitali).
La Hard Case Crime si è affidata invece alle matite e ai pennelli di Glen Orbik.


E questo è il risultato.
Se andiamo nel dettaglio, l'ordine di lettura comincia in entrambe le copertine dal nome dell'autore (come giusto che sia, considerato di chi stiamo parlando).
Le differenze però cominciano qua: nella versione italiana il titolo del volume viene subito dopo, integrato così com'è nell'immagine che finisce quindi al terzo posto.
Nella versione americana l'immagine cattura l'occhio con prepotenza creando un rapporto di complementarietà con il titolo del romanzo e quello dello scrittore (in seconda battuta): non subisce cioè in maniera passiva gli altri elementi che compongono la copertina nell'insieme. Senza contare che nell'illustrazione della versione americana c'è il dramma, c'è un messaggio, una storia che ci parla prima ancora di avere sfogliato il libro. 
Un'immagine potente, iconica.

Ed è questo tipo di rapporto di reciproca comunicazione tra testo e immagine a rendere unica la Hard Case Crime. 
Gente che lavora con passione, cura per il dettaglio e voglia di raccontare.
Di questi tempi, si tratta davvero di merce rara.














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