venerdì 27 settembre 2013

Le 10 domande che mi sono rimaste dopo il pazzo, pazzo finale di Dexter.

QUESTO E’ UN POST AD ALTO TASSO DI SPOILER, PERTANTO CHI NON E’ INTERESSATO A LEGGERE, E' PREGATO DI CHIUDERE IMMEDIATAMENTE E PER SCRUPOLO DARE FUOCO AL COMPUTER.

"Se proprio dobbiamo..."
A più riprese si è detto di come Dexter fosse sostanzialmente finito con la quarta stagione e di come, progressivamente le altre siano andate dal così-così al “chec*zzostoguardando?”.
Già dalla prima puntata infatti le premesse per un tracollo erano tutte davanti ai nostri occhi, seppure una vaga, lontana speranza di una fine degna resistesse malgrado tutto.
E dunque, ora che è tutto agli atti, il disastro è stato così disastroso?
No, dai… è stato solo molto peggio. Molto molto peggio.

Durante tutte queste dodici puntate, gli autori hanno infilato in un crescendo tutta una serie di momenti WTF?! d’antologia. L’unica spiegazione è che a Miami abbiano finito la carta e che gli sceneggiatori si siano trovati a scrivere lo script su fette di groviera: la logica si deve essere persa da qualche parte nei buchi del formaggio.
Il culmine di questa sceneggiatura al groviera, Dexter lo raggiunge con il suo pessimo, pessimo season finale: fra le tante meenchiate senza senso, mi sono rimaste (almeno) dieci domande insolute.

1. Perché Harrison – che ricordiamo essere entrato in un vortice spaziotemporale al termine della settima stagione ed essere cresciuto di cinque anni in sei mesi – non nomina mai Hannah (la fidanzata sociopatica, ricercata da mezzo mondo) davanti ad altri? Soprattutto perché non la nomina mai a Jamie, baby-sitter con la quale passa praticamente tutto il suo tempo, nonché sorella del capitano della polizia di Miami?!

2. Qual è l’utilità di Angel Batista durante la stagione? Davvero, rifletteteci: cosa ha fatto di significativo durante la serie? Non sarebbe stato meglio a questo punto avere un nuovo capitano di polizia? Anche perché Angel si era GIA’ dimesso ed aveva aperto un ristorante…

3. La figlia di Masuka. È buona? È cattiva? Che senso ha la sua presenza in scena, se non quello di riempire i minuti lasciati dalla "trama" principale?

4. Perché se Dexter e Hannah devono andare in Argentina, il loro aereo va a Rio de Janeiro? Hanno cambiato la geografia mentre dormivo? Perché, senza fare tutto questo casino, non sono andati in barca a Cuba, che dista giusto a un tre ore di barca ed è una roccaforte anti-americana?

5. Com’è possibile che Daniel Vogel/Oliver Saxon passi inosservato mentre cammina per strada, sanguinando come un porco e rubando un camion?

6. Come fa Elway a entrare nel pullman dove si trova Hannah e a sedersi DI FIANCO, senza che lei nemmeno se ne accorga?! Per quale motivo Hannah nella borsetta, a portata di mano, ha una siringa caricata con sedativo per CAVALLI? E soprattutto… come è possibile che nessuno si accorga, in uno spazio tanto ristretto, che un uomo è appena stato drogato fino allo svenimento?

7. Stando alle mie conoscenze mediche (che grossomodo derivano da Grey’s Anatomy), quando si stacca un paziente dai macchinari, parte in immediato un segnale acustico/luminoso dalla stanza in modo che le infermiere possano intervenire il più in fretta possibile. I macchinari che tengono in vita Deb evidentemente sono in collegamento con le macchinette degli snack: spente quelle, niente patatine? E come può, pure nel trambusto di una tempesta in arrivo, passare inosservato un uomo che si porta in braccio un cadavere in mezzo all’ospedale e addirittura in strada?

8. Il Principio di Archimede. Ma anche più semplicemente “...quando vado al mare e faccio il morto in acqua, galleggio!”. Come diavolo fa Deb a sprofondare in mare in meno di cinque secondi? Il lenzuolo in cui è avvolta è forse fatto di ghisa?

9. Okay. Dexter è divorato dal senso di colpa, vuole proteggere i suoi cari da sé stesso: benissimo. E allora perché lascia suo figlio in un paese straniero insieme a una sociopatica serial killer? Perché non l’ha lasciato insieme ai nonni a Orlando, dove crescere come persona normale insieme ai fratellastri? (Tutto questo senza contare che dopo la sua scomparsa, l’intera Nazione si metterà alla ricerca di un bambino di cinque anni sparito misteriosamente, in probabile compagnia di una ricercata…)

10. Il bar dove Hannah sorseggia un buon caffè a Buenos Ayres, è lo stesso bar di Firenze dove Alfred sorseggia il Fernet Branca nell’ultimo Batman? Sul serio, fateci caso, è lo stesso…

Come se non bastasse, nei giorni scorsi, giusto per gettare benzina sul fuoco su un finale di stagione tanto controverso, ci ha pensato l’ex showrunner Clyde Phillips (che se ne andato al termine della quarta stagione, guardacaso) con le sue dichiarazioni.
Il produttore ha infatti annunciato la sua personale versione del finale di Dexter, che riporto qua, tale e quale, per amore di cronaca:

"In the very last scene of the series. Dexter wakes up. And everybody is going to think, ‘Oh, it was a dream.’ And then the camera pulls back and back and back and then we realize, ‘No, it’s not a dream.’ Dexter’s opening his eyes and he’s on the execution table at the Florida Penitentiary. They’re just starting to administer the drugs and he looks out through the window to the observation gallery.
And in the gallery are all the people that Dexter killed—including the Trinity Killer and the Ice Truck Killer (his brother Rudy), LaGuerta who he was responsible killing, Doakes who he’s arguably responsible for, Rita, who he’s arguably responsible for, Lila. All the big deaths, and also whoever the weekly episodic kills were. They are all there".


In punto di morte, la vita scorre letteralmente davanti agli occhi di Dexter così come l'abbiamo vista noi durante tutta la serie. FINE.

Ora, io non lo so se questa sarebbe stata la migliore conclusione (e lo è), ma un dato di fatto è che a differenza degli attuali produttore, Phillips sapeva perfettamente dove andare a parare. Può essere condivisibile o meno, ma almeno ha una visione chiara del personaggio: sa cosa vuole da lui, sa cosa c'è nella sua testa e sa come muoverlo.
Non va a tentoni, non apre trame ipotetiche senza svilupparle, non segue percorsi narrativi per poi mollarli a metà strada.


Ecco, e questo è quello che fa la differenza tra uno showrunner con le palle e uno mediocre.

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