venerdì 20 settembre 2013

Krishna - Un viaggio interiore

Il mio primo blog lo aprii nel 2008.
Si chiamava più banalmente tommasovalsecchi.blogspot.com e, al pari di questo, contava poco più di una dozzina di visite giornaliere, di cui almeno sei o sette mie.
Nel blog c’erano parecchie illustrazioni (alcune ho finito per ripostarle anche qua) ma nulla per cui valesse davvero perderci del tempo.
Evidentemente però qualcosa di quelle illustrazioni doveva essere stato interessante, tant’è che tra le sorgenti di traffico del blog, c’era l’India.
“INDIA?! E chi meeenchia è quel pazzo che è arrivato al mio blog dall’India?!” pensai all’epoca.

“Quel pazzo” era un giovane illustratore con cui ci scambiammo niente più di un paio di commenti, che addirittura inserì il mio blog tra le sue fonti d’ispirazione.
Da allora sono passati cinque anni, ho cambiato l’indirizzo del blog a causa di imbarazzanti problemi di account e con quel giovane illustratore indiano non ebbi più alcun rapporto.

Eppure quel giovane ha fatto strada.
Eccome se ne è fatta.

Mentre la mia vita professionale prendeva una piega diversa da quella a cui pensavo, legandomi sempre più all’editoria per ragazzi che non al fumetto, quell’illustratore che nel frattempo si stava facendo un nome sul web, è diventato oggi un’artista internazionale di grande livello.

Quell’illustratore è Abhishek Singh e finalmente è sbarcato anche in Italia con Krishna – Un viaggio interiore, la sua prima opera autoriale come fumettista, pubblicata da Bao Publishing.


Questa lunga premessa l’ho fatta essenzialmente per due ragioni:
- Il lavoro di Abhi lo conosco da parecchio tempo e l’ho visto, attraverso il suo blog, svilupparsi e crescere anno dopo anno.
- Sottolineare che l’India è posto lontanissimo non solo sul mappamondo, ma anche come approccio culturale al mezzo dell’illustrazione e – soprattutto – del fumetto.

Infatti questa graphic novel è quanto di più innovativo in termini di costruzione narrativa che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi.


Siamo abituati a riconoscere e distinguere il fumetto europeo.
Siamo abituati a riconoscere e distinguere il fumetto americano.
E siamo abituati a riconoscere e distinguere il fumetto giapponese.
Non esiste il fumetto “indiano”. E se esiste, è qualcosa di molto imparentato con quello cino-giapponese. Ecco da oggi il fumetto indiano esiste. Non è una nuova corrente, non è un nuovo movimento culturale o un nuovo filone come può essere quello bollywoodiano per il cinema.

No, è semplicemente il modo personale di narrare di un grande autore come Abhishek Singh. Nel suo romanzo sono forti le influenze tanto del fumetto orientale quanto di quello americano ed europeo: ma sono filtrate attraverso la sua esperienza umana, la sua forte identità culturale e geografica e trasposti quindi su carta con un registro narrativo che finisce per scostarsi con forza dalla materia di partenza.
Anzi, a ben vedere, questo libro deve molto più all’illustrazione che al fumetto (e non a caso uno dei più grandi illustratori del novecento – Sergio Toppi – viene citato tra i ringraziamenti a inizio volume).
Questo lungo viaggio interiore si attraversa lungo i territori del racconto sequenziale e dinamico del fumetto e quello se vogliamo più statico e riflessivo dell’illustrazione, ma anche – per l’uso di certe tecniche pittoriche – in quello dell’animazione.

È una storia, quella di Krishna, figura cardine dell’induismo, che ci chiede di essere letta con pazienza, che ci chiede spesso delle pause di riflessione, di fermare le immagini nei nostri ricordi. Questo romanzo è una lezione, quasi cinematografica, sulla dilatazione temporale: una narrazione che procede in maniera forse lenta ma del tutto fluida, liquida come lo scorrere di un fiume.
Dopotutto seguiamo la vita di Krishna dalla sua infanzia fino alla sua morte (se di morte si può parlare) e che cos’è la vita, se non un lungo fiume che continua a scorrere, lento e inesorabile?
La composizione delle tavole è ricercata: la forza dell’originalità sta nella capacità dell’autore di mischiare diversi codici linguistici e asservirli al proprio scopo, dettando i tempi di un racconto di 300 pagine, dosando con gusto i toni più epici del romanzo e quelli più intimi e riflessivi.


Questa è una storia che bisogno di spazi, una storia in cui c’è la necessità di far nuotare gli occhi nella carta, viaggiare attraverso i colori e le sensazioni.
Perché al di là di quella che può essere l’impronta religiosa data dalla figura stessa di Krishna, la materia trattata da questo libro è la filosofia.
Sono i cicli della vita, il rapporto con la natura, la speranza, l’umanità, la colpa e la redenzione.

E in Italia ci poteva essere una sola casa editrice che potesse restituire tutta la potenza metafisica di Krishna su carta, ed è la Bao Publishing.
Che non è stata “solamente” coraggiosa nel pubblicare un autore indiano praticamente sconosciuto (anche se in Italia lo pubblicò nel 2007 la Panini per il suo Ramayan 3392 AD), ma soprattutto è stata brava e capace di confezionare un prodotto dalla qualità altissima.
Un’edizione lussuosa che si fregia di una carta spessorata che assorbe bene i colori e ce li restituisce brillanti e nitidi e più in generale si nota la cura e la passione con cui è stata trattata l’opera, segno che abbiamo per le mani un romanzo fortemente voluto e amato dall’editore.


Per ognuno di noi il viaggio continua: quale sia e dove ci porterà non è dato saperlo, ma in fondo… è davvero così importante?



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