mercoledì 24 luglio 2013

Aurore

Che Enrique Fernandez sia uno dei migliori illustratori al mondo è che come dire che il cielo è blu, il sole è caldo o che l’acqua è bagnata.
Una cosa del tutto scontata.
Ad oggi è l’unico e solo erede di quella leggenda vivente che risponde al nome di Carlos Nine, tanto per la costruzione delle forme quanto per la ricercatezza nella composizione dell’immagine.

Quello che, almeno a me, era piuttosto sconosciuta, era la dimensione autoriale di Fernandez. I libri usciti finora infatti erano tutti in francese o in spagnolo al massimo, così che – pur sputacchiando due parole nella lingua dei mangiarane (una è Catherine, l’altra è De Neuve) – mi sono sempre “accontentato” della sola parte estetica.

Da un mesetto o poco più però, per la collana Tipitondi della Tunué è uscito Aurore dove Fernandez scrive, disegna e colora.
Il risultato?


Una delle cose migliori lette negli ultimi mesi.
Una storia dalla dimensione onirica, una visione potente che respira la stessa aria delle fiabe di Miyazaki o di Sendak, portandosi addosso il peso di una certa malinconia appena visibile sotto la superficie. Fernandez imbastisce un racconto dai toni, sì, poetici, ma non per questo melodrammatici o stucchevoli (come ci si potrebbe aspettare) portando il lettore a travalicare le vicende dei protagonisti per ricercare un senso più grande che non finisce una volta chiuso il libro.
Questa è la storia del senso di solitudine, di rabbia, di disperazione, di orgoglio, di incertezza ma anche di speranza e di sollievo di un popolo, di due genitori, di una bambina, di una generazione intera.
Una storia che – vi avviso – vi lascerà volutamente nel dubbio, con la richiesta di trovarvi per i fatti vostri una risposta e una conclusione.


Il narrato ovviamente è a servizio di alcune fra le migliori tavole a fumetti che mi sia capitato di vedere da parecchio tempo a questa parte. Dalla tecnica esecutiva alla composizione, dalla stesura del colore al character design, non c’è una singola riga fuori posto, una singola sfumatura di colore che stoni: un’autentica meraviglia che in questo caso viene esaltata dalla carta, opaca e non lucida (che spesso sfalsa i colori) e ben spessorata segno che la casa editrice sta crescendo e sta dedicando maggiori attenzioni a suoi prodotti.

Un occhio quindi anche agli altri titoli della collana Tipitondi, tra cui spiccano Il Mago di Oz di Chauvel e Fernandez (sempre e solo lui) e Piccolo Pierre di Mastantuono e Intini.

Se ancora non vi ho convinto a tirare fuori questi 14 euro e novanta, a queste coordinate potete leggere una dozzina di pagine di anteprima.
E se ancora non siete convinti... beh, arrangiatevi.


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