martedì 21 maggio 2013

Non avrà più scuse tutto il nero che ti porti dentro


Issei è un ragazzo timido.
Issei è un ragazzo bruttino, alto appena un metro e cinquanta, dal fisico gracile, una precoce stempiatura e poca autostima.
Issei però è anche un ragazzo cresciuto in una buona famiglia, ricca, che non ha mai fatto mancare nulla né a lui, né a suo fratello.

Issei parla poco, ma come tutti ha dei sogni e dei progetti.
Così parte. E dalla sua casa a Kobe si trasferisce a Parigi, dove si iscrive al corso di letteratura inglese alla Sorbona.
Issei nel 1981 ha 32 anni e il suo rapporto con le donne è pressoché inesistente, prigioniero della sua timidezza.
Ma decide di fuggire da quella prigione, invitando un pomeriggio a casa sua Renée Hartevelt, una sua compagna di corso, olandese, per studiare insieme.
Una ragazza molto carina, che ha la sfortuna di accettare il suo invito.



Issei chiede a Renée di leggergli una poesia. Prima però accende un registratore audio.
Mentre la giovane legge, Issei si alza, senza fretta.
Raggiunge l’armadio dall’altro capo della stanza, estrae un fucile, le spara alla schiena uccidendola sul colpo, fa sesso con il suo cadavere, quindi affonda i suoi denti nella sua carne. Poi si ferma.
Con quello che ha in casa, si rende conto che non può tagliare Renée a pezzi.
Così scende sottocasa e si compra un coltello da macellaio.
Ritorna su e con pazienza e fatica smembra la donna.
E se la mangia.
Non tutta però. Un po’ di quell’ammasso di carne, ossa e tendini che una volta si chiamava Reneé, finisce direttamente nel frigo di Issei.
Altri pezzi invece finiscono dentro una valigia. Issei si ciba di quella carne, notando come il gusto assomigli a quello del tonno crudo, anche se il grasso, quello del seno, proprio no, è disgustoso e deludente.
Issei documenta tutto, fotografa i piatti, tra cui il seno con contorno di piselli e patate.

Due giorni più tardi, Issei porta quella valigia piena di morte e sangue nei pressi di un lago per gettarla via. Ma a pochi metri dall’acqua Issei ha una specie di crollo, un mancamento, forse dovuto allo shock di ciò che ha compiuto.
E così si distrae, resta lì più tempo del dovuto e alcuni passanti hanno modo di notare che in quella valigia c’è qualcosa che non va.
È gonfia, manda un cattivo odore e spurga sangue e altri liquidi.

Poco dopo la polizia francese arresta Issei con l’accusa di omicidio e cannibalismo.
La Francia è sconvolta, scioccata dall’efferatezza di quello che per i media viene ribattezzato il killer giapponese.

Ma, l’abbiamo detto, la famiglia di Issei è una famiglia agiata.
Il padre è un uomo potente, uno degli avvocati più illustri del paese e dichiara Issei inabile a sostenere un processo, così ottiene l’estradizione e nel giro di quindici mesi il figlio viene rilasciato dalla custodia.

Da quel momento in poi Issei diventa una sorta di celebrità in Giappone.

Ma Issei, a dispetto della rabbia e della violenza delle sue azioni, è una persona profondamente sola. Una persona che forse non ha nemmeno la giusta misura per capire la crudeltà di quanto ha fatto, al punto da parlarne in maniera quasi indifferente. Come se quell’atto fosse frutto di una necessità a cui non si poteva sottrarre: negli anni si verrà a sapere che già una volta, nell’adolescenza fu protagonista di un tentativo simile.
Si introdusse infatti nella stanza di una studentessa con una maschera di Frankenstein e la morse sulle natiche. La ragazza urlò e lo mise in fuga, l’episodio fu poi messo sotto silenzio ancora una volta dal padre di Issei.

Per qualche tempo Issei ha viaggiato per il mondo in compagnia di un paio di ragazze, la cui identità rimane sconosciuta, che lo usavano per pagare i viaggi e che si facevano ritrarre nude in foto.
Issei ha sempre detto che non le ha mai forzate a farlo.
Costretto a guadagnare dei soldi, Issei decide quindi di girare un film porno.
E dopo aver fatto sesso con l’attrice di turno, le rivela ciò che ha fatto a Parigi.
E tutto viene ripreso dalle telecamere.

Nel 1997 ha scritto un libro sul serial killer Sakakibara o Shonen A (Ragazzo A), un quattordicenne che uccise diverse bambini decapitandoli. Ma tra le sue pubblicazioni si contano anche libri di cucina e naturalmente romanzi, autobiografici e non, e articoli per i più importanti giornali giapponesi.

Sempre per soldi, Issei si ritrova a girare diversi filmati in cui mangia una coscia di pollo, si traveste da lupo di Cappuccetto Rosso e si sottopone a svariate prove fisiche.

Issei osserva scorrere la sua vita come un film, da spettatore di sé stesso.
Come se lui non fosse realmente il protagonista di ciò che vive: con un distacco completo dalla realtà e dalle conseguenze delle sue azioni. A questi momenti di totale straniamento dalla realtà, Issei alterna momenti di chiara lucidità come quando ammette di aver dovuto ricorrere alla masturbazione per impedire al suo desiderio di mangiare carne umana di ritornare fuori, costringendosi a fantasticare sul sapore della carne di giovani attrici. Issei sa altrettanto bene, e con altrettanta chiarezza, che alla sua età, ora che è impotente, il freno della masturbazione si è rotto e che il suo lato animalesco potrebbe tornare a richiamarlo.

In un’intervista rilasciata nel 2012 a VICE, Issei ha dichiarato di “sentire di dover morire”.

In tutto questo tempo Issei è stato sfruttato, in molti si sono approfittati delle sue gesta per facili guadagni, in molti hanno campato grazie alla sua mente disturbata e debole. 
Persone che hanno trasformato la sua vita in un teatrino grottesco e squallido, più di quanto non lo fosse già, giocando sul timore e la morbosa curiosità che Issei ha sempre suscitato nelle persone “normali”.
Perché è più facile essere spettatori che protagonisti.
Perché demonizzare le proprie paure spettacolarizzando e mostrando il fascino inquietante del nero che si porta dentro Issei piuttosto che cercare di trovarne un senso, una forma, una profondità e forse anche un'origine.

Perché in fondo siamo tutti grati, in qualche modo, che non siamo noi a dover portarci il carico di una simile oscurità.

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