lunedì 29 aprile 2013

Iron Man 3: La recensione


I supereroi di casa DC sono nati come modelli di comportamento, eroici paladini che si ergono a difesa del cittadino medio americano da minacce aliene o spietate menti criminali, divinità che camminano tra di noi ma a noi superiori.
Uomini e donne dall’elevata moralità, coraggiosi e infallibili.

I supereroi di casa Marvel, grazie a Stan Lee, hanno preso queste figure quasi mitologiche e le hanno trascinate nel fango, restituendoci quindi eroi umani, fragili come fili d’erba, con gli stessi problemi dell’uomo della strada, se non maggiori, pieni di nevrosi e debolezze.
Uomini e donne demonizzati dal senso di colpa, dal fondo di una bottiglia, da una rabbia che non si vuole estinguere.

Tutto questo accadeva cinquanta, sessanta anni fa, quando il mondo della superomistica aveva ancora parecchia strada da percorrere. Oggi che quella strada fatta, sembra che le due storiche case editrici stiano compiendo il percorso inverso, almeno per quanto riguarda l’ambito cinematografico.

Negli ultimi anni al cinema abbiamo visto quello che era nato come il “detective più intelligente del mondo” in un uomo ridotto all’ombra di se stesso, piegato dai fantasmi del suo passato prima ancora che dai suoi nemici, un Batman miserabile, che sveste i panni del supereroe per entrare in quelli di Bruce Wayne e risalire dall’abisso in cui si è relegato.
E stando anche all’ultimo trailer dell’uomo d’acciaio, lo stesso destino si prospetta per Clark Kent/Superman: un destino fatto di musiche epiche, colori desaturati e drammoni personali in cui impastarsi.
Un discorso analogo si potrebbe fare anche per il pezzentissimo Freccia Verde televisivo, Arrow, che da cinico cazzone si trasforma in un cupo giustiziere che bla, bla, bla…

Per contro la Marvel che ha costruito il proprio impero sull’umanità dei propri supereroi, negli anni ci sta consegnando sempre di più eroi che vivono i loro conflitti interiori con maggiore “spensieratezza” o comunque senza scavare troppo nel torbido. Lo abbiamo visto (purtroppo e con sommo dolore nella zona genitale) in The Amazing Spiderman, con un Uomo Ragno in versione giovane skater/hipster, lo abbiamo visto con The Avengers e la sua invasione aliena lo scorso anno e lo abbiamo ieri oggi con Iron Man 3.

Nei fumetti Marvel, nelle storie soprattutto degli anni ‘70/80, Tony Stark è un alcolizzato, uno stronzo di prima categoria, un donnaiolo impenitente che farà soffrire chiunque si avvicini troppo a lui, con delle schegge nel petto che prima o poi raggiungeranno il suo cuore malato.
Nei film Tony Stark è uno che esorcizza gli attacchi di panico a suon di sarcasmo (poco credibile a dirsi, molto meno a vederlo sul grande schermo), profondamente innamorato della sua donna e sempre pronto a fare la cosa giusta.
Non è fedele all’originale? E che diavolo me ne importa, finché funziona, va più che bene.

Ma quindi, approfondendo l’argomento, da dove partire per capire cosa faccia di questo Iron Man 3 un film riuscito alla grande?


Forse potremmo farlo con una disamina approfondita cominciando dal regista e sceneggiatore di questo terzo capitolo, Shane Black e tirando dentro tutta la sua storia cinematografica a cui questo film è fortemente debitore (da Arma Letale a L’ultimo boyscout).

Oppure potremmo partire dall’interpretazione di Robert Downey Jr. che come al solito veste i panni dell’uomo di latta con naturalezza e sfacciataggine e di quanto funzioni bene il suo rapporto di forza con Don Cheadle, che completa il duo di “super poliziotti” alle prese con il cattivo di turno.

Ancora. Potremo partire analizzando tutte le linee di dialogo cucite alla perfezione nella bocca di tutti i personaggi e quante risate strappino diverse battute o dell’imprevedibilità di alcuni colpi di scena (trovate rischiose, ma ben messe in scena).

Al contrario potremmo partire da tutte le diverse (grandi e piccole) incongruenze della trama e di qualche scelta non proprio azzeccatissima. Da quei momenti che vorrebbero essere drammatici ma che di drammatico non hanno assolutamente nulla.

Si potrebbe sennò partire notando come gli effetti speciali siano convincenti e quanta adrenalina faccia salire un esercito di Iron Men tutti insieme nello stesso schermo che combattono contro un esercito di Terminator infuocati.

Oppure…
Oppure potremmo semplicemente goderci le due ore di film, intenso e spettacolare, che ha un solo compito: quello di intrattenere.
Compito che riesce alla perfezione.

Perché Iron Man 3 è intrattenimento allo stato puro: c’è azione, c’è commedia, c’è quel divertimento genuino che dovrebbe essere la componente principale di qualsiasi buon film sui supereroi.
E all’interno di questo genere, Iron Man 3 è probabilmente il prodotto meglio realizzato fino a oggi (insieme a un paio dei film sugli X-Men).

Ormai sembra diventata una prassi comune che davanti a questi grossi blockbuster d’azione si dica “buono per spegnere il cervello per un paio d’ore”. Ho sempre pensato che sia una grossa minchiata. Perché quando vado al cinema, ci vado proprio per non spegnere il cervello, ma per gustarmi una storia che catturi la mia attenzione e che tenga belle sveglie le mie sinapsi.

E Iron Man 3 è precisamente quel tipo di film.


Come.... come... Come 'na catapulta!

2 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Lo vedrò mercoledì, spero.
E la tua recensione mi fa ben sperare.

Tom ha detto...

Esplosioni, battutacce e un sacco di armature... Vai tranquillo, J!