lunedì 31 dicembre 2012

The God that failed

Chiudiamo il 2012 con uno dei film, se non il film, che del 2012 era il più atteso, ovverosia Prometheus di Ridley Scott.
Per mesi Scott, la Fox e tutto lo staff hanno tenuto che non si trattava di prequel di Alien, poi hanno detto che lo era, ma lo era in parte, poi a un certo punto non lo era più, poi di nuovo sì e alla fine chissà forse sì, forse no, vediamo gli incassi al botteghino e poi decidiamo.




Al termine della visione (ma pure dopo i primi dieci minuti) è tutto abbastanza chiaro: 

Prometheus è il prequel di Alien.

venerdì 28 dicembre 2012

Quasi adatti a rinunciare alle proprie fantasie

Ma quindi questo Ralph Spaccatutto, spacca veramente così come ci promettevano i trailer da mesi?



In linea di massima sì, direi che spacca. 
Ecco, magari non spacca proprio tutto tutto, ma il risultato se lo porta a casa a mani basse.

E lo fa prendendo alcuni spunti narrativi già visti e rivisti: in sostanza sono andati a prendere Shrek infilandolo nel mondo di Toy Story e aggiungendogli come spalla una Boo di Monsters&Co.: eppure questo maxi frullato di altre pellicole, funziona in maniera perfetta.

Ralph Spaccatutto comincia in maniera ottima, con un sacco di trovate brillanti e divertenti: il film subisce poi una brusca frenata nella parte centrale della pellicola, ma, come dire, il ventre molle - quello che sta cioè tra la metà del secondo atto e l'inizio del terzo - è una sorta di marchio di fabbrica Disney in questo senso e solo pochi film sono sfuggiti a questa logica.
Il finale invece si riprende con vigore lanciandosi a tutta velocità (o quasi) verso il traguardo fino a quegli ultimi trenta secondi che se stanno sospesi lì, a galleggiare in testa sulla via di casa.
Da un punto di vista prettamente grafico, invece, Ralph è indubbiamente solido e ben fatto: da sempre il character design è uno dei punti di forza della casa del Topo, in particolare si distinguono gli abitanti del mondo di Felix Aggiustatutto, mentre in termini di ambienti si alterna sempre un gioco di rapporti di complementarietà a uno più emozionale. Anche in questo caso si sono mantenuti su uno stile iper classico, vedi il Cappellaio Matto Re Candito.

Al di là di tutto il citazionismo videoludico, su cui è costruito l'intero film (e che permette a ogni spettatore, dal più colto in materia al più ignorante, di cogliere omaggi su più livelli, da quelli più espliciti a quelli più nascosti), Ralph è una visione godibilissima, adatta ai più grandicelli, che possono vedere sul grande schermo gli eroi della loro infanzia da bar, e ai più piccoli, quelli che un domani guarderanno ai vari Hero's Duty e Sugar Rush come a videogiochi vintage. Ecco, forse, al di là di qualsiasi aspetto tecnico sulla storia, sulla sceneggiatura o sulla regia (pulita e lineare), Ralph Spaccatutto ha l'enorme pregio di riunire sotto lo stesso cielo i nostalgici di ieri e gli ottimisti di domani: quarantenni e trentenni che hanno infilato centinaia di dozzine di cinquecento lire nell'apposita feritoia, e ragazzini che di quei bar fumosi e puzzolenti che per dei pomeriggi interi si trasformavano in universi colorati e rumorosi, non sapranno mai nulla.
Insomma, pur senza tanti tecnicismi o chissà quali invenzioni narrative, la Disney ha messo in piedi un film lucido e genuinamente emozionante.




E di Paperman, quel cortometraggio che precede Ralph, cosa vogliamo dire?
Non diciamo proprio nulla, che al cinema dove sono stato prima del film hanno dato solo delle pubblicità di banche e assicurazioni. 
E quindi adesso me lo scarico aumm aumm e vafancù.

venerdì 21 dicembre 2012

Altro che Alberto Sordi


Il mio amico Gianfranzo lavora nel mondo dell’editoria. Un settore che, si sa, negli ultimi anni ha subito - e subisce tuttora - gli effetti della crisi, ma per sua fortuna l’azienda dove lavora Gianfranzo è l’unica all’interno di questo panorama a non essere toccata da questo forte calo delle vendite.
La casa editrice per cui lavora Gianfranzo è tra le prime in Italia. Nel corso degli ultimi anni è riuscita non solo ad aumentare sensibilmente il numero di copie vendute, ma è riuscita anche ad accrescere la sua quota di mercato proprio perché tutte le altre case editrici sono in ribasso.
Il mio amico Gianfranzo può ritenersi soddisfatto. Ma non lo è affatto. Perché nell’azienda per cui lavora, sta tirando un’aria strana e ai collaboratori come lui non viene prospettato un futuro così roseo come i risultati che ottengono.
Anzi, si parla di lavorare a progetto da casa, si parla dell’obbligo di partita iva, si parla di un sacco di cose che stonano, e parecchio, con i risultati positivi portati all’azienda, frutto di anni di lavoro serio, professionale e di alto livello.

Allora il mio Gianfranzo e gli altri collaboratori precari decidono di non presentarsi all’annuale brindisi natalizio, per dare un segnale forte all’azienda della forza dei collaboratori che, non solo a livello numerico, di quella stessa azienda rappresentano la spina dorsale, la colonna portante.
Dopo quindi una lunga serie di mail, decisioni e dibattiti, i collaboratori, tra cui Gianfranzo, decidono che sì, si fa, nessuno – o quasi – andrà al brindisi.
Viene quindi inviata una mail ufficiale tramite i rappresentati sindacali.
Gianfranzo sa bene che alla sua azienda, l’assenza dei collaboratori a un brindisi natalizio non farà alcun danno, ma se non altro c’è una coesione di intenti da parte di tutti che può far ben sperare e che forse può sensibilizzare i piani alti.

Il fatidico giorno, Gianfranzo è saldo alla sua postazione, e così ci resta per tutto il tempo del brindisi che si svolge qualche piano più in alto. Ma Gianfranzo è solo uno dei quattro collaboratori che per davvero hanno sabotato gli auguri natalizi.
Già, perché dopo tante belle parole, proclami e dictat, tutti quei precari che passano le giornate a borbottare sottovoce contro l’azienda, a insultare i capi e a lamentarsi della situazione, decidono di andarci lo stesso con tanti cari saluti a chi non c'era.

Ecco, in quel momento il mio Gianfranzo ha capito tante cose.
Ha capito che la coerenza è come una sigaretta: si consuma e si brucia in fretta, si sfalda nell’aria e a terra lascia solo un mozzicone sporco e umido.
Ha capito che è proprio vero che in Italia la rivoluzione non si può fare.
Ha capito che gli italiani si meritano l’Italia che hanno.
Si meritano Berlusconi. Si meritano Grillo. Si meritano Monti.

E se li meritano fino in fondo.

mercoledì 19 dicembre 2012

Fistful of Steel

Del nuovo trailer di Superman: Man of Steel ne hanno già parlato un po' tutti, ma dato che come sempre sono l'ultimo degli stronzi un ritardatario, spendiamo due parole anche qua.

Dunque, prima vediamolo:




venerdì 14 dicembre 2012

I'm gonna paper all my walls with your love letter

Tempo fa abbiamo parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente fico Wreck-it Ralph, film Disney in uscita la prossima settimana nelle sale italiane.
Ma non abbiamo ancora parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente ancora più fico il cortometraggio che lo precederà.




mercoledì 12 dicembre 2012

Chinese Take-Away

Non sono mai stato un amante del fumetto popolare italiano, non mi ha mai particolarmente interessato e non ho un buon rapporto. Ho letto pochissime cose (qualche Dylan Dog, qualche Tex) ma non siamo mai riusciti a entrare in sintonia, come una ragazza carina sì, ma che con te non ha niente a che fare.
Ma allora perché stamattina me ne andavo a zonzo per via Paolo Sarpi, qui a Milano?


martedì 11 dicembre 2012

Julie

Julie era una ragazza solitaria.
Diceva che era nata in quel modo.
O, almeno, in quel modo ci si era sempre sentita.
Il Liffey scorreva sotto i suoi occhi, torbido e pastoso come un ricordo difficile da cancellare: faceva un freddo cane, anche per essere l’inizio di novembre. E non era tanto quella sottile pioggia a dar fastidio a Julie, quanto quell’insopportabile sensazione di incombenza che pesava sulla sua testa. Un’indefinita massa nebulosa che gravava sopra la sua testa portandosi dietro un carico di ansia e un senso di predeterminazione.
Una pressa nello stomaco che continuava a spingere da sotto i vestiti.