mercoledì 28 novembre 2012

She's hearing voices


Il Viaggio verso Agharta (traduzione già di per sé scadente di un titolo originale meraviglioso come Children who chase lost voices) è un film bellissimo di Makoto Shinkai che racconta la storia di Asuna, una ragazzina come tante, destinata a intraprendere un viaggio che la cambierà per sempre. Un viaggio zeppo di immagini suggestive che la porterà a scoprire mondi e creature incredibili e che la condurrà al leggendario continente scomparso di Agharta.
Ecco, sì, un film bellissimo.
Almeno credo.

martedì 27 novembre 2012

Fili d'erba calpestati che a fatica si rialzano


In viaggio nell’America delle fattorie, dei lavoranti giornalieri, dei sacchi d’orzo da caricare ogni mattina, George e Lennie cercano di sopravvivere giorno dopo giorno, in attesa che qualcosa cambi, in attesa di una svolta che possa cambiare la loro misera vita.
Con Uomini e Topi, Steinbeck, che ha visto con mano gli effetti devastanti della crisi americana del ’29, imbastisce una storia dura e consapevole in cui i protagonisti, e i loro comprimari, si dibattono come pesci nel secchio del pescatore, nell’illusione di un lavoro e una vita sicura.
E come pesci si muovono frenetici, convinti di poter sfuggire al loro destino, per quanto incombente e cupo. Ciecamente continuano a scuotersi, con violenza, perché nessuno è disposto a rinunciare ai propri sogni.

Non George e il suo pezzetto di terra.
Non Lennie e i suoi conigli.
Non Crooks e la sua voglia di riscatto.
Non Candy e il suo cane malandato .
Non La moglie di Curley e il cinema.

E mentre ognuno stringe in petto il suo sogno ci sono George e Lennie e quello straordinario filo che li lega. Un filo sottile come un capello che resiste alle intemperie, che vola nel vento, spostandosi di fattoria in fattoria ma destinato prima o poi a spezzarsi. A strozzarsi in gola come un urlo soffocato. 
Un rapporto di amicizia fraterna che supera i confini di ciò che è bene e ciò che è male. Un’amicizia tenera e crudele, feroce e delicata, sincera e per questo tremendamente dolorosa.

Un romanzo potente, enorme, che se ne sta tutto stretto stretto in appena un centinaio di pagine e che ha dentro quello che serve se non volete essere delle brutte persone.

Io, come un bambino delle elementari, dopo aver letto il libro ho fatto un disegnetto a tema.



lunedì 12 novembre 2012

Sub Pop Rock City


Qualche settimana fa, Roberto Recchioni indagava, con un lungo e interessante articolo, su cosa sia il fumetto popolare e cosa lo renda tale.
La definizione che ne trae l’autore del pezzo è quella di fumetto popolare come aspirazione a un linguaggio versatile e condiviso.
Ed è una definizione che in larga misura mi sento di – giustappunto – condividere. 
Ma che forse necessita di qualche ulteriore considerazione a riguardo.


In America il fumetto popolare è associato ai fumetti Marvel e DC (Image, Dark Horse, ecc.): albi spillati da 22/24 pagine, in vendita in edicola a prezzi ragionevolmente accessibili.
In Francia il fumetto popolare è associato sia alle riviste contenitori, per lo più umoristiche, che si trovano in edicola a prezzi ragionevolmente accessibili, ma anche ai cartonati da libreria che hanno un costo superiore ma che hanno ottimi riscontri di pubblico e vendite.
In Italia il fumetto popolare è associato ai fumetti di casa Bonelli e affini, in vendita in edicola a prezzi ragionevolmente accessibili.

La vastità di pubblico che raggiunge ciascuno di questi prodotti è immensa, ma allora – ritornando nei confini nazionali – come si dovrebbe porre un fenomeno come quello di Zerocalcare rispetto a questa logica?

Mi spiego meglio.

mercoledì 7 novembre 2012

One of these days


And I carried these songs like a comfort wherever I'd go


I Gaslight Anthem li avevo già visti un paio di anni fa per il tour di American Slang, un album che sì, ho amato, ma che esplorava il lato più soul/blues della band rispetto ai due capitoli precedenti che pur essendo meno controllati e precisi, suonavano come un’iniezione sternale di adrenalina.
La scaletta di quella sera faceva giustamente perno sui brani di American Slang e in seconda battuta su i pezzi di The ’59 Sound.
Il risultato fu un concerto ben suonato e divertente, ma forse un pizzico deludente rispetto alle mie aspettative.