giovedì 27 settembre 2012

You're so fucking special, I wish I was special


Il 90% dei libri impilati sulle mie librerie li ho acquistati in base al mio primo criterio d’acquisto.
La copertina.
D’impatto, se una copertina mi piace – e la trama del libro è nelle mie corde – lo porto a casa con me. È un concetto vagamente snob, me ne rendo conto, ma che vuoi farci.
E spesso a tante belle copertine non sono corrisposte altrettante belle storie. Viceversa, ci sono anche libri bellissimi con delle copertine orrende, tipo quella in cui Totti a torso nudo e con gli occhiali a specchio ti punta contro una pistola.

Oggi però mi piacerebbe puntare l’accento sulla collana degli Special Books della ISBN Edizioni.
Non li scopro certo io, oggi, tant’è che l’anno scorso Alice Beniero – art director del progetto – ha vinto agli European Design Awards il premio Gold Award Book Cover.

Gli studi grafici che accompagnano questo progetto, sono sempre altamente curati: si vede come ogni elemento, dal più importante al più piccolo, siano frutto di scelte ponderate. Font, interlinea, pesi, qualità e grammatura della carta: è tutto calibrato al dettaglio per essere al tempo stesso immediato e comunicativo.

mercoledì 26 settembre 2012

Bestie

I critici musicali si sbrodoleranno per un disco così.
I siti musicali si sbrodoleranno per un disco così.
Gli alternativi si sbrodoleranno per un disco così.
La gente su Facebook si sbrodolerà per un disco così.


La verità è che il secondo album dei Criminal Jokers, è di gran lunga inferiore al suo predecessore.
Per qualità di produzione, arrangiamenti e tecnica è indubbiamente meglio, ma tutto ciò che guadagna in raffinatezza, lo perde in grinta e istinto.

Bestie è un disco ambizioso, forse troppo, che per l’appunto farà sbrodolare gli esperti: i testi – ora in italiano (scelta discutibile, considerato quanto invece funzionavano in inglese) – sembrano scritti ad hoc per il premio Tenco e le sonorità sono diventate molto più simili a Zen Circus e Pan del Diavolo (ma anche gli ultimi Verdena). Per carità è pure normale, visto che con Zen Circus e Pan del Diavolo ci hanno diviso il palco negli ultimi tre anni (ed è sempre meglio prendere spunto da loro che da Gigi D'Alessio), ma francamente questo disco mi sa di qualcosa che ho già sentito. 
Non brutto o suonato male.
Semplicemente niente di nuovo.
Tutto il contrario di This was supposed the future, che rappresentava – e rappresenta ancora – una ventata di novità.

Per altro sono il solo a trovare insopportabile il modo in cui il cantante arrota, allunga e distorce le vocali? Ecco, tipo.

lunedì 24 settembre 2012

Santo es el Surf

Zombie karateka!
Il malvagio dottor Malvedades!
Surfisti cattolici allenati dallo spirito del signor Miyagi!
Mostruosità dalle profondità marine!
Vergini adolescenti!
Il parapsicologo Orloff!
Terribili marziani!

Davvero, un film ha bisogno di altro?




No.

giovedì 20 settembre 2012

The Courage of Others




Leviamoci subito da ogni impiccio: è un bel film.
Ma è un bel film… Disney.
Se di nome fai Pixar, però non ti può accontentare di essere un bel film Disney.
Attenti però, con bel-film-Disney non intendo dare un’accezione negativa all’opera: Brave è una storia ultra-classica dai valori morali ben dichiarati già dal principio che porta a termine il suo compito nel miglior modo possibile.
E mi sta benissimo, il target di riferimento è centrato in pieno. Le bambine di sette anni usciranno folgorate da questa visione.
Il problema siamo noi trentenni di oggi.
Ci siamo abituati a prodotti come Monsters&Co., Ratatouille, Gli Incredibili, Wall-E, Up, Toy Story, pellicole che parlano tanto ai bambini quanto a noi e ai nostri ricordi d’infanzia. Speravamo di uscire dalla sala esaltati come bambini ancora una volta, ma ne siamo rimasti delusi, come se ci avessero derubato qualcosa.
Con Brave (ma anche con i due film di Cars) la Pixar ritorna al classico, che più classico non si può.
Fermo restando questa premessa, il comparto tecnico resta di livello assoluto. Di gran lunga superiore a qualsiasi altro studio di animazione, Dreamworks in testa.
A deludere – a prescindere dal tipo di storia che hanno deciso di raccontare – è lo script alla base del film un livello di sceneggiatura e dialogo che rispetto alle ultime produzioni si è notevolmente abbassato (che poi la storia di un parente che diventa orso non l’avevamo già vista?). L’occhio della regia – che è passato in corsa da Brenda Chapman a Mark Andrews – è giocato più sulla tecnica, impeccabile, che non sull’emotività, al punto da risultare abbastanza freddo, quasi asettico.
Divertenti invece le due citazioni nei tre clan rivali: Macintosh, per ovvi motivi, MacGuffin, in onore del McGuffin di hitchcockiana memoria.
La sensazione è che anche la Pixar abbia perso il ritmo, ma soprattutto le idee, considerato che negli ultimi due anni hanno prodotto due seguiti (il terzo capitolo di Toy Story e il secondo di Cars) e che un ulteriore sequel è previsto per l’anno prossimo, Monsters University (che attendo trepidante come un bambino la notte di natale).

Purtroppo la maledizione di essere grandi è questa.
Quella di venire bersagliati anche quando si fa un lavoro superiore alla media.
Dalla Pixar ci si aspetta sempre un’evoluzione rispetto all’anno precedente, ma superare perle come i già citati Ratatouille o Up è davvero difficile.
Dopotutto non ci è riesce nemmeno Miyazaki che è un grandissimo e che gli voglio un sacco di bene, ma che ammettiamolo: con ‘ste storie di ragazzine amiche di animali buffi e del rapporto uomo-natura/natura-uomo ci ha sfracassato i maroni.

Insomma ho come la sensazione che la nuova Pixar sia la vecchia Disney, soprattutto se ne escono con una roba da far scoppiare il cervello come questa.


lunedì 17 settembre 2012

Be quiet and Drive (Far Away)

Si tratta di lavoro molto complesso e ambizioso.
Ed è un lavoro fatto maledettamente bene, sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista tecnico.
Eppure una volta che l'ho finito di vedere, a me è rimasto solo un gran mal di testa.

Di cosa parlo? Naturalmente della nuova campagna di lancio della Peugeot per la nuova tecnologia Hybrid4.
Dice, e che c'entra con un blog che parla di fumetti?

Lost in Hollywood


giovedì 13 settembre 2012

Here in the dark I cherish the moonlight...


Prima di approfondire il tema di Brave (mi rifiuto di chiamarlo con il pezzentissimo titolo italiano), di cui magari se ne parla nei prossimi giorni, mi voglio soffermare sul corto che ha preceduto il film.
La luna, scritto e diretto da Enrico Casarosa.
Da queste parti Enrico gode di una stima sconfinata già da qualche anno ed è stata una piacevole scoperta che ci fosse lui dietro a questo cortometraggio.
Sei minuti di pura poesia in pieno stile Pixar: una storia piena di trovate brillanti ma allo stesso tempo fragile e delicata. Una storia che cammina in punta di piedi, di quelle si portando dietro un carico pieno di malinconia. Simile per atmosfere al Piccolo Principe (che io francamente ho sempre digerito fino a un certo punto e poi basta con questa faccenda dell’essenziale eccetera eccetera), questo corto affascina e meraviglia raccontando una storia che intreccia tre generazioni (figlio-padre-nonno) a cui fa da cornice una luna tanto triste nei suoi silenzi quanto giocosa e sorprendente nei suoi rumori.
Una luna aggrappata a un’ancora che se non stai attento, scappa via.
Una luna sospesa in quello spazio là, tra sogni e ricordi, che ogni tanto vai a spolverare, lucidare, sperando che restino con te per qualche altro tempo ancora.


mercoledì 12 settembre 2012

How to fix a wrong Night


Avete in mente gli strilli sulle copertine dei libri degli autori emergenti (e non)?
Mi riferisco a quelli in cui grandi firme della scrittura contemporanea spendono parole bellissime sul libro tipo:
“Ho letto questo libro in una giornata, anzi forse anche meno.”
“Non ho fatto in tempo a leggere questo libro che l’avevo già letto.”
“Questo non è un libro da leggere, ma da mangiare. E infatti io me lo sono mangiato.”
Ecco, cose tipo così?

Beh, io francamente non ci ho mai creduto. Non ci mai creduto anche se molte volte è stata proprio quella firma autorevole a farmi da garanzia sulla qualità del mio acquisto.
Il problema è che ho sempre trovato smoderatamente falsa quest’enfasi che ci mettono. Non so, non vi basta dirmi: compralo, è un bel libro, ti piacerà?

Tutto questo fino a oggi.
Fino a Prima della Notte di Ken Bruen.
Ecco, se io fossi uno scrittore di fama mondiale e Bruen fosse al suo esordio, farei scrivere a caratteri cubitali sulla copertina: 
COMPRATE QUESTO DANNATO LIBRO!



Sul sito di Amazon è vostro per sei euro e una spicciolata.

venerdì 7 settembre 2012

Sleep now in the Fire


Batman: il Ritorno del Cavaliere Oscuro è un bel film.
Anzi, un ottimo film.


Quello che sicuramente non è, è un film sui supereroi.

In molti hanno criticato questo aspetto, o quantomeno hanno definito bizzarra questa scelta, e, intendiamoci, questa scelta, bizzarra lo è veramente.
Ma lo è nella misura del media con cui ci si sta confrontando, cioè quello cinematografico.
Se Nolan fosse uno sceneggiatore di fumetti, questo Ritorno del Cavaliere Oscuro, sarebbe stata una miniserie dal taglio autoriale alla Miller e sarebbe stata incensata e ricordata negli anni a venire: avrebbe probabilmente dato una nuova direzione al character, come fu per la già citata opera di Miller.
Christopher Nolan però è un regista che si trova a fare i conti con un pubblico diverso, con esigenze commerciali e narrative diverse e con delle responsabilità diverse.
Una grossa fetta di pubblico che va a vedere oggi Batman si aspetta lunghe scene di azione, di sparatorie, esplosioni, di scontri epici fra l’eroe e la sua nemesi.
Questa fascia di pubblico rimarrà fortemente delusa. Insomma, chi è in cerca di un film d’azione puro, non troverà quello che cerca – o lo troverà in scala molto ridotta rispetto al sostanzioso minutaggio della pellicola: qua si parla di politica, di giochi di potere e, in un senso più ampio, di filosofia.