mercoledì 27 giugno 2012

Methamphetamine

Una delle cose più belle del mondo quando ero bambino erano i Lego.
Una delle cose più del mondo di adesso è Breaking Bad.


Ecco cosa succede quando questi due universi si incontrano.

Gliel'ho già detto, Mr. White, yo!
Non è un parrucchino Playmobil!

mercoledì 20 giugno 2012

United States of Whatever


Sei mai stato coinvolto in atti di terrorismo?
Conosci o hai conosciuto dei terroristi?
Se sì, sono tuoi familiari?
Fumi?
Ti droghi?
Ti alcolizzi?
Vuoi far detonare negli Stati Uniti armi nucleari?
Hai mai compiuto genocidio e/o pulizia etnica?
Hai mai commesso atti impuri?
Ti cibi di cadaveri?

Queste sono solo alcune delle domande dell'ESTA, il visto per entrare negli Stati Uniti. Ma il vero guaio non è superare questo questionario, il problema vero arriva una volta atterrati.
Eggià perché se volete soggiornare nella terra degli hamburger dovrete rispettare alla lettere le loro leggi, che possono variare da Stato a Stato.

Ad esempio se vi trovate in Alabama, sappiate che è contro la legge indossare dei baffi finti in chiesa, ma solo nel caso in cui i suddetti mustacchi non scatenino l'ilarità dei parrocchiani.

In Florida se parcheggiate il vostro elefante in un parcheggio a pagamento, dovrete versare la stessa tariffa che pagano le auto. 

Se siete di passaggio in Kansas invece ricordatevi che non è possibile sparare ai conigli dai motoscafi.

In Massachussetts non è ammessa su nessun veicolo la presenza di un gorilla sul sedile posteriore.

Siete giunti in Minnesota e volete andare in Wisconsin o nel North Dakota? Fatelo senza problemi, ma possibilmente senza attraversare il confine con un'anatra in testa, altrimenti potreste essere arrestati.

Negli USA però ci sono anche leggi ben più serie, come la pena di morte. Ebbene la pena di morte è prevista, nello stato di New York, anche per chi decide di buttarsi giù da un palazzo.

Se vi trovate in Oklahoma ricordate che è vietato leggere fumetti mentre siete alla guida di qualsiasi veicolo a motore.

In Rhode Island invece tenete presente che è considerato piuttosto offensivo e maleducato lanciare cetriolini in salamoia contro carrelli e valigie.

Scendendo giù lungo la costa fino ad arrivare in Virginia, state attenti a fare il solletico alle donne. E' assolutamente illegale.

Chiudiamo con una legge valida nella sola Capitale, a Washington D.C.. E cioè il totale divieto di acquistare un materasso la domenica.

lunedì 18 giugno 2012

Holy Shit


Ecco. Redneck Randal è più o meno il lettore medio di Frank Miller oggi. Il lettore tipo che entrando in libreria insieme alla biografia di Cassano, butterebbe 20 euro per Holy Terror, pubblicato in Italia come Sacro Terrore da Bao Publishing.


Ti amo, coglione.
La trama in breve (ma che risulta comunque più lunga delle battute complessive dell’intero volume): un supereroe cupo e tenebroso chiamato The Fixer e la sua rivale di nome Gatta Ladra, durante un inseguimento che ha dei risvolti sessuali, scampano per un soffio all’esplosione di una bomba fatta detonare da Al-Qaeda che fa parte di un attentato su scala più ampia per distruggere l’intera Empire City al grido di Jihad. The Fixer si farà strada a suon di cazzottoni, proiettili, gas e pessime battute da film di serie Z per sconfiggere la minaccia araba.

Poche palle, questo è un fumetto razzista, becero e qualunquista, che potrebbe essere stato scritto da qualsiasi zoticone della lega nord con una canottiera bianca e una parlata biascicata.
Che Frank Miller non sia mai stato un autore dichiaratamente di sinistra, non è certo un mistero, ma il problema di questo Holy Terror è che propaga un dichiarato odio verso il mondo arabo a prescindere, senza fare distinzioni di sorta tra i terroristi di Al-Qaeda e una popolazione, una cultura che con i terroristi non ha nulla a che spartire.
Qua non si tratta né di retorica, né di perbenismo, Frank Miller sputa rancore e veleno in maniera del tutto immotivata: e non si tratta nemmeno di una rabbia incontrollata post 11 settembre, perché da quel giorno sono passati 11 anni. Avrei giustificato un libro del genere se fosse uscito dieci anni fa, quando ancora la ferita era aperta e sanguinante: con così tanta storia trascorsa da allora, da un autore come Frank Miller mi aspetto un’analisi più fredda e riflessiva. Che, attenzione, non si tratta di una storia dove ci sia a tutti costi del buonismo e che sì, siamo tutti un po’ cattivi e siamo tutti un po’ buoni. No.

Si tratta di mettere in piedi un’opera che esponga, motivi e giustifichi le tue ideologie politiche, e non, in maniera onesta e articolata. Il Cavaliere Oscuro di Miller è un’opera di straordinaria importanza e di certo non esprime dei valori tendenti a “sinistra” (se di sinistra e destra si può parlare, badate bene), eppure in quel caso Miller è riuscito nel suo intento di far capire i suoi assolutismi e il suo modo di vedere. Un autore del suo calibro non può permettersi uno scempio come invece è Holy Terror, proprio perché ha una responsabilità nei confronti di chi legge fumetti e delle nuove generazioni di lettori: e allora non si può proprio fare un fumetto dove gli arabi sono tutti degli stronzi e vanno fatti fuori tutti sennò ci ammazzano loro a noi. Non quando avrebbe potuto partire dallo spunto finale, che poteva essere sicuramente più interessante e cioè quello del terrore (citato nel titolo) che ogni attacco terroristico, ogni scontro tra mondi e culture diverse, si può insinuare in ognuno di noi e restarci aggrappato anche a distanza di tempo.
La sensazione, che è più che altro un dato di fatto, è che il vecchio Frank si sia rincoglionito: da quella porcata galattica del film di 300 (la versione a fumetti, seppure sempre tendente a destra) a quello stupro che è stato il film di The Spirit del mai troppo compianto Eisner, passando poi per quella storia in cui accusava i manifestanti di Occupy Wall Street di essere dei ladri e degli stupratori, Miller le sta toppando tutte.
Oppure non si è per nulla rincoglionito ed è invece uscito con un libro volutamente fascista per suscitare scandali in tutto il mondo e fare in modo che se ne parlasse e che vendesse qualche copia in più. Per quel che mi riguarda mi ritengo piuttosto orgoglioso di non aver buttato un euro per questo Sacro Terrore e anzi di averlo scaricato illegalmente.
Il tipico rifugio che una cellula di Al-Qaeda costruisce sotto
le metropoli americane.
E per chiudere questa stroncatura in maniera definitiva diciamo pure che: con il suo Sin City, Miller ha dato un nuovo significato all’uso bianco e nero, destrutturando la tavola e delineando forme e contorni solo attraverso l’uso dei chiaroscuri (peraltro grossa parte di questa tecnica l’ha mutuata dai lavori di Breccia e Buzzelli) ma da allora non ha saputo evolversi. Anche in questo Holy Terror, Frank Miller non osa più di tanto, anzi molto spesso si ferma prima: in certi casi diventa perfino difficile comprendere cosa si sta osservando (tipo ma che diavolo è il covo dei terroristi?!). Se a Tim Burton non perdono il suo essersi sedimentato su filmetti banalotti e convenienti, perché dovrei perdonare a Miller di ripetere ad libitum la stessa cosa?

giovedì 14 giugno 2012

All my friends in New York

Quasi un anno fa ero a zonzo per le strade di New York, una città pazzesca dove incontri personaggi incredibili e vedi cose assurde tipo che se lo racconti in giro, la gente non ci crede! 
Meno male che ho fatto quel giorno ho fatto una foto!




mercoledì 13 giugno 2012

Angry Johnny and the Radio

In seguito all’uscita del film di John Carter targato Disney, anche il mondo del fumetto ha deciso di dare alle stampe la sua versione dell’opera. Edito da Panini Comics, primo di una serie di cinque volumi, l’adattamento a fumetti del primo romanzo della saga di Edgar Rice Borroughs porta le firme di Roger Langridge e Filipe Andrade.


Spariamola subito grossa:  di questo volume si salvano solo i disegni. Il portoghese Andrade è l’ennesima riconferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il futuro del fumetto è destinato a parlare latino (Amen. No, aspetta, non quel latino). Andrade va diretto a ingrossare le fila di talenti insieme a Sandoval, Fernandez, Roca, Pedrosa, Lafebre, i gemelli Moon&Bà, Guarnido e molti altri ancora.

Nel John Carter di Andrade il pennino frusta la carta con un tratto dinamico, evasivo, nervoso. Le figure femminili sono sinuose, fluide: sgusciano attraverso la pagina come bisce in cerca di riparo, al contrario i personaggi maschili sono nodosi come alberi di ulivo, stretti in fasci di muscoli tesi che spezzano la quarta parete come catene che li ingabbiano. Sicuramente tra i riferimenti visivi di Andrade non mancano Egon Schiele, Claire Wendling (che a sua volta fa riferimento a Schiele) ma anche a Peter Chung e al suo Alexander.
Se il John Carter rappresentato da Frank Frazetta è un eroe muscolare, taurino, la versione di Andrade è più snella ed elastica ma che riesce ugualmente a imporsi e a svettare per grinta e virilità. Questo artista portoghese sa dosare in maniera equilibrata i chiaroscuri, senza esagerare in un verso o nell’altro, per dare una sufficiente drammaticità alle scene madre e delega al colore il peso delle atmosfere. Un lavoro suggestivo e visivamente splendido che pesca a piene mani i lavori del già citato Frazetta: senza arrivare a quei picchi di pastosità del colore, Sunny Gho porta a casa il compito in maniera ottimale.

Passiamo ora alle dolenti note. E allora spariamola ancora più grossa.
La storia è semplicemente disastrosa.

Prima che qualche fan accanito del buon Borroughs inizi a berciare trasformandosi in una scimmia urlatrice che lancia le proprie feci sul monitor, facciamo una grossa precisazione. La storia raccontata in questa versione a fumetti è disastrosa.

Su quanto lo sfortunato John Carter sia stato cannibalizzato negli ultimi cento anni da praticamente tutti quelli che hanno avuto a che fare con la fantascienza (ultimo in ordine di tempo James Cameron con il suo Avatar), è ormai un dato già ampiamente appurato e su cui non voglio nemmeno approfondire, ma in questo adattamento Roger Langridge buca clamorosamente lo spirito originario dell’opera.

Non c’è lirismo, non c’è epicità, non c’è affezione ai personaggi. Spesso la narrazione è confusa e poco chiara, soprattutto per chi non ha letto i romanzi: alcuni snodi della storia sono raccontati con eccessiva fretta e superficialità, le vicende prendono delle impennate improvvise che creano confusione e costringono il lettore a tornare indietro e rileggere più attentamente, come se si fosse perso qualcosa. Probabilmente ci sarebbe voluto un numero maggiore di pagine a disposizione per raccontare tutto con un maggiore respiro, ma anche volendo cercare una giustificazione alcune forzature narrative sono davvero lampanti e fastidiose.
Questo volume è il primo di cinque: sinceramente dopo un esordio così in salita, anche a fronte di un’ottima qualità del disegno, sarà difficile investire una cinquantina di euro (complessivi) su questo prodotto.
Insomma, un vero peccato.

lunedì 4 giugno 2012

Hey! Teachers! Leave them kids alone!

I giovani studentelli qui di seguito sono quelli che ai loro tempi venivano continuamente respinti dalle ragazze che mai e poi mai si sarebbero fatte vedere con loro la sera del ballo scolastico..
Ora la maggior parte di quelle giovani donzelle si sono impiccate per aver detto di no a questi soggettoni capelloni nerd spostati potenziali assassini di massa fumettari drogati simpatici giovanotti che terminata la scuola hanno deciso di fare la storia del Rock.



venerdì 1 giugno 2012

The Sniper at the Gates of Heaven

Per l'arrivo odierno del Papa a Milano, il comune ha previsto il posizionamento di diversi cecchini appostati sui tetti lungo il percorso cittadino di Benny XIV.
Speriamo che almeno da lassù riescano a centrarlo meglio.