venerdì 14 dicembre 2012

I'm gonna paper all my walls with your love letter

Tempo fa abbiamo parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente fico Wreck-it Ralph, film Disney in uscita la prossima settimana nelle sale italiane.
Ma non abbiamo ancora parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente ancora più fico il cortometraggio che lo precederà.





Ci sono un milione di motivi per cui questo Paperman vale la pena di essere visto: per esempio Paperman è una delle ultime cose su cui ha lavorato Glen Keane prima di lasciare la Disney. Se non conoscete Keane, vi basti sapere che è L'UOMO con cui confrontarsi se si vuole lavorare nel campo dell'animazione, uno dei più grandi artisti del settore che nel corso della sua carriera ha sempre alzato di una tacca l'asticella, stabilendo parametri qualitativi sempre più alti. Uno che, tanto per capirci, ha tirato fuori robe come La Sirenetta, Aladdin, La Bella e la Bestia (e in tempi più recenti Raperonzolo). Uno che ha sempre visto il futuro prima che arrivasse, che già nell'82 lavorava con un certo John Lasseter a nuove tecnologie applicate al mondo dell'animazione. Uno a cui la Disney disse di no quando propose - insieme allo stesso Lasseter - un animation test di "Where the wild things are" di Sendak in cui i characters disegnati a mano convivevano con sfondi realizzati in digitale (fu rifiutato per una questione di costi eccessivi).
Ecco, una volta messo a fuoco che tipo di personaggio abbia aiutato a dare vita a questo uomo di carta, possiamo concentrarci sul secondo motivo per vedere Paperman.
La tecnologia. Che in questo caso si chiama Meander: un software che consente di fondere le tecniche principali dell'animazione in 2D con l'animazione 3D, pardon con l'animazione in CGI.
Tralasciando perdere la ridicola spiegazione data di questa tecnologia sulla pagina facebook italiana di Paperman ("I personaggi e lo sfondo sono in computer grafica, mentre tutto il resto è disegnato a mano"... Tutto il resto cosa? Tolti personaggi e sfondi, che minchia è il resto disegnato a mano?!), proviamo a entrare nel dettaglio, facendo prima un passetto indietro.

Da dove nasce l'esigenza di un'animazione del genere? 

Se il futuro dell'animazione è quello della computer grafica, la Disney può dirsi abbastanza serena, considerato che la Pixar è di sua proprietà: ma è altrettanto vero che se continuasse a costruire film in animazione classica a mano, alla lunga questo le farà perdere sempre più terreno e utenti rispetto a Dreamworks e compagnia cantante.
Con la ferma volontà quindi di voler continuare nella tradizione dei film animati a mano, la casa del Topo ha quindi deciso di sviluppare un software che le permetta di piegare la CGI al servizio dell'animazione classica così da poter continuare sì a produrre film secondo la loro consolidata tradizione ma di avere allo stesso tempo quell'appeal e quel look moderni appetibili dalle nuove generazioni, sempre più proiettate verso un mondo virtuale. 
Tutto questo senza considerare anche una notevole riduzione dei tempi nella produzione fisica del film. Si tratta in buona sostanza dell'evoluzione naturale di quanto visto almeno in parte in Tangled, dove guardacaso ritroviamo il caro vecchio Glen all'opera.

Fatta questa premessa, possiamo tornare ora all'aspetto più "tennico" della faccenda.

Innanzitutto vengono costruite e modellate le strutture 3D dopodiché vengono animate, sempre con l'uso del computer. 
Sopra a questi modelli virtuali viene quindi disegnato e animato a mano in maniera del tutto classica: Meander fa sì che il disegno a mano si adatti al modello virtuale ruotando e spostandosi secondo i vettori di movimento del modello.
Il software però non si limita a questo. 

In questo tipo di animazioni solitamente vengono disegnati a mano i keyframes, cioè i passaggi chiave, mentre le intercalazioni vengono poi elaborate dal computer. Gli animatori a questo punto possono intervenire nuovamente sulle intercalazioni disegnando a mano e andando a correggere la freddezza del movimento in CGI: in questo caso sarà il modello virtuale ad adattarsi a sua volta al disegno manuale.
Questo cosa comporta? 
Indubbiamente una maggiore fluidità nel segno e naturalezza nel movimento e una profondità di campo molto più nitida e ariosa.






Se volete approfondire l'argomento, questo video vi chiarirà le idee più di quanto potrei fare io a parole.

Al di là di qualsiasi aspetto tecnico, che può interessare o meno, un altro dei motivi di interessi di Paperman, è naturalmente la storia. 

C'è la Manhattan degli anni '50.
C'è il bianco e nero.
C'è la storia di Meg e George che danza tra ironia malinconia, immaginazione e nostalgia, destino e caparbietà.

Ora, dopotutto questo, c'è seriamente un motivo per cui non schiodarvi dalla sedia e accamparvi fuori dal cinema?







Che razza di domande... Ovviamente no.

2 commenti:

Danilo ha detto...

Il problema è che il lungometraggio non mi interessa...

Tom ha detto...

Secondo me invece potrebbe essere una visione quantomeno interessante! ;)