Ma non abbiamo ancora parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente ancora più fico il cortometraggio che lo precederà.
Ecco, una volta messo a fuoco che tipo di personaggio abbia aiutato a dare vita a questo uomo di carta, possiamo concentrarci sul secondo motivo per vedere Paperman.
La tecnologia. Che in questo caso si chiama Meander: un software che consente di fondere le tecniche principali dell'animazione in 2D con l'animazione 3D, pardon con l'animazione in CGI.
Tralasciando perdere la ridicola spiegazione data di questa tecnologia sulla pagina facebook italiana di Paperman ("I personaggi e lo sfondo sono in computer grafica, mentre tutto il resto è disegnato a mano"... Tutto il resto cosa? Tolti personaggi e sfondi, che minchia è il resto disegnato a mano?!), proviamo a entrare nel dettaglio, facendo prima un passetto indietro.
Da dove nasce l'esigenza di un'animazione del genere?
Se il futuro dell'animazione è quello della computer grafica, la Disney può dirsi abbastanza serena, considerato che la Pixar è di sua proprietà: ma è altrettanto vero che se continuasse a costruire film in animazione classica a mano, alla lunga questo le farà perdere sempre più terreno e utenti rispetto a Dreamworks e compagnia cantante.
Con la ferma volontà quindi di voler continuare nella tradizione dei film animati a mano, la casa del Topo ha quindi deciso di sviluppare un software che le permetta di piegare la CGI al servizio dell'animazione classica così da poter continuare sì a produrre film secondo la loro consolidata tradizione ma di avere allo stesso tempo quell'appeal e quel look moderni appetibili dalle nuove generazioni, sempre più proiettate verso un mondo virtuale.
Tutto questo senza considerare anche una notevole riduzione dei tempi nella produzione fisica del film. Si tratta in buona sostanza dell'evoluzione naturale di quanto visto almeno in parte in Tangled, dove guardacaso ritroviamo il caro vecchio Glen all'opera.
Fatta questa premessa, possiamo tornare ora all'aspetto più "tennico" della faccenda.
Innanzitutto vengono costruite e modellate le strutture 3D dopodiché vengono animate, sempre con l'uso del computer.
Sopra a questi modelli virtuali viene quindi disegnato e animato a mano in maniera del tutto classica: Meander fa sì che il disegno a mano si adatti al modello virtuale ruotando e spostandosi secondo i vettori di movimento del modello.
Il software però non si limita a questo.
In questo tipo di animazioni solitamente vengono disegnati a mano i keyframes, cioè i passaggi chiave, mentre le intercalazioni vengono poi elaborate dal computer. Gli animatori a questo punto possono intervenire nuovamente sulle intercalazioni disegnando a mano e andando a correggere la freddezza del movimento in CGI: in questo caso sarà il modello virtuale ad adattarsi a sua volta al disegno manuale.
Questo cosa comporta?
Indubbiamente una maggiore fluidità nel segno e naturalezza nel movimento e una profondità di campo molto più nitida e ariosa.
Se volete approfondire l'argomento, questo video vi chiarirà le idee più di quanto potrei fare io a parole.
Al di là di qualsiasi aspetto tecnico, che può interessare o meno, un altro dei motivi di interessi di Paperman, è naturalmente la storia.
C'è la Manhattan degli anni '50.
C'è il bianco e nero.
C'è la storia di Meg e George che danza tra ironia malinconia, immaginazione e nostalgia, destino e caparbietà.
Ora, dopotutto questo, c'è seriamente un motivo per cui non schiodarvi dalla sedia e accamparvi fuori dal cinema?
Che razza di domande... Ovviamente no.








2 commenti:
Il problema è che il lungometraggio non mi interessa...
Secondo me invece potrebbe essere una visione quantomeno interessante! ;)
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