mercoledì 12 dicembre 2012

Chinese Take-Away

Non sono mai stato un amante del fumetto popolare italiano, non mi ha mai particolarmente interessato e non ho un buon rapporto. Ho letto pochissime cose (qualche Dylan Dog, qualche Tex) ma non siamo mai riusciti a entrare in sintonia, come una ragazza carina sì, ma che con te non ha niente a che fare.
Ma allora perché stamattina me ne andavo a zonzo per via Paolo Sarpi, qui a Milano?



Beh, mi pare ovvio.
Diego Cajelli ha promosso un'interessante iniziativa legata al numero zero di Long Wei, la sua serie di prossima uscita per l'Aurea Editoriale, già uscito in via promozionale a Lucca.


Detta molto più che in breve: alcune copie del numero zero sono state sparse oggi - nel giorno del quarantennale de L'urlo di Chen terrorizza l'occidente - per i quartieri cinesi di Milano (dove è ambientato il fumetto) e Roma.

Un'iniziativa tanto semplice quanto geniale.
In un mondo fatto di social network, video viral, easter eggs e quant'altro, idee del genere applicate all'universo del fumetto sono boccate d'ossigeno a pieni polmoni.

Soprattutto considerato che il tutto nasce da un'idea dello stesso Diego, senza l'appoggio dell'ufficio stampa della casa editrice. 
Questo significa tante cose. 
In primis ci insegna che se, come autori, vogliamo uscire dal nostro seminato non bisogna soltanto avere idee da vendere, ma bisogna avere il coraggio per farle valere e di scommetterci sopra.
Dopotutto, chi non scommette non vince e non perde.

Inoltre porta il discorso di "autorialità popolare", di cui avevo già teorizzato qualcosa a questo indirizzo, su un altro livello. Un livello che porta l'autore non solo a essere sempre più in controllo del suo prodotto, il deus ex machina dell'opera, ma allo stesso tempo lo porta più vicino ai suoi lettori.

Ma forse la cosa più bella legata a tutta questa iniziativa è quella di spingere il lettore a uscire di casa, a scoprire strade e luoghi che magari non aveva mai attraversato.
Per mia fortuna ho trovato la copia di Long Wei all'inizio di via Sarpi, ma non per questo mi sono negato un giro veloce nella nostra Chinatown tra un numero indefinito di biciclette con le assi di legno legate al portapacchi e qualche litigata tra i ristoratori cinesi e i fornitori.

Forse una maggiore partecipazione all'evento si sarebbe ottenuta promuovendo questa cosa nel fine settimana (in quanti in giorni infrasettimanali possono permettersi di girare di mattina in via Paolo Sarpi? Io per fortuna ho l'ufficio in zona), ma si tratta di spaccare il capello in quattro.
E a Diego di capelli non ne sono rimasti granché.

Continuo a non essere un amante del fumetto popolare italiano, ma idee come questa vanno premiate perché fanno del bene al fumetto.
E chissà, magari va pure a finire che questo Long Wei mi piacerà pure.

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