venerdì 21 dicembre 2012

Altro che Alberto Sordi


Il mio amico Gianfranzo lavora nel mondo dell’editoria. Un settore che, si sa, negli ultimi anni ha subito - e subisce tuttora - gli effetti della crisi, ma per sua fortuna l’azienda dove lavora Gianfranzo è l’unica all’interno di questo panorama a non essere toccata da questo forte calo delle vendite.
La casa editrice per cui lavora Gianfranzo è tra le prime in Italia. Nel corso degli ultimi anni è riuscita non solo ad aumentare sensibilmente il numero di copie vendute, ma è riuscita anche ad accrescere la sua quota di mercato proprio perché tutte le altre case editrici sono in ribasso.
Il mio amico Gianfranzo può ritenersi soddisfatto. Ma non lo è affatto. Perché nell’azienda per cui lavora, sta tirando un’aria strana e ai collaboratori come lui non viene prospettato un futuro così roseo come i risultati che ottengono.
Anzi, si parla di lavorare a progetto da casa, si parla dell’obbligo di partita iva, si parla di un sacco di cose che stonano, e parecchio, con i risultati positivi portati all’azienda, frutto di anni di lavoro serio, professionale e di alto livello.

Allora il mio Gianfranzo e gli altri collaboratori precari decidono di non presentarsi all’annuale brindisi natalizio, per dare un segnale forte all’azienda della forza dei collaboratori che, non solo a livello numerico, di quella stessa azienda rappresentano la spina dorsale, la colonna portante.
Dopo quindi una lunga serie di mail, decisioni e dibattiti, i collaboratori, tra cui Gianfranzo, decidono che sì, si fa, nessuno – o quasi – andrà al brindisi.
Viene quindi inviata una mail ufficiale tramite i rappresentati sindacali.
Gianfranzo sa bene che alla sua azienda, l’assenza dei collaboratori a un brindisi natalizio non farà alcun danno, ma se non altro c’è una coesione di intenti da parte di tutti che può far ben sperare e che forse può sensibilizzare i piani alti.

Il fatidico giorno, Gianfranzo è saldo alla sua postazione, e così ci resta per tutto il tempo del brindisi che si svolge qualche piano più in alto. Ma Gianfranzo è solo uno dei quattro collaboratori che per davvero hanno sabotato gli auguri natalizi.
Già, perché dopo tante belle parole, proclami e dictat, tutti quei precari che passano le giornate a borbottare sottovoce contro l’azienda, a insultare i capi e a lamentarsi della situazione, decidono di andarci lo stesso con tanti cari saluti a chi non c'era.

Ecco, in quel momento il mio Gianfranzo ha capito tante cose.
Ha capito che la coerenza è come una sigaretta: si consuma e si brucia in fretta, si sfalda nell’aria e a terra lascia solo un mozzicone sporco e umido.
Ha capito che è proprio vero che in Italia la rivoluzione non si può fare.
Ha capito che gli italiani si meritano l’Italia che hanno.
Si meritano Berlusconi. Si meritano Grillo. Si meritano Monti.

E se li meritano fino in fondo.

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