mercoledì 28 novembre 2012

She's hearing voices


Il Viaggio verso Agharta (traduzione già di per sé scadente di un titolo originale meraviglioso come Children who chase lost voices) è un film bellissimo di Makoto Shinkai che racconta la storia di Asuna, una ragazzina come tante, destinata a intraprendere un viaggio che la cambierà per sempre. Un viaggio zeppo di immagini suggestive che la porterà a scoprire mondi e creature incredibili e che la condurrà al leggendario continente scomparso di Agharta.
Ecco, sì, un film bellissimo.
Almeno credo.



Già, perché dopo appena venti minuti, ho sentito il fortissimo impulso di chiudere il file e buttarlo seduta stante nel cestino.
Purtroppo non sono bastati l’ottimo lavoro sui personaggi, i background i colori o gli ottimi movimenti di macchina supportati dal 3D a distrarmi dal male assoluto che pervade questa pellicola.
Il doppiaggio.
Sentire parlare i protagonisti di questa pellicola può causare il sanguinamento delle orecchie nei soggetti più sensibili.
Sembrano avere tutti una matita nel culo patata in bocca: fanno strane pause, spezzano le parole in maniera innaturale, cambiano gli accenti e recitano come dei pastori beneventani dopo la sagra del porco.

Ora, io non sono affatto un maniaco del doppiaggio e va riconosciuto che in Italia abbiamo una tradizione di doppiatori ben avviata e molto valida (anche se negli ultimi anni il livello è parecchio diminuito), ma questo è davvero troppo.

E con un rapido giro di Google scopro di non essere l’unico ad aver rischiato di incendiare il computer per esorcizzarlo dall’esercito dei doppiatori con la patata in bocca.
Su wiki scopro infatti che questa pellicola, presentata a Bologna lo scorso giugno è stata soggetta a grandi polemiche e proteste proprio per il suo doppiaggio.
Doppiaggio che è stato affidato a un cast di doppiatori non-professionisti.
Doppiatori non-professionisti FRANCESI.
Ma allora perché non far doppiare il prossimo film di Miyazaki a un gruppo di lemuri?

NOI CI STIAMO!

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