martedì 27 novembre 2012

Fili d'erba calpestati che a fatica si rialzano


In viaggio nell’America delle fattorie, dei lavoranti giornalieri, dei sacchi d’orzo da caricare ogni mattina, George e Lennie cercano di sopravvivere giorno dopo giorno, in attesa che qualcosa cambi, in attesa di una svolta che possa cambiare la loro misera vita.
Con Uomini e Topi, Steinbeck, che ha visto con mano gli effetti devastanti della crisi americana del ’29, imbastisce una storia dura e consapevole in cui i protagonisti, e i loro comprimari, si dibattono come pesci nel secchio del pescatore, nell’illusione di un lavoro e una vita sicura.
E come pesci si muovono frenetici, convinti di poter sfuggire al loro destino, per quanto incombente e cupo. Ciecamente continuano a scuotersi, con violenza, perché nessuno è disposto a rinunciare ai propri sogni.

Non George e il suo pezzetto di terra.
Non Lennie e i suoi conigli.
Non Crooks e la sua voglia di riscatto.
Non Candy e il suo cane malandato .
Non La moglie di Curley e il cinema.

E mentre ognuno stringe in petto il suo sogno ci sono George e Lennie e quello straordinario filo che li lega. Un filo sottile come un capello che resiste alle intemperie, che vola nel vento, spostandosi di fattoria in fattoria ma destinato prima o poi a spezzarsi. A strozzarsi in gola come un urlo soffocato. 
Un rapporto di amicizia fraterna che supera i confini di ciò che è bene e ciò che è male. Un’amicizia tenera e crudele, feroce e delicata, sincera e per questo tremendamente dolorosa.

Un romanzo potente, enorme, che se ne sta tutto stretto stretto in appena un centinaio di pagine e che ha dentro quello che serve se non volete essere delle brutte persone.

Io, come un bambino delle elementari, dopo aver letto il libro ho fatto un disegnetto a tema.



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