mercoledì 7 novembre 2012

And I carried these songs like a comfort wherever I'd go


I Gaslight Anthem li avevo già visti un paio di anni fa per il tour di American Slang, un album che sì, ho amato, ma che esplorava il lato più soul/blues della band rispetto ai due capitoli precedenti che pur essendo meno controllati e precisi, suonavano come un’iniezione sternale di adrenalina.
La scaletta di quella sera faceva giustamente perno sui brani di American Slang e in seconda battuta su i pezzi di The ’59 Sound.
Il risultato fu un concerto ben suonato e divertente, ma forse un pizzico deludente rispetto alle mie aspettative.




Oggi a due anni di distanza, la band capitanata da Brian Fallon torna a calcare i palchi europei con maggiore grinta, maggiore dedizione e un grado di maturità di un certo spessore. E, diamine, le mie aspettative se le sono mangiate tre volte.
Partendo dal fatto che Handwritten è già il mio disco dell’anno da tipo quattro mesi, la performance di ieri sera è stata davvero un tuffo al cuore.
In un Alcatraz pieno ma non affollato, i Gaslight Anthem salgono in scena e per un’ora e quarantacinque minuti ipnotizzano il pubblico attaccando con la nostalgica Mae in un’atmosfera sospesa, dilatata per poi far esplodere la loro carica con The ’59 Sound, Handwritten, Old White Lincoln e il singolo spaccaculi “45”.
Fallon e soci sono cresciuti e si vede, non sono più quattro ragazzetti pieni di tatuaggi del New Jersey, sono gli eredi di Bruce Springsteen, di Tom Petty, dei Pearl Jam.
Dal vivo i Gaslight Anthem trasformano i pezzi che in studio risultano un pelino più freddi come Too Muche Blood, The Backseat o She Loves you in grandi momenti di pura emozione dimostrando di sapere gestire la materia che hanno per le mani, riarrangiando i brani perché funzionino alla grande anche nella loro dimensione live. Anche quando si concentrano puramente sull’aspetto tecnico, il risultato è rabbioso ma contenuto: i riff di chitarra sono schiaffi in faccia, sporchi nel suono quanto basta ma incisivi come sale gettato su una ferita.
Ma la vera chicca della serata, il mio momento cult per eccellenza è stato una variazione all’interno di un vecchio pezzo, tratto dal primo album, Angry Johnny and the Radio: Brian Fallon ha infatti attaccato a cantare Mr. Jones dei Counting Crows.

Ecco, sì, non mi vergogno a dirlo.
Mi sono pisciato sotto dall’emozione.

Questa la tracklist completa della serata:

Mae
The ’59 Sound
Handwritten
Old White Lincoln
“45”
Here comes my man
I’da called you Woody, Joe
Angry Johnny and the Radio//Mr. Jones
Film Noir
Howl
Casanova, Baby!
Miles Davis and the Cool
Keepsake
Blue Dalia
The Queen of Lower Chelsea
Drive
Too much Blood
Here’s looking at you, Kid
The Backseat

Encore:
She loves you
Mulholland Drive
1930
American Slang
Great Expectations

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