lunedì 29 ottobre 2012

The Bold Arrow of Time


Un paio di settimane fa, si è detto dell’ottimo lavoro in termini di grafica e illustrazione che quelli di ISBN Edizioni hanno prodotto per i loro special books. Un lavoro decisamente all’avanguardia rispetto alla stragrande maggioranza degli editori italiani.
Ma c’era già chi, dagli inizi del Novecento, questo tipo di approccio innovativo lo utilizzava bene.

  




Molto bene.

La casa editrice Bemporad, attiva dal 1890 circa, ha ricoperto un ruolo di rilievo all’interno del panorama editoriale nazionale e internazionale non solo per la qualità delle sue pubblicazioni - si parla delle edizioni originali di Pinocchio, Gian Burrasca, Pirandello, Il Giornalino della domenica, l’opera omnia di Emilio Salgari – ma anche per la resa grafica delle copertine dei libri.
Le copertine di questa casa editrice sono l’esempio lampante di come sia possibile coniugare con gusto un solido impianto grafico con un’illustrazione d’impatto e sognante.
Si respira fortissima l’impronta dell’Art Noveau – che nasceva negli stessi anni - e dell’influenza di artisti come Toulouse-Lautrec e Alfons Mucha, gente che ancora oggi viene presa a modello di riferimento. Non è un caso che Enrico Bemporad, deus ex-machina della casa editrice, fu insieme a Vallecchi a creare la Fiera Internazionale del Libro, usando come location l’Istituto Statale d’Arte di Firenze.

Tutto all’interno di queste copertine trova una sua dimensione di chiarezza, leggibilità e peso rispetto ai (numerosi) elementi della pagina.
In particolare un ottimo lavoro di ricerca e accuratezza è svolto sulle font: ricche, complesse e gustose nella loro freschezza.
Copertine che, nel caso dei romanzi di Salgari, trasudano avventura e mistero da ogni poro.
Vanno, cioè, a centrare in pieno l’obiettivo di ogni buona copertina.
Raccontare qualcosa prima ancora di aver sfogliato il libro.
Catturare lo sguardo del potenziale lettore che nella maggior parte dei casi, attraversa la libreria con fare distratto.



























Se pensate però che a far grande una copertina sia una tale ricchezza di immagini, cornici e font, vi sbagliate di grosso.
In Bemporad si riusciva a ottenere gli stessi risultati adottando anche un approccio diametralmente opposto. Un minimalismo grafico (frutto però di numerose ore di lavoro) che focalizza l’attenzione altrettanto bene.

Lavorare di sintesi, concentrandosi solo su due/tre colori, è spesso un processo lungo e faticoso, figlio di un’estenuante ricerca di quell’equilibrio che rende una copertina in un’ottima copertina.







Nel 1938, tra un treno in orario che arrivava e un altro che partiva, la Bemporad fu al centro di una campagna denigratoria a mezzo stampa, nonché di leggi razziali fasciste che portarono la casa editrice fiorentina prima a cambiare nome in Marzocco e poi a essere comprata nel dopoguerra da un certo signor Giunti.
Per chi è interessato a un approfondimento, può dare un'occhiata da queste parti.

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