lunedì 1 ottobre 2012

Riot Act


Quando tra vent’anni ci guarderemo indietro, una delle opere più importanti che hanno descritto in maniera più completa questi anni è DMZ.
Questa serie Vertigo - che immagina una seconda guerra civile americana che vede in  Manhattan una zona demilitarizzata divisa tra Stati Uniti d’America e gli Stati Liberi - ha mostrato con straordinario anticipo molte delle situazioni politiche e sociali che ci hanno investito in questi anni. Passando dall’undici settembre, alla crisi globale, a Occupy Wall Street, al disagio di un’America che si scopre un pezzetto sempre più divisa giorno dopo giorno.
L’occhio critico di Brian Wood si dimostra cinico e spietato come solo il più sincero degli amanti potrebbe fare. Dietro ogni palazzo storico abbattuto, ogni quartiere abbandonato, ogni persona lasciata indietro, ogni simbolo dato alle fiamme, si nasconde un profondo amore verso New York in una sorta di ammonimento per le prossime generazioni.
E non è un caso un finale così amaro, l’unico finale davvero possibile e credibile, dovrebbe essere preso a modello da tutta la classe politica (americana e non).
Il senso è: assumersi le responsabilità e le colpe.
Pagare le conseguenze dei propri errori.
Farsi da parte per permettere di andare avanti, muoversi verso il futuro.




Un grosso – in tutti i sensi – contributo al successo di DMZ è affidata alle mani di Riccardo Burchielli, toscano d.o.c, che ha rappresentato Manhattan con tanta precisione e ricercatezza come solo pochi altri disegnatori avrebbero potuto e saputo.
Ma c’è dell’altro.
Già, perché tra le strade della Manhattan demilitarizzata di Burchielli ci si può perdere e lasciando vagare l’occhio sulla pagina, si possono scoprire tanti piccoli segreti inscritti tra i graffiti che coprono ogni edificio, o quasi.
Inizia qui il nostro viaggio tra dediche ad amici disegnatori, citazioni metal, passione sportiva e dediche a persone che non ci sono più...


Cominciamo con una scritta che recita "Werther Rulz!", in omaggio - almeno, con buona probabilità - a Werther Dell'Edera, altro mostro sacro del disegno.




Ecco un paio delle tante, tantissime scritte dei tifosi della Fiorentina in trasferta a Manhattan.



Oltre al più classico dei "Forza Viola!" a destra, a sinistra vediamo il cartellone del sold out dei D.A.P. in tour. Non avete mai sentito parlare di questa band? Beh, è il gruppo in cui suona il basso lo stesso Burchielli.


Altro giro, altro poster.


Tra un Fuck! e l'altro, troviamo nuovamente lo zampino dei soliti facinorosi in maglia viola e fan dei D.A.P.



Quel "So long Zio Carlo" ci lascia pensare a una dedica commemorativa.



Qua invece questa scritta ci lascia pensare che... uhm, niente, è solo un insulto così.



Si parlava di citazioni metal, che sono anche in questo caso piuttosto numerose, così tra Pantera e Slayer, si trova anche un verso di Wherever I May Roam dei Metallica.


E sempre parlando di Metallica, altro omaggio in basso a destra. Ma in questo bar abbandonato, Riccardo ci tiene a segnalarci il suo passaggio. 


La guerra, si sa, è l'inferno. E quando tutto sembra perduto c'è solo una persona a cui puoi chiedere aiuto: Topolino.


Si sa che i tifosi della Fiorentina sputano e schifano non vogliono molto bene ai tifosi juventini. E Riccardo evidentemente non è da meno.
E chiudiamo quindi questa mini gallery con un'altra citazione musicale, una citazione che definirei obbligata.
Si tratta dei Rage Against the Machine, e questa è Take the Power Back.

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