Già il fatto che sia stato più intrigato dal corto che precede il film che non al film stesso, dovrebbe
dirla lunga su Brave, ultima fatica di casa Pixar.
Leviamoci subito da ogni
impiccio: è un bel film.
Ma è un bel film… Disney.
Se di nome fai Pixar, però
non ti può accontentare di essere un bel film Disney.
Attenti però, con
bel-film-Disney non intendo dare un’accezione negativa all’opera: Brave è una
storia ultra-classica dai valori morali ben dichiarati già dal principio che
porta a termine il suo compito nel miglior modo possibile.
E mi sta benissimo, il
target di riferimento è centrato in pieno. Le bambine di sette anni usciranno
folgorate da questa visione.
Il problema siamo noi
trentenni di oggi.
Ci siamo abituati a
prodotti come Monsters&Co., Ratatouille, Gli Incredibili, Wall-E, Up, Toy
Story, pellicole che parlano tanto ai bambini quanto a noi e ai nostri ricordi
d’infanzia. Speravamo di uscire dalla sala esaltati come bambini ancora una
volta, ma ne siamo rimasti delusi, come se ci avessero derubato qualcosa.
Con Brave (ma anche con i
due film di Cars) la Pixar ritorna al classico, che più classico non si può.
Fermo restando questa
premessa, il comparto tecnico resta di livello assoluto. Di gran lunga
superiore a qualsiasi altro studio di animazione, Dreamworks in testa.
A deludere – a prescindere
dal tipo di storia che hanno deciso di raccontare – è lo script alla base del
film un livello di sceneggiatura e dialogo che rispetto alle ultime produzioni
si è notevolmente abbassato (che poi la storia di un parente che diventa orso non l’avevamo già vista?). L’occhio della regia – che è passato in corsa da
Brenda Chapman a Mark Andrews – è giocato più sulla tecnica, impeccabile, che
non sull’emotività, al punto da risultare abbastanza freddo, quasi asettico.
Divertenti invece le due
citazioni nei tre clan rivali: Macintosh, per ovvi motivi, MacGuffin, in onore
del McGuffin di hitchcockiana memoria.
La sensazione è che anche
la Pixar abbia perso il ritmo, ma soprattutto le idee, considerato che negli ultimi
due anni hanno prodotto due seguiti (il terzo capitolo di Toy Story e il
secondo di Cars) e che un ulteriore sequel è previsto per l’anno prossimo,
Monsters University (che attendo trepidante come un bambino la notte di
natale).
Purtroppo la maledizione
di essere grandi è questa.
Quella di venire
bersagliati anche quando si fa un lavoro superiore alla media.
Dalla Pixar ci si aspetta
sempre un’evoluzione rispetto all’anno precedente, ma superare perle
come i già citati Ratatouille o Up è davvero difficile.
Dopotutto non ci è riesce
nemmeno Miyazaki che è un grandissimo e che gli voglio un sacco di bene, ma che
ammettiamolo: con ‘ste storie di ragazzine amiche di animali buffi e del
rapporto uomo-natura/natura-uomo ci ha sfracassato i maroni.
Insomma ho come la
sensazione che la nuova Pixar sia la vecchia Disney, soprattutto se ne escono
con una roba da far scoppiare il cervello come questa.
4 commenti:
A parte che Ralph spaccatutto pare una ficata, a parte che Brave - pur non essendo certo Monsters - è una ficata, La luna è una meraviglia davvero.
No, ma infatti Brave non è affatto brutto in senso generale. Diciamo che è mediocre in scala Pixar.
Che, oh, avercene di scale di paragone come la Pixar!
Io dico che questa voglia di migliorare ogni volta e' diventata la moda in America, in Dreamworks e Bluesky ma anche in Sony Imageworks l'atteggiamento e' lo stesso. Tutti loro hanno come riferimento i vecchi maestri Disney come Milt Kahl, Frank adn Ollie, Mark Davis and Co.
La Disney invece, dando per scontato che fosse the best forever, si era un po' lasciata andare sulle altevie (come dimenticare Michael Eisner che era riuscito a mandar via anche Roy, nipote di Walt, sostenendo che gli storyboard fossero quasi tempo sprecato). Pero' ho avuto la fortuna di parlare con Cris Williams, regista di Bolt, e altri animatori. I quali, decantando John Lasseter, dichiarano che la Disney si sta riprendendo qualitativamente. E in effetti si vede: sinceramente e' una bella guerra e noi siamo fortunati a esserci in mezzo!
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