venerdì 7 settembre 2012

Sleep now in the Fire


Batman: il Ritorno del Cavaliere Oscuro è un bel film.
Anzi, un ottimo film.


Quello che sicuramente non è, è un film sui supereroi.

In molti hanno criticato questo aspetto, o quantomeno hanno definito bizzarra questa scelta, e, intendiamoci, questa scelta, bizzarra lo è veramente.
Ma lo è nella misura del media con cui ci si sta confrontando, cioè quello cinematografico.
Se Nolan fosse uno sceneggiatore di fumetti, questo Ritorno del Cavaliere Oscuro, sarebbe stata una miniserie dal taglio autoriale alla Miller e sarebbe stata incensata e ricordata negli anni a venire: avrebbe probabilmente dato una nuova direzione al character, come fu per la già citata opera di Miller.
Christopher Nolan però è un regista che si trova a fare i conti con un pubblico diverso, con esigenze commerciali e narrative diverse e con delle responsabilità diverse.
Una grossa fetta di pubblico che va a vedere oggi Batman si aspetta lunghe scene di azione, di sparatorie, esplosioni, di scontri epici fra l’eroe e la sua nemesi.
Questa fascia di pubblico rimarrà fortemente delusa. Insomma, chi è in cerca di un film d’azione puro, non troverà quello che cerca – o lo troverà in scala molto ridotta rispetto al sostanzioso minutaggio della pellicola: qua si parla di politica, di giochi di potere e, in un senso più ampio, di filosofia.




Io, personalmente, da Nolan, non mi sarei aspettato nulla di diverso.
Quale sia il suo modo di vedere il cinema è materia nota a tutti.
Date Batman nelle mani a Michael Bay e avreste un uomo pipistrello che fa esplodere il Pinguino con un buffetto sulle guance.
Date Batman nelle mani di Roland Emmerich e avreste un uomo pipistrello che insegue Poison Ivy sulla sua bat-moto verso un inarrestabile uragano di fiamme attraverso una Gotham City che crolla a causa di un’eruzione di vulcano sotterraneo mentre uno tsunami gonfio di piranha sta per sommergere la città.

Se dobbiamo parlare strettamente di “fedeltà” del personaggio per come siamo abituati a vederlo sulle pagine a fumetti, allora la versione di Batman migliore resta quella del vecchio Tim Burton.
Un Batman eroico ma disturbato, che fa fatica a relazionarsi con la società e le donne, che si scontra con personaggi altrettanto disturbati e ambigui all’interno di una Gotham decadente, oscura e malinconica.

A partire dai mezzi di trasporto (paramilitari) che utilizza, dal costume che indossa fino all’ambiente in cui si muove, il Batman nolaniano aspira a essere l’equivalente della versione Ultimates dei Vendicatori (quantomeno nei cicli Millar&Hitch).
Cioè, almeno nelle intenzioni. 
Purtroppo per il buon Nolan è proprio da qui che cominciano i difetti di questo film.

Il Ritorno del Cavaliere Oscuro culmina con un gruppo di terroristi che occupa Wall Street il quartiere finanziario di Manhattan Gotham City e fa fuori in maniera sommaria, con un finto tribunale, la classe abbiente della città.
Insomma, non è poi così difficile richiamare questa situazione ai recenti scontri proprio a Wall Street, giusto?
Ecco, e allora all’interno di questo contesto così reale, a un certo punto (ri)compare Batman che comincia a menar le mani: è subito lampante un senso di alienazione verso quel personaggio che da protagonista del film diventa paradossalmente un pesce fuor d’acqua. A questa scomoda presenza, vanno tenuti in conto alcuni evidenti blackout di logica che purtroppo abbassano quella che nel complesso è un’ottima sceneggiatura, seppure a tratti debordante.
Esempi?

O anche.


Così per dire.

Dicevamo degli ingredienti per un buon film d’azione: sparatorie, esplosioni, mazzate ed epicità.
Certo, questi elementi ci sono tutti e sono tutti girati con straordinaria maestria, ma occupano solo una piccola porzione dell’intero film, che è perlopiù costruito sul dialogo.
Molti dei 166 minuti complessivi sono basati su gente che parla.
E questo non è strettamente un difetto, attenzione.
Lo diventa dal momento in cui i dialoghi diventano prevaricanti su tutto il resto, rallentando, appesantendo e incartocciando ritmo e trama in generale.
Nel secondo capitolo – quello indubbiamente più affascinante grazie anche al carisma di Joker/Heath Ledger – azione e lavoro psicologico sui personaggi era perfettamente calibrato: ognuno aveva il suo giusto spazio e il climax della vicenda veniva raggiunto in maniera armonica e galvanizzante.
In questo Ritorno c’è troppa carne al fuoco, troppe tematiche che finiscono per schiacciarsi i piedi tra loro: anche gli stessi personaggi – al di fuori di Bruce Wayne, di cui parliamo tra un po’ – vengono pompati per tutto il film salvo poi sgonfiarsi di botto nel finale.
Facciamo un piccolo esempio (chi non ha visto il film, non legga):
La rivolta di Bane e dei suoi ha una chiara matrice politica: si tratta di terroristi che vogliono sovvertire l’ordine delle cose, uccidere i ricchi e cambiare lo status quo della città. O almeno così ci viene raccontato per tre quarti di film: di fatto il grande piano si trasforma in una giga vendetta di Miranda Tate/Talia As Ghul nei confronti di Bruce Wayne/Batman che aveva ucciso il padre Ra’s Al Ghul nel primo capitolo della trilogia. E Bane? Niente, è solo uno che le va appresso con il cuore in fiamme, la maschera di ghiaccio e il suo carico di sfaccio.
E, attenzione, fino a quel momento era un cattivo d’eccezione: interpretato ottimamente da Tom Hardy, Bane è un personaggio forte, ben caratterizzato (voce a parte) a cui sarebbe bastato poco di più per trasformarsi in leggenda ma che invece si ferma al palo.

Questo ci porta a quello che secondo me è il tema portante della pellicola (oltre naturalmente al sottotesto politico), e cioè l’uomo dietro la maschera.
Bruce Wayne.
Il Batman di Nolan è un uomo decostruito, smontato pezzo dopo pezzo, a cui viene tolta ogni certezza, da quella personale a quella economica.
Un uomo tormentato dal dolore, dalla morte che l’ha sempre circondato, da un vuoto incolmabile, da una solitudine spietata e dal senso di colpa. Un uomo che vive non solo una crisi privata e umana piuttosto dolorosa, ma una crisi che coinvolge anche i suoi beni materiali, una crisi che lo vede privato di tutto.
Per molti versi questo film è il flusso della coscienza in crisi della società moderna americana: un tema altamente a rischio – soprattutto di questi tempi - ma affrontato a viso aperto e senza nemmeno troppi giri di parole.
A riemergere dal pozzo in cui è piombato (tanto a livello spirituale, quanto a quello strettamente fisico) non è Batman. È Bruce Wayne.
E Bruce Wayne una volta risalito dall’abisso cerca e trova la sua redenzione finale solo attraverso un sacrificio estremo o quasi.
In questo modo Nolan tira le fila di tutto ciò che ha intessuto nei capitoli precedenti e chiude i conti con il personaggio con il quale si è misurato negli ultimi anni.
Stilando un bilancio complessivo, si può dire che se il secondo episodio della saga è indubbiamente quello con più appeal, vuoi per la presenza del Joker interpretato in maniera magistrale da Heath Ledger, vuoi per una serie di raffinatezze registiche che hanno alzato l’asticella di una spanna (vedi la scena della rapina iniziale), ma questo Ritorno del Cavaliere Oscuro è indubbiamente quello più completo, a livello tecnico-tattico.
Il merito più grande di Nolan è quello di avere una visione d’insieme sconfinata, cuce le sue pellicole con una straripante potenza visiva, una potenza che al momento non ha nessun altro regista al mondo. Dirige con una classe e un’eleganza senza pari, gli attori non si risparmiano e danno il loro massimo e come ogni prestigiatore che si rispetti ti incanta e con l’altra mano ti nasconde il trucco: questo regista londinese ha l’indiscussa capacità di costruire uno spettacolo pirotecnico che ti permette di godere al massimo della visione del film.
Ti fa uscire dal cinema felice e soddisfatto.
Malgrado i suoi difetti.
Gesù… quale film non ne ha?



4 commenti:

Stargirl ha detto...

Eccol riallacciandoci al discorso di ieri, QUESTA è una bella recensione.

Tom ha detto...

Grazie! ;)

Francesca Paolucci ha detto...

Della trilogia quest'ultimo film è stato il mio preferito.

Tom ha detto...

Il cervello dice di sì, il cuore però va al secondo! :)