I siti musicali si
sbrodoleranno per un disco così.
Gli alternativi si
sbrodoleranno per un disco così.
La gente su Facebook si
sbrodolerà per un disco così.
Per qualità di produzione,
arrangiamenti e tecnica è indubbiamente meglio, ma tutto ciò che guadagna
in raffinatezza, lo perde in grinta e istinto.
Bestie è un disco
ambizioso, forse troppo, che per l’appunto farà sbrodolare gli esperti: i testi
– ora in italiano (scelta discutibile, considerato quanto invece funzionavano
in inglese) – sembrano scritti ad hoc per il premio Tenco e le sonorità
sono diventate molto più simili a Zen Circus e Pan del Diavolo (ma anche gli
ultimi Verdena). Per carità è pure normale, visto che con Zen Circus e Pan del
Diavolo ci hanno diviso il palco negli ultimi tre anni (ed è sempre meglio prendere spunto da loro che da Gigi D'Alessio), ma francamente questo
disco mi sa di qualcosa che ho già sentito.
Non brutto o suonato male.
Non brutto o suonato male.
Semplicemente niente di
nuovo.
Tutto il contrario di This
was supposed the future, che rappresentava – e rappresenta ancora – una
ventata di novità.
Per altro sono il solo a
trovare insopportabile il modo in cui il cantante arrota, allunga e distorce le
vocali? Ecco, tipo.

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