venerdì 20 luglio 2012

Gray goes Black




Sono quasi le cinque del mattino. 
I miei occhi sono ormai punte di spillo, ho bisogno davvero di dormire, se solo questa maledetta insonnia me lo permettesse. Guardare cartoni animati, film e serie tv è l’unica cosa che quantomeno mi aiuta a distendermi un po’. Questa notte a farmi compagnia è l’ultimo blu-ray della parodia di Star Wars fatta dai tizi della Robot Chicken: sono davvero uno spasso.
- Ma che cazzo ti stai guardando?! – esplode una voce cupa alle mie spalle. Non ho bisogno di girarmi per sapere di chi si tratta. E non voglio girarmi per impedire a Jerry di capire quanta paura mi ha messo in questo momento.
Sento le ginocchia cedere sotto i pantaloni.
Resto zitto per qualche secondo.
- Robot Chicken. Sai loro fanno questa parodia di Guerre Stellari che… - dico simulando indifferenza.
- So cos’è Guerre Stellari. –
- Ah bene, allor… -
- E mi ha sempre fatto cagare. –
Stacco la pancia che se ne stava mollemente incastrata tra la scrivania e la sedia girevole e mi volto verso Jerry Nole. Una striscia di luce velata di azzurro grigiastro taglia in due il suo viso: Cristo, sembra tagliato con l’accetta. Ho l’impressione che se colpissi il suo mento con un pugno, mi taglierei le nocche.
- Immagino che tu sia più un tipo da Crank, Transporter o Fast and Furious. –
- Oh, non sono qui per parlare di cinema. Di sicuro non con te. Sono pronti i miei documenti? –
- Non c’è bisogno di scaldarti. E…sì. I tuoi documenti dovrebbero essere pronti, sono ad asciugare nell’altra stanza, te li vado a prendere. Aspetta qua. Ah, se ti vuoi accomodare e guardare una puntata dei… - La rabbia dei suoi occhi mi si appiccica in fronte. – Come non detto. –
Quando ritorno nella stanza pochi minuti dopo, Jerry è di spalle che contempla il poster de Il Gigante di Ferro. – Ecco qua. – dico, tenendogli una busta di plastica trasparente chiusa da un elastico. – Ci sono tutti i documenti che mi hai chiesto. Il pacchetto completo prevede anche un conto in banca con duecento dollari dentro, alcuni certificati medici fittizi e un paio di note sul registro della polizia. –
A queste parole, Jerry diventa un blocco di marmo.
- Mmh? –
- Si tratta di qualche multa per divieto di sosta, niente di che. Aggiunge un tocco di credibilità alla sua nuova vita… signor Sark.
Jerry straccia la busta con le sue dita forti e nervine e controlla i documenti. La sua bocca s’increspa in quello che dovrebbe essere una specie di sorriso.
- Ottima qualità, davvero: nemmeno l’FBI saprebbe notare la differenza. Costi parecchio, ma devo dire che te li meriti tutti. –
- Lo so. –
- E’ vero peccato, allora, che tu non te li possa godere. –
- C-come, scusa? –
Jerry tira fuori la sua pistola, l’occhio vacuo della canna mi guarda con un’intensità tale che un brivido ghiacciato mi percorre la schiena.
- Andiamo, lo sai come vanno queste cose. Fai tanto l’esperto e ancora non l’hai imparato? Il cattivo va dal falsario, dal tecnico, dal chimico, da chi cazzo vuoi tu, e al momento del pagamento, l’accordo salta e il cattivo uccide lo sfigato di turno. Semplice, no? –
- Non fa una piega. – Sorrido con amara ironia. – Se è per i soldi te li puoi anche tenere. Vorrà dire che per questa volta avrò lavorato gratis. Cosa credi, che andrò alla polizia a denunciarti?
- Sai… non avevo programmato di ucciderti. Voglio dire, sono nella merda fino al collo, perché complicarsi la vita? Il problema non è che tu mi abbia visto in faccia, il problema è che sai come mi chiamo. Come mi chiamo realmente, dico.
Non è così… Eugene? –


(continua)

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