venerdì 13 luglio 2012

Tiny grain of truth

(segue dall'Atto primo)




- Windom Earle? – domanda guardandomi.

I suoi occhi ci impiegano qualche secondo prima di abituarsi alla penombra del mio scantinato. Non coglie la citazione nascosta nel mio pseudonimo. È evidente che non mi abbia riconosciuto. Come potrebbe dopotutto? Da ragazzino ero uno scricciolo, pensavo sì e no cinquanta chili: vent’anni dopo il peso è quasi raddoppiato. Troppa vita sedentaria e scarsa propensione alle attività all’aperto, suppongo.
E poi naturalmente c’è la barba: spessa, ispida, screziata di un rosso mogano se vista sotto una certa luce, punteggiata dalle briciole dell’ultimo pacchetto di Cheez-It finito un’ora fa. Con un movimento quasi inconscio mi piazzo davanti al pc che sto usando per scaricare tutti i cinquantadue numeri 1 del reboot dei fumetti DC. Come se Jerry, vedendo cosa sto facendo, possa ricollegarmi a quel ragazzino che pestava un giorno sì e l’altro pure.
- Chi lo cerca? – domando io, sapendo già la risposta.
- Adam Mayhew. Ho bisogno del tuo… talento. – dice.
Interessante… Un nome falso. Sei partito con il piede sbagliato, Jerry. L’istinto mi dice di mandarlo via: non sono arrivato ad avere un conto a cinque zeri in banca rischiando la vita come un qualsiasi criminale da strada. Il tuo campo è la rete, mi dico.
- Il suo pc ha forse qualche problema, Mr. Mayhew? –
- Taglia corto, ciccione. So benissimo cosa fai qua. Ho avuto il tuo nome dal coreano. –
- Mmm… okay. Allora il coreano le avrà anche detto che i miei talenti sono molteplici. E soprattutto piuttosto… come dire… -
- Costosi, lo so. Ci sono le parole, usiamole. Ho bisogno di un pacchetto completo. Nuovo nome, nuovi documenti, nuova tessera sanitaria, patente. Tutto ciò che è necessario per lasciare il paese, insomma. –
- Ritorni con quattro fototessere. –
La mano di Jerry scatta come un coltello a serramanico e s’infila nella tasca della giacca per estrarne un secondo dopo una lunga strisciolina di carta lucida su cui è stampato per quattro volte il suo volto inespressivo. Me la mostra, tenendola stretta fra l’indice e il medio della mano destra.
- Bene. Le può appoggiare lì sopra. –
Jerry inchioda quei suoi occhietti piccoli sulla scrivania affollata di roba; sbuffa come un cinghiale che sgrufola nel terreno. Non prova neppure a nascondere il disgusto con cui fissa la tazza di The Big Bang Theory o l’action figure di uno degli 88 Folli. Immagino che non sappia cosa siano neppure lontanamente, per lui sarà solo spazzatura da freak.
- Bene. Ci vediamo tra due settimane. – Dico radunando tutta la freddezza che possiedo.
- Due settimane un cazzo. – Ringhia Jerry Nole-Adam Mayhew. – Se non ti fosse ancora molto chiaro, devo sparire dalla circolazione il prima possibile. Al massimo dopodomani. –
Dalla tasca dei pantaloni tira fuori una spessa mazzetta di presidenti morti. La appoggia vicino alle fototessere.
- Questo è il doppio del tuo compenso. Ed è solo un anticipo. Alla consegna te ne becchi altrettanti, intesi? –
Hai proprio fretta, eh? Chissà che cosa hai fatto da dover sparire così di corsa? Sei andato a letto con la figlia del boss? O forse una rapina andata storta?

- Immagino che dopodomani possa andare bene. – rispondo serrando le mascelle.

(continua)

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