martedì 17 luglio 2012

The Man who Sold the World - reprise


Il piano di Victor prende forma: lui e il banchiere sono diventati buoni amici. Durante una delle loro numerose uscite, Victor a un certo punto si fa “scappare” una confidenza. Suo cugino, che lavora in una stazione telegrafica, sarebbe in grado di sapere con un certo anticipo i nomi dei cavalli vincitori di qualunque corsa. Tentato dalla prospettiva di un guadagno facile, l’uomo accetta. E vince. Tutte le volte. Si tratta pur sempre di piccole somme, ma poco importa. Scommessa dopo scommessa, Victor lo persuade a fare il salto di qualità.
Il banchiere fa allora una grossa puntata. 
Ma quelle decine di migliaia di dollari al botteghino delle scommesse non ci arriveranno mai. Svaniscono nel nulla insieme a Victor. Un trucchetto tanto semplice quanto geniale che anche in questo caso non viene denunciato perché per il banchiere sarebbe stata un’ammissione di truffa ai danni dei bookmaker. Qualche anno più tardi l’industria di Hollywood si sarebbe basata su questo trucchetto per uno dei suoi film, una pellicola di discreto successo intitolato La Stangata con  Paul Newman e Robert Redford.
 Per Victor, dopo molti anni in giro per gli states, è giunto il tempo di ritornare a casa. 
Ed è proprio qui che l’uomo mette a punto la truffa che lo farà entrare nella leggenda.

È il 1925 e la Francia si sta riprendendo dalla Prima Guerra Mondiale, Parigi sta vivendo un momento di grande subbuglio, culturale e sociale. Una mattina, seduto a uno dei tavolini del bistrot che solitamente frequenta, Victor sfoglia il giornale. In particolare c’è una notizia che cattura la sua attenzione: la manutenzione e la verniciatura della Torre Eiffel  stanno assumendo dei costi esorbitanti. Talmente alti che sembra impossibile continuare a tenerla in piedi.
Victor allora comincia a pensare. E pensare. E pensare.
Nel giro di qualche settimana si procura dei documenti governativi fasulli che lo attestano come funzionario statale incaricato di vendere la Torre Eiffel. Lustig chiama l’Hotel de Crillion e organizza un incontro con i sei principali commercianti di ferro della Francia.
All’appuntamento Victor si presenta come l’assistente del direttore generale del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni.
 “Come tutti voi sicuramente saprete – dice – la Torre Eiffel era il simbolo dell’Esposizione Universale dell’89 e lo smantellamento era già in programma sei anni fa. Solo un evento atroce come la guerra ci ha fatto ritornare sui nostri passi. Ma oggi le forti spese indotte dalla manutenzione, ci costringono a demolirla. Questa nostra scelta è vincolata da un segreto di stato, che, sono certo, rispetterete senza farne parola alcuna”.
Andre Poisson è da subito il candidato ideale nel piano ordito da Victor. La moglie dell’imprenditore resta invece perplessa da tanta segretezza e da tanta fretta. Ma lo sappiamo, Victor è uno che pensa a tutto. E la sua risposta fa scattare la trappola.
Lo stato non ha dato abbastanza fondi a Victor per finanziare una trattativa più lunga e quindi è suo interesse concludere il più in fretta possibile, considerato che il suo stipendio era troppo basso rispetto alla portata dell’evento.
Poisson intuisce di trovarsi davanti a un funzionario corrotto che gli sta chiedendo una bustarella: fiuta l’affare e insieme ai soldi per la torre, aggiunge un cospicuo “extra” per Victor. Quella sera Lustig e il suo complice Robert Tourbillon saltano sul treno per Vienna e spariscono dalla circolazione.
E anche stavolta nessuna denuncia viene sporta, l’onta della vergogna sarebbe troppa per i coniugi Poisson.
Victor si fa spavaldo e passati sei mesi riprova la stessa truffa, ma stavolta il meccanismo si inceppa e l’uomo è costretto alla fuga.
E dove ritornare se non in America?

Qui Victor conosce il criminale più ricercato d’America, Al Capone. L’uomo più pericoloso dell’intera nazione. Ma nemmeno questo ferma Lustig che propone al boss una partita di alcolici per il valore di cinquantamila dollari: anziché garantirgli la merce, Victor deposita i soldi in banca per un paio di mesi. In quei giorni Victor pensa a come trarne il maggiore vantaggio, ma forse per paura o più semplicemente per astuzia, fa ritorno da Capone dichiarando che l’affare è saltato e restituendo il denaro: impressionato dall’onestà di Victor, lo ricompensa con una somma di cinquemila dollari. Ancora una volta Lustig è caduto in piedi.
Passano alcuni mesi in cui Victor mette a punto la truffa della macchina copiatrice. Venduta alle sue vittime per 30.000 dollari, questa macchina è in grado di produrre banconote da cento dollari ogni sei ore. Peccato che produca appena due biglietti nell’arco di dodici ore, dopodichè stampa solo carta bianca. Un giorno però a Victor è più che sufficiente per scomparire. Non lo è quella volta, in cui prova a truffare uno sceriffo dell’Oklahoma cercando di vendergli la sua “money box”.

In carcere però ci resta solo qualche settimana.
Il giorno prima del processo, Lustig riesce ad evadere. 
Ma la sua libertà dura appena 27 giorni. Al momento della cattura si trova a Pittsburgh, si dice che stia riorganizzando il vecchio giro di contraffazione di banconote. 
La condanna è senza appello. 
Vent’anni. 
Da scontare nel carcere di Alcatraz.
È il 1934.

Tredici anni più tardi, l’11 marzo 1947, la vita dell’uomo che ha venduto la torre Eiffel per due volte si spegne a causa di una polmonite, non prima però di aver stilato i dieci comandamenti del Truffatore.


  • Impara a essere un ascoltatore paziente (è questo a fare la differenza, non la parlantina veloce).
  • Non sembrare mai che ti stia annoiando.
  • Aspetta sempre che sia l’altra persona a rivelarti le sue idee politiche. Poi condividile.
  • Aspetta sempre che sia l’altra persona a rivelarti la sua fede religiosa. Poi condividila.
  • Accenna appena a parlare di sesso ma non proseguire oltre, a meno che l’altra persona non mostri un forte interesse.
  • Non discutere mai di malattie, a meno che non sia per un particolare motivo.
  • Non ficcare il naso nelle situazioni personali dell’altra persona. Tanto alla fine te li racconterà comunque.
  • Non vantarti mai.
  • Cerca di essere sempre curato e mai in disordine.
  • Non ubriacarti mai. 

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