lunedì 9 luglio 2012

Il mondo gira su sé stesso, io faccio lo stesso, cambio le lenzuola e non ci penso più.

Capita che un sabato mattina decidi di prendere la bici e andarti a fare un giro in centro, pur sapendo che è il primo sabato dei saldi estivi. Capita però che mentre sei lì che cammini senza pensieri, evitando la folla, ti arrivi una di quelle telefonate che speri non arrivino mai.
Quelle che ti dicono che qualcuno che conosci, improvvisamente non c’è più. Capita allora che ti senti un completo idiota a provarti un paio di pantaloncini corti a scacchi. E poco importa che quella persona non la vedevi da un pezzo e che i rapporti non erano poi così stretti: una strana sensazione di disagio ti si appiccica addosso e non mica semplice togliersela via.
E allora capita che alla fine di una giornata che sembra interminabile, decidi di vincere la tua innata pigrizia, ti infili in macchina e parti.

Il Summer Fest di Varese è, diciamolo subito, un luogo abbastanza pezzente: un parchetto di dimensioni ridotte che fa da anticamera al campo di rugby poco distante. A incorniciare il modesto palco, c’è qualche bancarella, l’onnipresente baracchino dei panini con la salamella, i tavoloni di legno lunghi e appiccicosi e l’angolo del gelato. Mi aspetto da un momento all’altro l’annuncio della lotteria di beneficenza, primo premio un prosciutto cotto intero. L’atmosfera è quella classica della festa di paese, punto di ritrovo per famiglie, anziani e bambini: l’impressione è che quasi nessuno sia lì per il concerto e che nemmeno sappia chi sia quel giovane coi baffi che verso le dieci e tre quarti sale sul palco e comincia a cantare.
Quel giovane coi baffi è Dario Brunori, un cantautore che qui in bottega gode di una stima pressoché infinita. Insieme alla sua Brunori Sas (nome che ha preso dal cementificio che ereditò alla morte del padre) mette in piedi un concerto vivo, sincero, nazionalpopolare, come lo definisce lui stesso.


Brunori è un personaggio atipico nel panorama cantautoriale italiano. È atipico perché autentico, spontaneo, naturale: non si perde in citazionismi di sorta per sembrare più colto, non spara minchiate a caso travestendole da metafore filosofiche pretendendo poi di spacciarle come verità universali (un nome A CASO: Vasco LOL Brondi), non ammorba tirando dei pipponi tanto belli quanto noiosi.
In scena Brunori è istrionico, non si prende sul serio nemmeno a provarci: maschera la malinconia di cui sono pervasi i suoi testi con la comicità del clown, che rivela la sua anima da solo davanti allo specchio mentre si strucca. Lo si nota dalle piccole sfumature, dai dettagli, dallo sguardo appena accennato al cielo, da quel sopracciglio alzato quando canta il primo ritornello di Come Stai.
Profondamente legato alla sua infanzia e alla nostalgia che evidentemente ci imbriglia al passato, Brunori traccia delle storie dai contorni agrodolci, che strappano dei sorrisi amari. Come avevo già sottolineato, l’influenza musicale e stilistica di Rino Gaetano è molto presente ma pian piano si sta slegando dal suo maestro e sta assumendo sempre più una propria identità, ben definita.


Per tutto il tempo passato tra un hot-dog e una birra seduto al tavolo di legno, mi sono chiesto che ci facesse uno come Brunori in un posto del genere: la risposta me l’ha data lui sul palco. Le sue canzoni fondamentalmente parlano della stessa gente presente quella sera, “poveri cristi” che si trovano alle prese con i problemi di tutti i giorni: lutti, disoccupazione, cambiali, sogni impossibili, illusioni, amori interrotti. Lo conferma anche il pezzo con cui chiude la sua esibizione, Stella d'argento, cover di un brano di Gino Santercole del 1964 (e già presente nel suo primo album) e che idealmente riunisce un pò tutte le fasce d'età presenti. Così, dopo quasi un’ora e mezza di musica mi volto dalla mia posizione in prima fila e vedo che si è radunata una piccola folla che ha cantato a squarciagola, segno che forse mi sbagliavo e che tante di quelle persone erano venute davvero per lui.

Capita allora che durante il viaggio di ritorno, ti riemergano un sacco di ricordi di quella persona che non c’è più, ma che all’improvviso quella sensazione di disagio è sparita, sostituita da un’altra sensazione, una sensazione che sembra esserci sempre stata. Che se pure la vita ti prende a calci, continua a esserci, anche se a volte si nasconde a fondo.

2 commenti:

Stargirl ha detto...

Grazie.

Queen B ♛ ha detto...

:*
che bel post
mi dispiace per la tua perdita