lunedì 18 giugno 2012

Holy Shit


Ecco. Redneck Randal è più o meno il lettore medio di Frank Miller oggi. Il lettore tipo che entrando in libreria insieme alla biografia di Cassano, butterebbe 20 euro per Holy Terror, pubblicato in Italia come Sacro Terrore da Bao Publishing.


Ti amo, coglione.
La trama in breve (ma che risulta comunque più lunga delle battute complessive dell’intero volume): un supereroe cupo e tenebroso chiamato The Fixer e la sua rivale di nome Gatta Ladra, durante un inseguimento che ha dei risvolti sessuali, scampano per un soffio all’esplosione di una bomba fatta detonare da Al-Qaeda che fa parte di un attentato su scala più ampia per distruggere l’intera Empire City al grido di Jihad. The Fixer si farà strada a suon di cazzottoni, proiettili, gas e pessime battute da film di serie Z per sconfiggere la minaccia araba.

Poche palle, questo è un fumetto razzista, becero e qualunquista, che potrebbe essere stato scritto da qualsiasi zoticone della lega nord con una canottiera bianca e una parlata biascicata.
Che Frank Miller non sia mai stato un autore dichiaratamente di sinistra, non è certo un mistero, ma il problema di questo Holy Terror è che propaga un dichiarato odio verso il mondo arabo a prescindere, senza fare distinzioni di sorta tra i terroristi di Al-Qaeda e una popolazione, una cultura che con i terroristi non ha nulla a che spartire.
Qua non si tratta né di retorica, né di perbenismo, Frank Miller sputa rancore e veleno in maniera del tutto immotivata: e non si tratta nemmeno di una rabbia incontrollata post 11 settembre, perché da quel giorno sono passati 11 anni. Avrei giustificato un libro del genere se fosse uscito dieci anni fa, quando ancora la ferita era aperta e sanguinante: con così tanta storia trascorsa da allora, da un autore come Frank Miller mi aspetto un’analisi più fredda e riflessiva. Che, attenzione, non si tratta di una storia dove ci sia a tutti costi del buonismo e che sì, siamo tutti un po’ cattivi e siamo tutti un po’ buoni. No.

Si tratta di mettere in piedi un’opera che esponga, motivi e giustifichi le tue ideologie politiche, e non, in maniera onesta e articolata. Il Cavaliere Oscuro di Miller è un’opera di straordinaria importanza e di certo non esprime dei valori tendenti a “sinistra” (se di sinistra e destra si può parlare, badate bene), eppure in quel caso Miller è riuscito nel suo intento di far capire i suoi assolutismi e il suo modo di vedere. Un autore del suo calibro non può permettersi uno scempio come invece è Holy Terror, proprio perché ha una responsabilità nei confronti di chi legge fumetti e delle nuove generazioni di lettori: e allora non si può proprio fare un fumetto dove gli arabi sono tutti degli stronzi e vanno fatti fuori tutti sennò ci ammazzano loro a noi. Non quando avrebbe potuto partire dallo spunto finale, che poteva essere sicuramente più interessante e cioè quello del terrore (citato nel titolo) che ogni attacco terroristico, ogni scontro tra mondi e culture diverse, si può insinuare in ognuno di noi e restarci aggrappato anche a distanza di tempo.
La sensazione, che è più che altro un dato di fatto, è che il vecchio Frank si sia rincoglionito: da quella porcata galattica del film di 300 (la versione a fumetti, seppure sempre tendente a destra) a quello stupro che è stato il film di The Spirit del mai troppo compianto Eisner, passando poi per quella storia in cui accusava i manifestanti di Occupy Wall Street di essere dei ladri e degli stupratori, Miller le sta toppando tutte.
Oppure non si è per nulla rincoglionito ed è invece uscito con un libro volutamente fascista per suscitare scandali in tutto il mondo e fare in modo che se ne parlasse e che vendesse qualche copia in più. Per quel che mi riguarda mi ritengo piuttosto orgoglioso di non aver buttato un euro per questo Sacro Terrore e anzi di averlo scaricato illegalmente.
Il tipico rifugio che una cellula di Al-Qaeda costruisce sotto
le metropoli americane.
E per chiudere questa stroncatura in maniera definitiva diciamo pure che: con il suo Sin City, Miller ha dato un nuovo significato all’uso bianco e nero, destrutturando la tavola e delineando forme e contorni solo attraverso l’uso dei chiaroscuri (peraltro grossa parte di questa tecnica l’ha mutuata dai lavori di Breccia e Buzzelli) ma da allora non ha saputo evolversi. Anche in questo Holy Terror, Frank Miller non osa più di tanto, anzi molto spesso si ferma prima: in certi casi diventa perfino difficile comprendere cosa si sta osservando (tipo ma che diavolo è il covo dei terroristi?!). Se a Tim Burton non perdono il suo essersi sedimentato su filmetti banalotti e convenienti, perché dovrei perdonare a Miller di ripetere ad libitum la stessa cosa?

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