mercoledì 13 giugno 2012

Angry Johnny and the Radio

In seguito all’uscita del film di John Carter targato Disney, anche il mondo del fumetto ha deciso di dare alle stampe la sua versione dell’opera. Edito da Panini Comics, primo di una serie di cinque volumi, l’adattamento a fumetti del primo romanzo della saga di Edgar Rice Borroughs porta le firme di Roger Langridge e Filipe Andrade.


Spariamola subito grossa:  di questo volume si salvano solo i disegni. Il portoghese Andrade è l’ennesima riconferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il futuro del fumetto è destinato a parlare latino (Amen. No, aspetta, non quel latino). Andrade va diretto a ingrossare le fila di talenti insieme a Sandoval, Fernandez, Roca, Pedrosa, Lafebre, i gemelli Moon&Bà, Guarnido e molti altri ancora.

Nel John Carter di Andrade il pennino frusta la carta con un tratto dinamico, evasivo, nervoso. Le figure femminili sono sinuose, fluide: sgusciano attraverso la pagina come bisce in cerca di riparo, al contrario i personaggi maschili sono nodosi come alberi di ulivo, stretti in fasci di muscoli tesi che spezzano la quarta parete come catene che li ingabbiano. Sicuramente tra i riferimenti visivi di Andrade non mancano Egon Schiele, Claire Wendling (che a sua volta fa riferimento a Schiele) ma anche a Peter Chung e al suo Alexander.
Se il John Carter rappresentato da Frank Frazetta è un eroe muscolare, taurino, la versione di Andrade è più snella ed elastica ma che riesce ugualmente a imporsi e a svettare per grinta e virilità. Questo artista portoghese sa dosare in maniera equilibrata i chiaroscuri, senza esagerare in un verso o nell’altro, per dare una sufficiente drammaticità alle scene madre e delega al colore il peso delle atmosfere. Un lavoro suggestivo e visivamente splendido che pesca a piene mani i lavori del già citato Frazetta: senza arrivare a quei picchi di pastosità del colore, Sunny Gho porta a casa il compito in maniera ottimale.

Passiamo ora alle dolenti note. E allora spariamola ancora più grossa.
La storia è semplicemente disastrosa.

Prima che qualche fan accanito del buon Borroughs inizi a berciare trasformandosi in una scimmia urlatrice che lancia le proprie feci sul monitor, facciamo una grossa precisazione. La storia raccontata in questa versione a fumetti è disastrosa.

Su quanto lo sfortunato John Carter sia stato cannibalizzato negli ultimi cento anni da praticamente tutti quelli che hanno avuto a che fare con la fantascienza (ultimo in ordine di tempo James Cameron con il suo Avatar), è ormai un dato già ampiamente appurato e su cui non voglio nemmeno approfondire, ma in questo adattamento Roger Langridge buca clamorosamente lo spirito originario dell’opera.

Non c’è lirismo, non c’è epicità, non c’è affezione ai personaggi. Spesso la narrazione è confusa e poco chiara, soprattutto per chi non ha letto i romanzi: alcuni snodi della storia sono raccontati con eccessiva fretta e superficialità, le vicende prendono delle impennate improvvise che creano confusione e costringono il lettore a tornare indietro e rileggere più attentamente, come se si fosse perso qualcosa. Probabilmente ci sarebbe voluto un numero maggiore di pagine a disposizione per raccontare tutto con un maggiore respiro, ma anche volendo cercare una giustificazione alcune forzature narrative sono davvero lampanti e fastidiose.
Questo volume è il primo di cinque: sinceramente dopo un esordio così in salita, anche a fronte di un’ottima qualità del disegno, sarà difficile investire una cinquantina di euro (complessivi) su questo prodotto.
Insomma, un vero peccato.

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