lunedì 14 maggio 2012

Non importa quanto angusta sia la porta, quanto impietosa la sentenza, sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima.


Mai pianto per una finale persa. Né per uno scudetto sfumato all’ultima giornata. Non posso nemmeno ritenermi uno di quei tifosi sfegatati che passano la domenica chiusi in casa: raramente guardo giocare la Juve, anche perché di solito quando accade, la squadra perde. Sfidando questa maledizione, me ne sono partito in una fredda serata di fine gennaio per andare a Torino e vedere Juventus-Roma, quarti di finale di Coppa Italia. A trent’anni suonati, credo che questa sia stata la mia prima partita ufficiale mai vista in uno stadio. Ed è stato lì, proprio davanti ai miei occhi, seduto a pochi metri dal campo che l’ho visto, incredulo. Il primo gol di Alessandro Del Piero allo Juventus Stadium. Un’emozione fortissima, indelebile.
Ed è tornando indietro a quel giorno che ieri pomeriggio, sul divano, ho pianto. Vedere uscire Del Piero dal campo, salutato da compagni, avversari e tifosi è stata la cosa più bella del calcio che ho mai visto. Lontano anni luce da scommesse, favori arbitrali, intercettazioni, tifosi violenti, risse, ieri si è visto uno spettacolo che non rivedremo più. L'abbraccio di uno stadio intero che non vuole smettere di vedere sul suo terreno di gioco un talento straordinario. Del Piero è stato il primo grande giocatore che ho seguito dai suoi esordi, quando ancora al calcio preferivo i Lego (ma che dico?! Li preferisco tutt’ora!), fino alla fine della carriera. Perché per me la carriera di Del Piero, se anche proseguirà altrove, sarà finita quest’anno. Ha segnato la fine di un’era: un’epoca in mezzo a cui c’è stato tutto quello che ci doveva essere, un miscuglio di emozioni che hanno reso Del Piero non solo un calciatore fuori dal comune, ma una persona fuori dal comune. In un mondo dove comandano i soldi, il business, il dover vincere sempre e comunque, lui è sempre rimasto coerente: ha sempre anteposto il bene della squadra al suo. Perché per lui poter giocare con la Juventus è sempre stato un sogno: lo è stato quando a 18 anni venne a Torino dal Padova, lo è stato quando si è alzato dalla panchina e ha segnato contro la Reggiana, lo è stato quando ha vinto lo scudetto, lo è stato quando macinava gol in Champions, lo è stato quando ha alzato la coppa dalla grandi orecchie. Lo è stato anche quando guardava gli avversari alzarla, quella coppa. Lo è stato persino quando la squadra è scesa nell’inferno della B. Nello sport, così come nella vita di tutti i giorni, continuare a credere in qualcosa, anche quando sei il solo a farlo è quello che contraddistingue un uomo da un campione.

Comunque vada a finire, grazie Capitano.

2 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Non sapevo neppure che fossi juventino, pensa te.
Comunque, grande Del Piero.
Anche se per me il numero uno resterà sempre Baggio.

Tom ha detto...

Eggià, sono un vecchio gobbaccio, che ci vuoi fare! Baggio è stato un altro grande, uno che ha raccolto meno di quel che meritasse realmente: beffato dal destino di un rigore maledetto...
Senti ma allora venerdì ci si becca?!