venerdì 18 maggio 2012

I leaned against a Bark of Birch and I breathed the Honey Dew

Uno dei miei due ricordi di infanzia più immediati era il brick del succo di frutta Billy all'arancia rossa (quello con l'arancia che si cibava della sua metà, per intenderci).
L'altro invece era il Giornalino.
Avendo passato gli anni dall'asilo e delle elementari dalle suore, era una specie di crocevia dal quale era impossibile non passare: malgrado si trattasse (e si tratta ancora oggi) di un prodotto di matrice cattolica, conteneva dei fumetti davvero pazzeschi. Ci disegnavano gente come Tacconi e Toppi (che all'epoca snobbavo bellamente), Cavazzano, Jacovitti e parecchi altri maestri: ma soprattutto c'erano Pinky e Giorgione, creati da Massimo Mattioli. Uno dei fumetti più assurdi, fuori di testa, surreali che abbia mai letto. Bisnonno di prodotti attuali come Spongebob o Adventure Time, per capirci.
E poi che succede?
Succede che arrivano le scuole medie e il mio rapporto con la religione (e il mondo che ne ruota attorno) inizia a cambiare: del Giornalino non ne resta più traccia, se non qualche vecchia copia chiusa da qualche parte nella casa su in campagna.


Tutto questo per dire che Oggi, a distanza di vent'anni all'incirca, sulle pagine del Giornalino compaio anche io. 
Io. Sulle stesse pagine di una rivista con cui tutti i più grandi autori italiani si sono misurati. 
Se ci penso, non mi sembra nemmeno vero.


La serie, realizzata in copia con Giuseppe Ferrario, che non smetterò mai di ringraziare, si chiama Famiglia Betulla: sono delle tavole autoconclusive mute che raccontano la vita selvatica di montagna, quando da giovincelli si andava alla scoperta del mondo, passeggiando in mezzo alle ortiche con i pantaloncini testicolari e cacciando cavallette salvo poi ritrovarsi aggrappate sul collo mantidi religiose formato Godzilla (storia vera).







Tra l'altro, cosa che onestamente non credevo, sul Giornalino continuano a pubblicare materiale di grande qualità come Gargoils di Filippi ed Etienne o Per questo mi chiamo Giovanni di Claudio Stassi (basato sul libro omonimo di Luigi Garlando). 

2 commenti:

Stargirl ha detto...

proud of you! ;)

Tom ha detto...

Oh stop it, you.... :)