martedì 21 febbraio 2012

So when you drive and the years go flying by, I hope you smile if I ever cross your mind...

Avete mai visto Patch Adams, quel film interpretato da Robin Williams sulla storia (molto romanzata) dell’inventore della clown terapia? Beh, in quel film c’è un passaggio che mi ha sempre colpito molto: è lo sfogo carico di rabbia, frustrazione e ammirazione di Philip Seymour-Hoffman (compagno di corso di Adams) nei confronti del “rivale”. L’uomo “rimprovera” Adams di essere un talento naturale: uno di quelli a cui non serve studiare per ore, tutte le notti chino sui libri, per diventare un grande medico. No, Patch si può permettere di andarsene a zonzo, di fare ciò che vuole, perché per lui la medicina è come se l’avesse già dentro. Come se sapesse già tutto, d’istinto.
Bene quello stesso, misterioso e indefinito talento naturale io l’ho trovato qualche giorno fa nel libro “La Profezia dell’Armadillo” di ZeroCalcare. Come tanti altri anche io ho scoperto questo autore sul Canemucco e saltuariamente mi è capitato di leggere alcune delle sue storie brevi sul suo blog. Così quando si è presentata l’occasione non ho aspettato nemmeno un secondo per acquistare online il libro “La Profezia dell’Armadillo” prodotto da Makkox.
Al di là dell’ottima qualità del prodotto finito (carta di qualità, buon confezionamento), questo volume è un vero gioiello. E lo è per diverse ragioni.


È un libro divertente, che strappa sorrisi autentici e un sacco di risate sguaiate, di quelle che sbotti all’improvviso, che tu sia da solo a casa o in metropolitana all’ora di punta.
È un libro che fonde il racconto autobiografico con l’universo del fantastico, in cui il mondo immaginario dentro testa di Zerocalcare prende forma attorno a lui. Sia che si tratti dell’armadillo o della sua coscienza, o perfino di amici e parenti: tutti vengono rappresentati attraverso icone pop che per l’alter-ego dell’autore hanno una certa valenza affettiva.
Ma questo non è un libro che fa ridere e basta. È un libro profondamente malinconico. Parla del tempo che passa, di ciò che è stato: di tutti quegli errori che abbiamo visto arrivare ma che non abbiamo fatto nulla per fermarli. Parla con la nostalgia di chi almeno per un momento vorrebbe tornare indietro. Parla della mia generazione, quella che ha pianto Cobain con tre anni di ritardo, delle mani sempre in tasca, del walkman nelle orecchie e degli sguardi persi oltre i finestrini del tram.
Zerocalcare raccoglie una serie tante piccole storie brevi di quattro, cinque, sei tavole (ma a volte anche meno) che come tanti piccoli frammenti, tanti ricordi dolci e amari, tutte perfettamente godibili in maniera a sé stante, confluiscono in un unico grande romanzo della memoria.
Per farla breve, La Profezia dell’Armadillo è un libro che non finisce dopo le sue 136 tavole: ti resta dentro ancora per un bel pezzo con una strana sensazione di malinconica ironia. È come rincontrare un vecchio amico: si ride, si scherza, ci si diverte ma poi quando è il momento di salutarsi ti prende quello strano groppo in gola di chi sa che certe porte sono destinate a rimanere chiuse.

E allora io poi mi sento come Philip Seymour-Hoffman, incazzato e frustrato (non grasso e biondo), davanti a Patch Adams e a quel suo dannato talento, fatto di istinto e naturalezza che lascia disarmati chi come me prova da anni a confrontarsi con questo mestiere con risultati altalenanti. Insomma, è esattamente la stessa genuina invidia che Makkox traccia nella sua prefazione. Zerocalcare, che pure è uno che di gavetta ne ha fatta, è puro estro e allo stato attuale rappresenta uno degli autori migliori del panorama fumettistico italiano.

Una nota a margine è il costo del libro. 12 euro spedizione compresa. Un costo davvero basso, rispetto alla qualità della stampa e a quella del prodotto finito.




Beh, che ci fai ancora qua? Vallo a comprare!

1 commento:

Stargirl ha detto...

Ovviamente leggendo il post mi sono commossa (conoscendomi, penso lo sapri già) e ovviamente, pretendo il libro in prestito ora :P