lunedì 31 dicembre 2012

The God that failed

Chiudiamo il 2012 con uno dei film, se non il film, che del 2012 era il più atteso, ovverosia Prometheus di Ridley Scott.
Per mesi Scott, la Fox e tutto lo staff hanno tenuto che non si trattava di prequel di Alien, poi hanno detto che lo era, ma lo era in parte, poi a un certo punto non lo era più, poi di nuovo sì e alla fine chissà forse sì, forse no, vediamo gli incassi al botteghino e poi decidiamo.




Al termine della visione (ma pure dopo i primi dieci minuti) è tutto abbastanza chiaro: 

Prometheus è il prequel di Alien.

venerdì 28 dicembre 2012

Quasi adatti a rinunciare alle proprie fantasie

Ma quindi questo Ralph Spaccatutto, spacca veramente così come ci promettevano i trailer da mesi?



In linea di massima sì, direi che spacca. 
Ecco, magari non spacca proprio tutto tutto, ma il risultato se lo porta a casa a mani basse.

E lo fa prendendo alcuni spunti narrativi già visti e rivisti: in sostanza sono andati a prendere Shrek infilandolo nel mondo di Toy Story e aggiungendogli come spalla una Boo di Monsters&Co.: eppure questo maxi frullato di altre pellicole, funziona in maniera perfetta.

Ralph Spaccatutto comincia in maniera ottima, con un sacco di trovate brillanti e divertenti: il film subisce poi una brusca frenata nella parte centrale della pellicola, ma, come dire, il ventre molle - quello che sta cioè tra la metà del secondo atto e l'inizio del terzo - è una sorta di marchio di fabbrica Disney in questo senso e solo pochi film sono sfuggiti a questa logica.
Il finale invece si riprende con vigore lanciandosi a tutta velocità (o quasi) verso il traguardo fino a quegli ultimi trenta secondi che se stanno sospesi lì, a galleggiare in testa sulla via di casa.
Da un punto di vista prettamente grafico, invece, Ralph è indubbiamente solido e ben fatto: da sempre il character design è uno dei punti di forza della casa del Topo, in particolare si distinguono gli abitanti del mondo di Felix Aggiustatutto, mentre in termini di ambienti si alterna sempre un gioco di rapporti di complementarietà a uno più emozionale. Anche in questo caso si sono mantenuti su uno stile iper classico, vedi il Cappellaio Matto Re Candito.

Al di là di tutto il citazionismo videoludico, su cui è costruito l'intero film (e che permette a ogni spettatore, dal più colto in materia al più ignorante, di cogliere omaggi su più livelli, da quelli più espliciti a quelli più nascosti), Ralph è una visione godibilissima, adatta ai più grandicelli, che possono vedere sul grande schermo gli eroi della loro infanzia da bar, e ai più piccoli, quelli che un domani guarderanno ai vari Hero's Duty e Sugar Rush come a videogiochi vintage. Ecco, forse, al di là di qualsiasi aspetto tecnico sulla storia, sulla sceneggiatura o sulla regia (pulita e lineare), Ralph Spaccatutto ha l'enorme pregio di riunire sotto lo stesso cielo i nostalgici di ieri e gli ottimisti di domani: quarantenni e trentenni che hanno infilato centinaia di dozzine di cinquecento lire nell'apposita feritoia, e ragazzini che di quei bar fumosi e puzzolenti che per dei pomeriggi interi si trasformavano in universi colorati e rumorosi, non sapranno mai nulla.
Insomma, pur senza tanti tecnicismi o chissà quali invenzioni narrative, la Disney ha messo in piedi un film lucido e genuinamente emozionante.




E di Paperman, quel cortometraggio che precede Ralph, cosa vogliamo dire?
Non diciamo proprio nulla, che al cinema dove sono stato prima del film hanno dato solo delle pubblicità di banche e assicurazioni. 
E quindi adesso me lo scarico aumm aumm e vafancù.

venerdì 21 dicembre 2012

Altro che Alberto Sordi


Il mio amico Gianfranzo lavora nel mondo dell’editoria. Un settore che, si sa, negli ultimi anni ha subito - e subisce tuttora - gli effetti della crisi, ma per sua fortuna l’azienda dove lavora Gianfranzo è l’unica all’interno di questo panorama a non essere toccata da questo forte calo delle vendite.
La casa editrice per cui lavora Gianfranzo è tra le prime in Italia. Nel corso degli ultimi anni è riuscita non solo ad aumentare sensibilmente il numero di copie vendute, ma è riuscita anche ad accrescere la sua quota di mercato proprio perché tutte le altre case editrici sono in ribasso.
Il mio amico Gianfranzo può ritenersi soddisfatto. Ma non lo è affatto. Perché nell’azienda per cui lavora, sta tirando un’aria strana e ai collaboratori come lui non viene prospettato un futuro così roseo come i risultati che ottengono.
Anzi, si parla di lavorare a progetto da casa, si parla dell’obbligo di partita iva, si parla di un sacco di cose che stonano, e parecchio, con i risultati positivi portati all’azienda, frutto di anni di lavoro serio, professionale e di alto livello.

Allora il mio Gianfranzo e gli altri collaboratori precari decidono di non presentarsi all’annuale brindisi natalizio, per dare un segnale forte all’azienda della forza dei collaboratori che, non solo a livello numerico, di quella stessa azienda rappresentano la spina dorsale, la colonna portante.
Dopo quindi una lunga serie di mail, decisioni e dibattiti, i collaboratori, tra cui Gianfranzo, decidono che sì, si fa, nessuno – o quasi – andrà al brindisi.
Viene quindi inviata una mail ufficiale tramite i rappresentati sindacali.
Gianfranzo sa bene che alla sua azienda, l’assenza dei collaboratori a un brindisi natalizio non farà alcun danno, ma se non altro c’è una coesione di intenti da parte di tutti che può far ben sperare e che forse può sensibilizzare i piani alti.

Il fatidico giorno, Gianfranzo è saldo alla sua postazione, e così ci resta per tutto il tempo del brindisi che si svolge qualche piano più in alto. Ma Gianfranzo è solo uno dei quattro collaboratori che per davvero hanno sabotato gli auguri natalizi.
Già, perché dopo tante belle parole, proclami e dictat, tutti quei precari che passano le giornate a borbottare sottovoce contro l’azienda, a insultare i capi e a lamentarsi della situazione, decidono di andarci lo stesso con tanti cari saluti a chi non c'era.

Ecco, in quel momento il mio Gianfranzo ha capito tante cose.
Ha capito che la coerenza è come una sigaretta: si consuma e si brucia in fretta, si sfalda nell’aria e a terra lascia solo un mozzicone sporco e umido.
Ha capito che è proprio vero che in Italia la rivoluzione non si può fare.
Ha capito che gli italiani si meritano l’Italia che hanno.
Si meritano Berlusconi. Si meritano Grillo. Si meritano Monti.

E se li meritano fino in fondo.

mercoledì 19 dicembre 2012

Fistful of Steel

Del nuovo trailer di Superman: Man of Steel ne hanno già parlato un po' tutti, ma dato che come sempre sono l'ultimo degli stronzi un ritardatario, spendiamo due parole anche qua.

Dunque, prima vediamolo:




venerdì 14 dicembre 2012

I'm gonna paper all my walls with your love letter

Tempo fa abbiamo parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente fico Wreck-it Ralph, film Disney in uscita la prossima settimana nelle sale italiane.
Ma non abbiamo ancora parlato di quanto potrebbe essere incredibilmente ancora più fico il cortometraggio che lo precederà.




mercoledì 12 dicembre 2012

Chinese Take-Away

Non sono mai stato un amante del fumetto popolare italiano, non mi ha mai particolarmente interessato e non ho un buon rapporto. Ho letto pochissime cose (qualche Dylan Dog, qualche Tex) ma non siamo mai riusciti a entrare in sintonia, come una ragazza carina sì, ma che con te non ha niente a che fare.
Ma allora perché stamattina me ne andavo a zonzo per via Paolo Sarpi, qui a Milano?


martedì 11 dicembre 2012

Julie

Julie era una ragazza solitaria.
Diceva che era nata in quel modo.
O, almeno, in quel modo ci si era sempre sentita.
Il Liffey scorreva sotto i suoi occhi, torbido e pastoso come un ricordo difficile da cancellare: faceva un freddo cane, anche per essere l’inizio di novembre. E non era tanto quella sottile pioggia a dar fastidio a Julie, quanto quell’insopportabile sensazione di incombenza che pesava sulla sua testa. Un’indefinita massa nebulosa che gravava sopra la sua testa portandosi dietro un carico di ansia e un senso di predeterminazione.
Una pressa nello stomaco che continuava a spingere da sotto i vestiti.



mercoledì 28 novembre 2012

She's hearing voices


Il Viaggio verso Agharta (traduzione già di per sé scadente di un titolo originale meraviglioso come Children who chase lost voices) è un film bellissimo di Makoto Shinkai che racconta la storia di Asuna, una ragazzina come tante, destinata a intraprendere un viaggio che la cambierà per sempre. Un viaggio zeppo di immagini suggestive che la porterà a scoprire mondi e creature incredibili e che la condurrà al leggendario continente scomparso di Agharta.
Ecco, sì, un film bellissimo.
Almeno credo.

martedì 27 novembre 2012

Fili d'erba calpestati che a fatica si rialzano


In viaggio nell’America delle fattorie, dei lavoranti giornalieri, dei sacchi d’orzo da caricare ogni mattina, George e Lennie cercano di sopravvivere giorno dopo giorno, in attesa che qualcosa cambi, in attesa di una svolta che possa cambiare la loro misera vita.
Con Uomini e Topi, Steinbeck, che ha visto con mano gli effetti devastanti della crisi americana del ’29, imbastisce una storia dura e consapevole in cui i protagonisti, e i loro comprimari, si dibattono come pesci nel secchio del pescatore, nell’illusione di un lavoro e una vita sicura.
E come pesci si muovono frenetici, convinti di poter sfuggire al loro destino, per quanto incombente e cupo. Ciecamente continuano a scuotersi, con violenza, perché nessuno è disposto a rinunciare ai propri sogni.

Non George e il suo pezzetto di terra.
Non Lennie e i suoi conigli.
Non Crooks e la sua voglia di riscatto.
Non Candy e il suo cane malandato .
Non La moglie di Curley e il cinema.

E mentre ognuno stringe in petto il suo sogno ci sono George e Lennie e quello straordinario filo che li lega. Un filo sottile come un capello che resiste alle intemperie, che vola nel vento, spostandosi di fattoria in fattoria ma destinato prima o poi a spezzarsi. A strozzarsi in gola come un urlo soffocato. 
Un rapporto di amicizia fraterna che supera i confini di ciò che è bene e ciò che è male. Un’amicizia tenera e crudele, feroce e delicata, sincera e per questo tremendamente dolorosa.

Un romanzo potente, enorme, che se ne sta tutto stretto stretto in appena un centinaio di pagine e che ha dentro quello che serve se non volete essere delle brutte persone.

Io, come un bambino delle elementari, dopo aver letto il libro ho fatto un disegnetto a tema.



lunedì 12 novembre 2012

Sub Pop Rock City


Qualche settimana fa, Roberto Recchioni indagava, con un lungo e interessante articolo, su cosa sia il fumetto popolare e cosa lo renda tale.
La definizione che ne trae l’autore del pezzo è quella di fumetto popolare come aspirazione a un linguaggio versatile e condiviso.
Ed è una definizione che in larga misura mi sento di – giustappunto – condividere. 
Ma che forse necessita di qualche ulteriore considerazione a riguardo.


In America il fumetto popolare è associato ai fumetti Marvel e DC (Image, Dark Horse, ecc.): albi spillati da 22/24 pagine, in vendita in edicola a prezzi ragionevolmente accessibili.
In Francia il fumetto popolare è associato sia alle riviste contenitori, per lo più umoristiche, che si trovano in edicola a prezzi ragionevolmente accessibili, ma anche ai cartonati da libreria che hanno un costo superiore ma che hanno ottimi riscontri di pubblico e vendite.
In Italia il fumetto popolare è associato ai fumetti di casa Bonelli e affini, in vendita in edicola a prezzi ragionevolmente accessibili.

La vastità di pubblico che raggiunge ciascuno di questi prodotti è immensa, ma allora – ritornando nei confini nazionali – come si dovrebbe porre un fenomeno come quello di Zerocalcare rispetto a questa logica?

Mi spiego meglio.

mercoledì 7 novembre 2012

One of these days


And I carried these songs like a comfort wherever I'd go


I Gaslight Anthem li avevo già visti un paio di anni fa per il tour di American Slang, un album che sì, ho amato, ma che esplorava il lato più soul/blues della band rispetto ai due capitoli precedenti che pur essendo meno controllati e precisi, suonavano come un’iniezione sternale di adrenalina.
La scaletta di quella sera faceva giustamente perno sui brani di American Slang e in seconda battuta su i pezzi di The ’59 Sound.
Il risultato fu un concerto ben suonato e divertente, ma forse un pizzico deludente rispetto alle mie aspettative.


lunedì 29 ottobre 2012

The Bold Arrow of Time


Un paio di settimane fa, si è detto dell’ottimo lavoro in termini di grafica e illustrazione che quelli di ISBN Edizioni hanno prodotto per i loro special books. Un lavoro decisamente all’avanguardia rispetto alla stragrande maggioranza degli editori italiani.
Ma c’era già chi, dagli inizi del Novecento, questo tipo di approccio innovativo lo utilizzava bene.

  


martedì 23 ottobre 2012

Let it Go


Il secondo album è sempre il più difficile, cantava Caparezza qualche anno fa. E a ben guardare, ha ragione da vendere: se il tuo primo disco è stato una bomba, attorno a te, si saranno create molte aspettative e molta pressione, che rischiano di inficiare la qualità del prodotto in arrivo.
Questo discorso ha la stessa valenza tanto in campo musicale, quanto in quello fumettistico.
Il 19 ottobre, pochi giorni fa, è uscita l’opera seconda di Zerocalcare, Un polpo alla gola, erede della Profezia dell’Armadillo, uscito i mesi scorsi, (ri)pubblicato da Bao Publishing, interessante realtà editoriale che sta facendo a sportellate con editori di maggior peso.


Nel corso dell’ultimo anno e mezzo circa, attorno a Zerocalcare si è costruita un’attenzione e un seguito di pubblico davvero unici, che lo hanno reso un caso mediatico di rara importanza. Tutto è nato grazie al web e alla velocità di diffusione attraverso social network e nel giro di poco, pochissimo tempo, ha trovato un successo senza precedenti, avvicinando parecchie persone poco avvezze al mondo del fumetto (e del fumetto digitale).
Su questo discorso di diffusione e popolarità ci torniamo più tardi, magari con un pezzo dedicato.
Torniamo al secondo “album” di Zerocalcare e all’enorme aspettativa che si creata attorno alla sua ultima fatica editoriale.

martedì 16 ottobre 2012

The End is the Beginning is the End


E con questa quarta parte, si conclude il discorso iniziato qua e proseguito poi qua e qua.

Dov’eravamo rimasti?
Ah sì, il libro è ormai giunto alla chiusura degli interni da parte del disegnatore e del colorista. Questo per me vuol dire solo una cosa: passare a quella scomoda e antipatica fase di lavoro chiamata “giri di correzione”.


venerdì 12 ottobre 2012

La Nobile Arte


Ripensandoci bene, io, un tizio con quelle caratteristiche, lo conosco già.
Le nostre strade si sono incrociate parecchio negli anni, a cominciare da quella rivista per bambini che avevano un conto bancario. In mezzo a tanti fumetti dalla qualità discutibile, in quella rivista ce n’era uno molto più avanti degli altri: era Super Pro scritto da Daniele Mocci e disegnato da Luca.
Tempo dopo ci siamo rivisti a un Corso di disegno Stilton, io in qualità di passacarte, lui in quello di “allievo” (mi si perdoni il termine) e anche se all’epoca poi non si concretizzò nulla, so che Luca ha continuato a collaborare in maniera tangenziale a Piemme tramite l’agenzia di service Red Whale.
Nel corso degli anni con Luca ci si è incrociati spesso a qualche fiera o a qualche altro evento, ma si trattava per lo più di chiacchiere di cortesia. Tutte le volte gli dicevo che mi sarebbe piaciuto collaborare insieme se ce ne fosse stata l’occasione: ero praticamente convinto che Luca pensava che lo dicessi tanto per, e devo ammettere che cominciavo a crederlo anche io.
Almeno fino al momento in cui quella famosa occasione non si è presentata.

Come sempre, le immagini sono degli aventi diritto.



giovedì 11 ottobre 2012

Ol' Rosco

Have you seen Ol' Rosco?
He's too damn drunk to drive

Saw him pissin' in the bathroom
That's when he gave me the evil eye.
Said boy i think you had too many
Why don't you give up them keys?
Tells me to mind my business 
Says says he'll do as he'll damn well please.

So I ordered hot coffee
and an olie on tap.
I put the olie to my lips
then I poured the hot coffee in his lap.

lunedì 8 ottobre 2012

I'm no Superman



È il 2008 e la Piemme e il mondo di Geronimo Stilton sono come l’universo: in continua espansione. Il mondo del direttore dell’Eco del Roditore si sta allargando e uno dei suoi personaggi spalla più accattivanti, Ficcanaso Squitt, diventa il protagonista di una nuova serie spin-off.
Nasce quindi il progetto dei Supereroi in cui il summenzionato Squitt si ritrova suo malgrado supereroe, un incrocio tra Ralph Supermaxieroe e Paperinik.
Gli studi grafici, così come la responsabilità dell’intero progetto, viene affidata a Flavio Ferron. Disegnatore, mamma, maestro, amico, illustratore, padre confessore e persona a cui devo molto di più di quello che non riuscirò mai a esprimere a parole.
Flavio, anche lui a tempo pieno in Piemme, è coadiuvato alle matite da Giuseppe Facciotto e in seconda battuta al colore da Daniele Verzini.
Da lì a un anno circa la serie è avviata e comincia la sua avventura in libreria.


Immagine di proprietà degli aventi diritto.


venerdì 5 ottobre 2012

I'm Dr. Worm, I'm interested in things. I'm not a real doctor, but I am a real worm.

Il Dr. Seuss, per quei pochi che non lo dovessero sapere, è uno dei padri dell'illustrazione umoristica americana insieme a Maurice Sendak. Ha scritto e illustrato centinaia di libri che sono entrati di diritto nella storia, dal Grinch a Ortone, da Cat in the Hat a Lorax, solo per citare i più celebri.
Il suo stile unico lo riconoscerebbe anche un cieco. A distanza di un chilometro. Con una benda sugli occhi. 
Sparsi per il web è pieno di "what if" dove il Dr. Seuss ha scritto e illustrato Batman, Lovecraft, Guerre Stellari e parecchi altri.
Di seguito una mini gallery di qualcuna di queste illustrazioni...






giovedì 4 ottobre 2012

Ci sono cose che non capisco

Allora, ci mettiamo una ragazza dai capelli rossi, giovane e moderna quanto basta.
Un tizio extra-comunitario ma abbastanza integrato che fa sempre politically correct.
Poi ci mettiamo un altro tipo con un nome fuori dal comune.
E sullo sfondo... sullo sfondo, sì: un bel call center, così andiamo sul sicuro.
C'è il disagio sociale, la crisi, il precariato, gli amori sospesi, i giovani che scappano dall'Italia.

Davvero si può essere più stereotipati di così?


Non so a voi, ma a me questi fumetti finto-autoriali, finto-intellettuali, finto-alternativi stanno proprio sul cazzo.

In Italia c'è ancora questo bisogno disperato di sottoprodotti paracul...turali per avvicinare gli italiani al mondo del fumetto?
Quando capiremo che travestire il fumetto da graphic novel socialmente impegnato, non è sinonimo di qualità o cultura? 
Ma che al contrario questo camuffamento non fa che mortificarlo e basta?
Quanto tempo dovrà passare prima che ci si accorga che un fumetto popolare - perché in America questo è - come Walking Dead è molto più intimistico e metaforico che non robetta come questa?

Che poi, oh, Andrea Bruno è pure bravo - e parecchio - in quello che fa.


Ma il cantante pseudo alternativo che ora scrive pure i fumetti, questo no.


Vasco Brondi sei l'ennesimo paio di braccia rubate all'agricoltura in un'Italia che di manodopera ne avrebbe ben bisogno.

Hard to explain


Ho provato spesso a spiegare ai miei amici il lavoro che faccio.
Dice “art-director”.
Sì, ma in pratica che vuol dire?
Eccheminchianesoio È complicato da spiegare, dico io, solitamente.
Quelle poche volte poi, che mi ci sono messo d’impegno ho visto di fronte a me casi di morte cerebrale, combustione spontanea e occhi bianchi ripieni di droga.

Ora. Proviamo dalla tastiera di un computer ad analizzare meglio la situazione.

La scusa di questa serie di post mi è data dall’arrivo nelle mie mani, pochi giorni fa, di una copia staffetta di quello che, a conti fatti, è il progetto che ho seguito con maggiore completezza, autorità e libertà di scelte.

Tutte le immagini sono di proprietà degli aventi diritto, ecc. ecc.





martedì 2 ottobre 2012

Blue Dahlia


Penna a sfera e Photoshop, anzi IL Photoshop, come dicono al telegiornale.


lunedì 1 ottobre 2012

Riot Act


Quando tra vent’anni ci guarderemo indietro, una delle opere più importanti che hanno descritto in maniera più completa questi anni è DMZ.
Questa serie Vertigo - che immagina una seconda guerra civile americana che vede in  Manhattan una zona demilitarizzata divisa tra Stati Uniti d’America e gli Stati Liberi - ha mostrato con straordinario anticipo molte delle situazioni politiche e sociali che ci hanno investito in questi anni. Passando dall’undici settembre, alla crisi globale, a Occupy Wall Street, al disagio di un’America che si scopre un pezzetto sempre più divisa giorno dopo giorno.
L’occhio critico di Brian Wood si dimostra cinico e spietato come solo il più sincero degli amanti potrebbe fare. Dietro ogni palazzo storico abbattuto, ogni quartiere abbandonato, ogni persona lasciata indietro, ogni simbolo dato alle fiamme, si nasconde un profondo amore verso New York in una sorta di ammonimento per le prossime generazioni.
E non è un caso un finale così amaro, l’unico finale davvero possibile e credibile, dovrebbe essere preso a modello da tutta la classe politica (americana e non).
Il senso è: assumersi le responsabilità e le colpe.
Pagare le conseguenze dei propri errori.
Farsi da parte per permettere di andare avanti, muoversi verso il futuro.


giovedì 27 settembre 2012

You're so fucking special, I wish I was special


Il 90% dei libri impilati sulle mie librerie li ho acquistati in base al mio primo criterio d’acquisto.
La copertina.
D’impatto, se una copertina mi piace – e la trama del libro è nelle mie corde – lo porto a casa con me. È un concetto vagamente snob, me ne rendo conto, ma che vuoi farci.
E spesso a tante belle copertine non sono corrisposte altrettante belle storie. Viceversa, ci sono anche libri bellissimi con delle copertine orrende, tipo quella in cui Totti a torso nudo e con gli occhiali a specchio ti punta contro una pistola.

Oggi però mi piacerebbe puntare l’accento sulla collana degli Special Books della ISBN Edizioni.
Non li scopro certo io, oggi, tant’è che l’anno scorso Alice Beniero – art director del progetto – ha vinto agli European Design Awards il premio Gold Award Book Cover.

Gli studi grafici che accompagnano questo progetto, sono sempre altamente curati: si vede come ogni elemento, dal più importante al più piccolo, siano frutto di scelte ponderate. Font, interlinea, pesi, qualità e grammatura della carta: è tutto calibrato al dettaglio per essere al tempo stesso immediato e comunicativo.

mercoledì 26 settembre 2012

Bestie

I critici musicali si sbrodoleranno per un disco così.
I siti musicali si sbrodoleranno per un disco così.
Gli alternativi si sbrodoleranno per un disco così.
La gente su Facebook si sbrodolerà per un disco così.


La verità è che il secondo album dei Criminal Jokers, è di gran lunga inferiore al suo predecessore.
Per qualità di produzione, arrangiamenti e tecnica è indubbiamente meglio, ma tutto ciò che guadagna in raffinatezza, lo perde in grinta e istinto.

Bestie è un disco ambizioso, forse troppo, che per l’appunto farà sbrodolare gli esperti: i testi – ora in italiano (scelta discutibile, considerato quanto invece funzionavano in inglese) – sembrano scritti ad hoc per il premio Tenco e le sonorità sono diventate molto più simili a Zen Circus e Pan del Diavolo (ma anche gli ultimi Verdena). Per carità è pure normale, visto che con Zen Circus e Pan del Diavolo ci hanno diviso il palco negli ultimi tre anni (ed è sempre meglio prendere spunto da loro che da Gigi D'Alessio), ma francamente questo disco mi sa di qualcosa che ho già sentito. 
Non brutto o suonato male.
Semplicemente niente di nuovo.
Tutto il contrario di This was supposed the future, che rappresentava – e rappresenta ancora – una ventata di novità.

Per altro sono il solo a trovare insopportabile il modo in cui il cantante arrota, allunga e distorce le vocali? Ecco, tipo.

lunedì 24 settembre 2012

Santo es el Surf

Zombie karateka!
Il malvagio dottor Malvedades!
Surfisti cattolici allenati dallo spirito del signor Miyagi!
Mostruosità dalle profondità marine!
Vergini adolescenti!
Il parapsicologo Orloff!
Terribili marziani!

Davvero, un film ha bisogno di altro?




No.

giovedì 20 settembre 2012

The Courage of Others




Leviamoci subito da ogni impiccio: è un bel film.
Ma è un bel film… Disney.
Se di nome fai Pixar, però non ti può accontentare di essere un bel film Disney.
Attenti però, con bel-film-Disney non intendo dare un’accezione negativa all’opera: Brave è una storia ultra-classica dai valori morali ben dichiarati già dal principio che porta a termine il suo compito nel miglior modo possibile.
E mi sta benissimo, il target di riferimento è centrato in pieno. Le bambine di sette anni usciranno folgorate da questa visione.
Il problema siamo noi trentenni di oggi.
Ci siamo abituati a prodotti come Monsters&Co., Ratatouille, Gli Incredibili, Wall-E, Up, Toy Story, pellicole che parlano tanto ai bambini quanto a noi e ai nostri ricordi d’infanzia. Speravamo di uscire dalla sala esaltati come bambini ancora una volta, ma ne siamo rimasti delusi, come se ci avessero derubato qualcosa.
Con Brave (ma anche con i due film di Cars) la Pixar ritorna al classico, che più classico non si può.
Fermo restando questa premessa, il comparto tecnico resta di livello assoluto. Di gran lunga superiore a qualsiasi altro studio di animazione, Dreamworks in testa.
A deludere – a prescindere dal tipo di storia che hanno deciso di raccontare – è lo script alla base del film un livello di sceneggiatura e dialogo che rispetto alle ultime produzioni si è notevolmente abbassato (che poi la storia di un parente che diventa orso non l’avevamo già vista?). L’occhio della regia – che è passato in corsa da Brenda Chapman a Mark Andrews – è giocato più sulla tecnica, impeccabile, che non sull’emotività, al punto da risultare abbastanza freddo, quasi asettico.
Divertenti invece le due citazioni nei tre clan rivali: Macintosh, per ovvi motivi, MacGuffin, in onore del McGuffin di hitchcockiana memoria.
La sensazione è che anche la Pixar abbia perso il ritmo, ma soprattutto le idee, considerato che negli ultimi due anni hanno prodotto due seguiti (il terzo capitolo di Toy Story e il secondo di Cars) e che un ulteriore sequel è previsto per l’anno prossimo, Monsters University (che attendo trepidante come un bambino la notte di natale).

Purtroppo la maledizione di essere grandi è questa.
Quella di venire bersagliati anche quando si fa un lavoro superiore alla media.
Dalla Pixar ci si aspetta sempre un’evoluzione rispetto all’anno precedente, ma superare perle come i già citati Ratatouille o Up è davvero difficile.
Dopotutto non ci è riesce nemmeno Miyazaki che è un grandissimo e che gli voglio un sacco di bene, ma che ammettiamolo: con ‘ste storie di ragazzine amiche di animali buffi e del rapporto uomo-natura/natura-uomo ci ha sfracassato i maroni.

Insomma ho come la sensazione che la nuova Pixar sia la vecchia Disney, soprattutto se ne escono con una roba da far scoppiare il cervello come questa.


lunedì 17 settembre 2012

Be quiet and Drive (Far Away)

Si tratta di lavoro molto complesso e ambizioso.
Ed è un lavoro fatto maledettamente bene, sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista tecnico.
Eppure una volta che l'ho finito di vedere, a me è rimasto solo un gran mal di testa.

Di cosa parlo? Naturalmente della nuova campagna di lancio della Peugeot per la nuova tecnologia Hybrid4.
Dice, e che c'entra con un blog che parla di fumetti?

Lost in Hollywood


giovedì 13 settembre 2012

Here in the dark I cherish the moonlight...


Prima di approfondire il tema di Brave (mi rifiuto di chiamarlo con il pezzentissimo titolo italiano), di cui magari se ne parla nei prossimi giorni, mi voglio soffermare sul corto che ha preceduto il film.
La luna, scritto e diretto da Enrico Casarosa.
Da queste parti Enrico gode di una stima sconfinata già da qualche anno ed è stata una piacevole scoperta che ci fosse lui dietro a questo cortometraggio.
Sei minuti di pura poesia in pieno stile Pixar: una storia piena di trovate brillanti ma allo stesso tempo fragile e delicata. Una storia che cammina in punta di piedi, di quelle si portando dietro un carico pieno di malinconia. Simile per atmosfere al Piccolo Principe (che io francamente ho sempre digerito fino a un certo punto e poi basta con questa faccenda dell’essenziale eccetera eccetera), questo corto affascina e meraviglia raccontando una storia che intreccia tre generazioni (figlio-padre-nonno) a cui fa da cornice una luna tanto triste nei suoi silenzi quanto giocosa e sorprendente nei suoi rumori.
Una luna aggrappata a un’ancora che se non stai attento, scappa via.
Una luna sospesa in quello spazio là, tra sogni e ricordi, che ogni tanto vai a spolverare, lucidare, sperando che restino con te per qualche altro tempo ancora.


mercoledì 12 settembre 2012

How to fix a wrong Night


Avete in mente gli strilli sulle copertine dei libri degli autori emergenti (e non)?
Mi riferisco a quelli in cui grandi firme della scrittura contemporanea spendono parole bellissime sul libro tipo:
“Ho letto questo libro in una giornata, anzi forse anche meno.”
“Non ho fatto in tempo a leggere questo libro che l’avevo già letto.”
“Questo non è un libro da leggere, ma da mangiare. E infatti io me lo sono mangiato.”
Ecco, cose tipo così?

Beh, io francamente non ci ho mai creduto. Non ci mai creduto anche se molte volte è stata proprio quella firma autorevole a farmi da garanzia sulla qualità del mio acquisto.
Il problema è che ho sempre trovato smoderatamente falsa quest’enfasi che ci mettono. Non so, non vi basta dirmi: compralo, è un bel libro, ti piacerà?

Tutto questo fino a oggi.
Fino a Prima della Notte di Ken Bruen.
Ecco, se io fossi uno scrittore di fama mondiale e Bruen fosse al suo esordio, farei scrivere a caratteri cubitali sulla copertina: 
COMPRATE QUESTO DANNATO LIBRO!



Sul sito di Amazon è vostro per sei euro e una spicciolata.

venerdì 7 settembre 2012

Sleep now in the Fire


Batman: il Ritorno del Cavaliere Oscuro è un bel film.
Anzi, un ottimo film.


Quello che sicuramente non è, è un film sui supereroi.

In molti hanno criticato questo aspetto, o quantomeno hanno definito bizzarra questa scelta, e, intendiamoci, questa scelta, bizzarra lo è veramente.
Ma lo è nella misura del media con cui ci si sta confrontando, cioè quello cinematografico.
Se Nolan fosse uno sceneggiatore di fumetti, questo Ritorno del Cavaliere Oscuro, sarebbe stata una miniserie dal taglio autoriale alla Miller e sarebbe stata incensata e ricordata negli anni a venire: avrebbe probabilmente dato una nuova direzione al character, come fu per la già citata opera di Miller.
Christopher Nolan però è un regista che si trova a fare i conti con un pubblico diverso, con esigenze commerciali e narrative diverse e con delle responsabilità diverse.
Una grossa fetta di pubblico che va a vedere oggi Batman si aspetta lunghe scene di azione, di sparatorie, esplosioni, di scontri epici fra l’eroe e la sua nemesi.
Questa fascia di pubblico rimarrà fortemente delusa. Insomma, chi è in cerca di un film d’azione puro, non troverà quello che cerca – o lo troverà in scala molto ridotta rispetto al sostanzioso minutaggio della pellicola: qua si parla di politica, di giochi di potere e, in un senso più ampio, di filosofia.

giovedì 23 agosto 2012

A real Hero

Pure se non ci sei più, continuerò a pensarti come a uno dei più grandi illustratori viventi.
Ciao, maestro.

venerdì 27 luglio 2012

Riot in my house




Cazzo.
Jerry mi ha riconosciuto.
Butto giù un grumo di saliva, spessa come asfalto.
- Devo sparire dalla circolazione, per sempre. Come posso farlo se l’uomo che mi sta dando una nuova identità, sa chi sono veramente? –
- Per quello hai usato un nome falso. –
- Già. Ma chi l’avrebbe mai detto che il falsario e hacker migliore della Costa Est, quello da cui vanno tutti e che la polizia non è mai riuscito a beccare, era il mio vecchio “amicone” Eugene Gerber? -
- Come hai fatto? A riconoscermi, intendo. –
- Ritornare da queste parti, mi ha fatto tornare a galla un sacco di ricordi. E mi è venuto in mente questo ragazzino mingherlino con cui mi divertivo ai tempi di scuola… Ricordo ad esempio che una volta lo stavo inseguendo per le scale quando è inciampato e ha picchiato l’occhio contro lo spigolo del corrimano. È tipo svenuto e l’hanno dovuto portare in infermeria. Non si fece nulla, ma gli rimase un piccolo segno. -
Istintivamente mi porto una mano accanto all’occhio destro e sfioro appena con le dita il leggero solco lungo meno di mezzo centimetro che da quel giorno mi decora il viso.
- Già. Proprio come quello. -
- J-Jerry ti prego… non… non puoi farmi una cosa del genere. Te-te l’ho prometto, non spiffero niente a nessuno. O-ora ho anche una… una fama da rispettare e lo sai! – le mie labbra tremano mentre parlo. Tutta la paura che ho concesso agli anni del liceo si riabbatte su di me come l’onda di una tempesta tropicale. Improvvisa e bollente.
- Non posso correre questo rischio. Non sai cosa sono capaci di fare le persone per cui lavoro. Anzi, lavoravo. Gesù, ma perché sei entrato in questo mondo? Voglio dire, si capiva che non avevi la stoffa…
- Jerry. – lo interrompo subito – Te lo posso chiedere un favore?
Fa un cenno con la testa.
- Non in faccia. Se non per me, fallo almeno per i miei. –
Non dice nulla, alza appena le spalle e scoppia quattro colpi che s’inchiodano dritti tra il torace e lo stomaco. Il rinculo dei colpi mi fa volare all’indietro di almeno un metro e mezzo. Rimbalzo come un sacco da pugilato travolgendo una delle scrivanie. Vedo volar via – o almeno così mi sembra – la finta sacca di sangue firmata Dexter, gadget omaggio di una qualche convention: chissà dov’è stata sepolta tutto questo tempo.
Mi ritrovo a terra, il respiro strozzato, le orecchie inondate ancora dal rumore degli spari e il gusto dolciastro del ferro che mi pervade fino in fondo alla gola. Dalla mia posizione, vedo Jerry aprire la valigetta con quelli che dovevano essere i miei soldi e infilarci dentro i documenti.
- Sono sempre stato più duro e svelto di te, Gerber. Non ti hanno insegnato niente a scuola? – sento, come in lontananza, il rumore secco della valigetta che si richiude.
Jerry se ne sta andando: con un ultimo sforzo, cerco di tirarmi su, a fatica. La mano, che non mi sembra quasi nemmeno mia, afferra la Browning che tengo per le emergenze e gli sparo alla schiena. Continuo a premere il grilletto ben oltre il numero di proiettili nel caricatore. Jerry è già crollato da un pezzo. Ora che ho quasi del tutto ripreso il controllo, mi alzo e mentre mi avvicino vedo il suo sguardo impaurito: non mi vergogno ad ammettere di avere un’erezione alla vista della sua debolezza, dopo quello che lui per anni ha fatto a me.
- Co-come…? – sussurra mentre un rivolo di sangue cola lungo l’angolo sinistro del labbro.
- L’hai detto tu. Il cattivo va dal falsario, ottiene quello che vuole e poi fa saltare l’accordo uccidendo il falsario. Un classico da film. E come avrai notato, di queste cose me ne intendo. – Così dicendo strappo i bottoni della camicia e gli mostro il giubbotto anti-proiettile. Della scarica di pallottole domani resteranno dei larghi e dolorosi lividi violacei, ma almeno sono vivo.
- Non… non… cough… cough… in faccia, eh… -
In un ultimo, pigro, respiro, l’anima di Jerry sguscia via per sempre dai suoi vestiti e dalla mia vita.

giovedì 26 luglio 2012

Mind Eraser, No Chaser

1. Il tuo personaggio è italiano?
Sì.

2. Il tuo personaggio è una donna?
No.

3. Il tuo personaggio si è mai sposato?
Non lo so.

4. Il tuo personaggio lavora ancora?
Probabilmente no.

5. Il tuo personaggio ha a che fare con il mondo dello sport?
No.

6. Il tuo personaggio ha attualmente più di 50 anni?
Probabilmente.

7. Il tuo personaggio è un cantante?
No.

8. Il tuo personaggio ha avuto problemi con la legge?
Probabilmente.

9. Il tuo personaggio porta gli occhiali?
No.

10. Il tuo personaggio è reale?
No.

11. Il tuo personaggio lavora in ufficio?
No.

12. Il tuo personaggio ha ucciso esseri umani?
Sì.

13. Il tuo personaggio fa parte di un videogioco?
No.

14. Il tuo personaggio è il protagonista dell’opera in cui appare?
No.

15. Il tuo personaggio è del Sud Italia?
Sì.

16. Il tuo personaggio vive in America?
No.

17. Il tuo personaggio viene dalla Sicilia?
Sì.

18. Il tuo personaggio è a capo di un gruppo di persone?
Sì.

19. Il tuo personaggio vive in Italia?
No.

20. Il tuo personaggio ha interpretato il ruolo di un membro della mafia?
No.

21. Il tuo personaggio è cattivo?
Sì.

Ecco, a questo punto dovresti avere sufficienti informazioni per sapere qual'è il personaggio a cui sto pensando.
Come ha fatto? Non non sono certo, ma credo sia capace di leggere nel pensiero.
Provare per credere.