mercoledì 16 novembre 2011

The Day I tried to live


Il mio amico Franz è il più grande esperto in materia cinematografica che io conosca, ha una cultura in materia che a volte quando ci parlo mi fa a sentire a disagio, io che conosco a malapena Quarto Potere. Sta di fatto che qualche mese fa, all’inizio dell’estate, si riscopre interessato al mondo dei comics così mi chiede consiglio su quale romanzo a fumetti possa leggere (ha da poco scoperto V for Vendetta e lo ha adorato). Avrei potuto dire subito Watchmen o Contratto con Dio o altre pietre angolari del fumetto e invece...
Così, senza pensarci, a bruciapelo, ho detto “…Daytripper.”
Daytripper, edito a inizio anno dalla Planeta DeAgostini, è interamente scritto e disegnato dai gemelli Fábio Moon e Gabriel Bá, di cui si era parlato, o almeno si era parlato di uno dei due, a queste coordinate. Si tratta di un’opera monumentale, vera e onesta, scritta con sincerità e senza alcuna pretesa di rivelare chissà quale verità universale. Suddivisa in 10 capitoli, la storia narra con estrema cura la vita dello scrittore di necrologi Brás de Oliva Domingos focalizzando l’attenzione sui suoi momenti più importanti: però se è vero che ogni giorno si muore un po’ di più, mai come nel caso di Brás questo assioma prende forma. Infatti ogni capitolo ci viene presentato come se quel momento fosse l’ultimo per il nostro protagonista. Infatti al termine di ogni singolo episodio Brás muore. Saltando temporalmente dalla sua infanzia, passando dalla giovinezza per arrivare fino alla vecchiaia (anche se la storia non segue necessariamente quest’ordine cronologico), i fratelli Moon e Bá si immergono nella vita del loro protagonista penetrando così nel profondo della sua essenza al punto in cui ci si ritrova davanti a una persona autentica e non al personaggio di un fumetto. Ci si dimentica insomma di trovarsi in un mondo immaginario, ma di essere lo spettatore di una vita umana, autentica, di un qualcuno che finisci per conoscere così bene da riconoscerti in lui. Brás non è un miliardario che di notte veste un costume da pipistrello, non è un esploratore che gira per il mondo in cerca di tesori, non è un demone alle prese con minacce sovrannaturale. Brás è “solo” un bambino, un ragazzo, un uomo, un anziano come tanti altri, come te. Moon e Bá prendono tutto ciò che di buono avevano cominciato con De:tales (Dettagli - Storie dal Brasile metropolitano – Edizioni Comma 22), loro prima opera, e proseguono il loro percorso di autori dimostrando di saper trattare la materia “umana” nella maniera più schietta possibile. I due gemelli brasiliani infondono tutto il loro amore per il fumetto e per il gusto di raccontare l’animo umano, con una sensibilità leggera e una naturalezza che solo un grande maestro come Will Eisner era stato in grado di dare ai suoi personaggi. Lontani da quel forzato e artefatto autorialismo vagamente snob tipico del fumetto italiano, Moon e Bá a tratteggiano con dolcezza e poesia il quadro di una vita: i protagonisti di Daytripper sono così terribilmente reali che i loro sogni, le loro aspettative, le loro angosce verso il futuro e i rimpianti di ciò che si lasciano alle spalle, le loro illusioni, i loro desideri, i loro dolori sono esattamente i nostri. Brás è così terribilmente vero e umano da far quasi paura. E viene quindi naturale fermarsi a riflettere su sé stessi, sul proprio passato e sul futuro: ad esempio cosa sarebbe successo se da bambino anziché prendere una leggera scossa per aver messo le dita nella presa, fossi morto? Quanti dei miei sogni sarebbero morti prima di realizzarli se morissi oggi, o fra sei anni, oppure fra venti?
Pensieri del genere li ho più o meno tutte le volte che prendo un aereo. Se l’aereo cade, io rientrerò in quel numero di vittime che si sentono al telegiornale, ma il mondo non saprà mai quali erano i miei sogni, le mie speranze. E io cosa ho fatto finora per realizzarle? Realizzarle davvero, intendo. Così ogni volta che scendo dall’aereo sano e salvo, ringrazio un Dio in cui non credo e mi riprometto di impegnarmi di più. Almeno fino al prossimo volo. Ed è in questo senso che Daytripper diventa il racconto delle seconde opportunità: vediamo come sarebbe stata la vita di Brás se fosse vissuto fino a 28 anni, ma anche quello che gli sarebbe accaduto fino ai 41, oppure ai 53, o addirittura solo fino agli 11. In questo libro c’è tutto ciò che passa in mezzo a questa vita in cui passiamo i giorni riempire i nostri cassetti di speranze, calzini, piccole vittorie e grandi sconfitte, preservativi nascosti, momenti felici, passioni, sentimenti, ansie irrisolte, ricordi e qualche batuffolo di polvere. Daytripper è amaro come solo la vita sa essere, è malinconico, forse triste, ma è anche quella lucina calda che alla fine della giornata, dentro al letto con il silenzio attorno e il cuore che ti rimbomba nel petto, ci scalda l’animo e ci dà conforto.




Ah, dimenticavo… Franz mi ha scritto un mese più tardi. 
Era per ringraziarmi di avergli consigliato questo libro. 
E chissà che magari fra qualche anno non tramanderà questo libro anche alla figlia che ha avuto nel frattempo, dopotutto abbiamo imparato che le nostre vite si possono fermare in ogni momento, ma la Vita, quella vera… beh, quella va avanti.

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