mercoledì 30 novembre 2011

The Chesnut(t)s time


È il 1964 quando a Jacksonville, Florida, nasce Vic Chesnutt: il bambino di lì a poco tempo viene adottato e si trasferisce con la sua nuova famiglia a Zebulon, in Georgia. Vic non è un bambino come tanti, a cinque anni comincia a comporre le sue prime canzoni e a tredici si dichiara ateo, una convinzione, questa, che non cambierà mai nel corso della sua vita. L’adolescenza di Vic è turbolenta, beve molto e proprio a causa di un eccesso di alcool, a diciotto anni la macchina di Vic perde il controllo sotto le sue stesse mani sbandando e terminando quindi la sua violenta corsa dentro un canale.
Le conseguenze per Vic sono drammatiche e lasciano poco spazio alla speranza. Vic dovrà trascorrere il resto della sua vita su una sedia a rotelle: i suoi arti inferiori sono paralizzati e ha grandissimi problemi anche alle mani, che muove a fatica. Segue un lungo periodo di degenza Vic riesce ancora a muovere qualche parte del suo corpo. Anzi. Riesce a fare persino di più: Vic capisce di essere in grado di suonare la chitarra, seppure si tratti solamente di semplici accordi. Nel tentativo di risollevarsi dal buio in cui è precipitato prende la decisione di trasferirsi ad Athens, per seguire quel sogno di bambino che quel dannato incidente ha azzannato con tanta ferocia. Comincia a leggere molti libri di poesia, da Whitman a Emily Dickinson, ma soprattutto Stevie Smith; queste letture risulteranno poi fondamentali nella struttura delle sue liriche e nelle stesse composizioni musicali, spoglie (in parte dovute anche alla scarsa motilità delle mani) e dirette. Ad Athens si unisce immediatamente alla band dei La-di-das con cui però ha poco successo, infatti un pugno di anni dopo, il gruppo si scioglie; ma Vic continua a suonare, infatti lo si può trovare spesso al 40 Watt Club, ed è proprio lì che lo trova un certo Michael Stipe. Lo stesso Stipe da anni ai primi posti delle classifiche musicali con i suoi R.E.M: il cantante si innamora a tal punto della voce e delle canzoni di Vic che ne diventa il produttore. Escono così nel 1990 il primo album, Little, e l’anno successivo, West of Rome, opera seconda del cantautore.
Sembra andare tutto per il verso giusto, nel 1992 la PBS decide di girare un documentario dal titolo Speed Racer sulla sua storia: fa persino una fugace apparizione nel film Sling Blade di Billy Bob Thorton. La vita sembra sorriderti, finalmente, eh, Vic? E allora cos’è quell’animo oscuro che ti porti dentro? Quel peso che ti stringe il petto di notte, così forte da non farti più respirare? Malgrado l’alcool abbia guidato Vic dentro un canale, quello stesso alcool è quello di cui il cantante non può proprio fare a meno. Insieme all’abuso di droga, diventa un vizio, un’ossessione: le registrazioni del terzo album in studio avvengono tutte in stato di ubriachezza. Non a caso il titolo del disco, uscito nel 1993, è proprio Drunk. In quel periodo a un suicidio fallito, si contano almeno un altro paio di tentativi andati a vuoto: l’unico sollievo deriva dall’assunzione regolare di marijuana: Vic diviene forte sostenitore del consumo a scopo terapeutico di tale droga e insieme all’amico Scott Stuckey scriverà Weed to the Rescue, un pezzo il cui ricavato va alla NORML, organizzazione americana che s’impegna nella liberazione delle droghe leggere. I problemi legati all’alcolismo sembrano risollevarsi ma per un guaio che va, uno ne arriva. Nella fattispecie si tratta di problemi finanziari: le spese mediche dovute alla sua condizione sono troppo alte da sostenere così un pugno di artisti si riunisce per dare alle stampe il disco tributo Sweet Relief II: Gravity of Situation, i cui proventi vanno alla Sweet Relief, un’associazione che si occupa, come nel caso di Vic, di musicisti in difficoltà. Il disco contiene delle cover dei pezzi di Vic, realizzate da superstar del firmamento musicale dai R.E.M., agli Smashing Pumpkins, dai Garbage a Madonna. Tutti uniti per salvare Vic.
La maggior notorietà portata quest'album in termini di pubblico, fa ritrovare a Vic un nuovo entusiasmo che lo vede collaborare con molti gruppi, in particolare quella con i Widespread Panic, band di Athens, con cui incide due album, scrive diverse canzoni e appare nel video di Aunt Avis, girato anche questo da Billy Bob Thornton. Tra il 1998 e il 2007 la sua carriera di cantautore malinconico che usa quei quattro accordi prosegue tra album solisti e altre collaborazioni: dal disco registrato con i Lambchop, a quello in collaborazione con Tina, la sua ex-moglie, fino all’album North Star Deserter che lo vede insieme a Guy Picciotto dei Fugazi, storica band post hardcore a cavallo tra anni ’80 e ’90. Nel 2009 esce il suo nuovo album, At the Cut, e sempre nello stesso anno suona un pezzo nell’album Dark Night of the Soul dei Danger Mouse e Sparklehorse. Per quanto sembri andare tutto alla grande, Vic ha ancora parecchi problemi economici: ci sono almeno cinquantamila dollari non coperti per alcune operazioni chirurgiche. Sembra folle, eppure senza un contratto discografico a cui aggrapparsi, la sua quadriplegia parziale lo rende non assicurabile. Una beffa del sistema sanitario americano che lo vede senza un dollaro in tasca e con il rischio di perdere un rene.
È il 21 dicembre 2009 quando Vic scivola in coma, in seguito a una massiva dose di farmaci rilassanti muscolari: da quel sonno dolce e silenzioso, Vic non si sveglierà mai più. Sono le 14:59 del giorno di Natale. Per chi l’ha sentito suonare, per chi ha rappresentato qualcosa è una perdita dolorosa, troppo fresca per non fare ancora male. Di lui oggi ci resta quell’ironia nera che solo poche persone sanno padroneggiare: uno dei suoi ultimi brani (presente in At the Cut) è Flirted with you all my life, un’immaginaria (?) conversazione con la Morte.
Ho flirtato con te per tutta la vita, ti ho anche baciata una o due volte finora, e giuro che è stato bello, ma evidentemente non ero pronto”.
Non fino a quel 25 dicembre 2009, quando la Morte si è portata via quell’anima romantica e decadente che aveva guardato l’abisso ricambiandone lo sguardo con la dignità di chi sa quando arrendersi.

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