lunedì 31 ottobre 2011

Nothingman

Con colpevole ritardo mi sono ritrovato la scorsa estate a leggere tutta insieme, tutta di seguito, la serie di 75 numeri di Y: The Last Man ripubblicata di recente da Planeta DeAgostini, dopo la prima edizione della Magic Press. Scritta da Brian K. Vaughan e disegnata da Pia Guerra, questa serie è iniziata nel 2002 e si è conclusa nel già lontano 2007.
Cominciamo da un rapido accenno al plot iniziale: senza alcun (apparente) motivo nel giro di pochi secondi tutte le creature di sesso maschile, quindi uomini e animali, vengono sterminati da una sorta di virus (?). Gli unici a sopravvivere sono Yorick Brown e Ampersand, la sua scimmia cappuccino. Con questi presupposti prende il via una trama intricata, in cui in un mondo di sole donne, Yorick si troverà a intrecciare il proprio destino con quello di 355, agente segreto del Culper Ring, e quello della scienziata Allison Mann. Y: The Last Man è senza dubbio una delle serie a fumetti più interessanti degli ultimi tempi che, pur senza raggiungere le vette stratosferiche di The Walkind Dead o DMZ, si dimostra un perfetto prodotto di intrattenimento carico di misteri, avventure e un sacco di quei bei cliffhanger che ti piacciono tanto. Il protagonista e la sua spalla, la scimmia, funzionano alla grande: il primo, giovane escapista un po’ sfigato con grossi problemi di auto-stima e il secondo, animaletto dispettoso e con grossi problemi scatologici. I due fanno da perno in un mondo di donne in cui c’è chi sopravvive, chi si adatta, chi trova migliore un mondo senza uomini, e chi cerca a tutti costi una salvezza per il genere umano. Salvezza rappresentata da Yorick: chiamato a “ripopolare” il mondo, ma a cui invece interessa unicamente ritrovare il suo amore, Beth, che nel momento del genocidio maschile, si trovava nel deserto australiano di Ayers Rock.
Brian K. Vaughan riesce nel difficile compito di tratteggiare personalità femminili credibili e per nulla scontate, introducendo nelle sue storie temi controversi come la clonazione, cui inevitabilmente si legano problemi di etica e morale: si parla però anche di religione, di amore, di rapporti famigliari, di guerra e di sesso. Nel complesso i meccanismi della storia girano molto bene fino alla conclusione, per quanto inizialmente vengano introdotti alcuni elementi di carattere sovrannaturale (?) che poi vengono invece tralasciati nel corso delle vicende. C’è un tipo di narrazione tutta televisiva, fresca e attenta a creare il giusto hype in attesa del colpo di scena di fine episodio: Y The Last Man sarebbe una perfetta serie tv, con Zachary Levi come protagonista. E non lo cito a caso, il buon Chuck, visto che nella sua stanzetta da nerd campeggia proprio un bel poster di Y: The Last Man. E che dire allora di Hurley, che nel sesto episodio della quinta stagione di Lost, legge il numero 15 (maledetti numeri!) di questa serie? A questo punto ti starai chiedendo: è del tutto casuale questo legame con il mondo telefilmico? No, non lo è. Brian K. Vaughan, oltre a scrivere fumetti, è stato uno degli sceneggiatori del succitato Lost. E proprio a Lost, Y è fortemente debitore sia per la costruzione del narrato sia per la caratterizzazione decisa dei personaggi. E ne è debitore anche nei difetti: come si diceva qua sopra, vengono introdotti alcuni spunti che lascerebbero pensare a tutt’altro svolgimento della trama, ma che vengono invece lasciati nell’oblio senza particolari spiegazioni. Pecche a parte (quale serie – tv e non – ne è esente?), quel che conta è trovarsi di fronte a una serie scritta in maniera impeccabile e ben disegnata. Se tutto questo non ti basta, allora ti ricordo che le copertine sono a opera di Massimo Carnevale. ‘Nuff said.
Y: The Last Man va letto assopuffamente, a costo di rimanere l’ultima persona sulla terra.

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