venerdì 30 settembre 2011

...O se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace


Gipi ha debuttato al cinema negli ultimi giorni con il film L’Ultimo Terrestre. Qualche settimana fa scopro che il suo film è ispirato a una graphic novel di Giacomo Monti, edita da Canicola, e intitolata Nessuno mi farà del male. Bene, è presto detto: se Gipi, per il suo debutto sul grande schermo decide di portare in scena il fumetto di un altro autore, significa che deve essere un grande fumetto.
Con queste premesse m’immergo nella lettura di questa so called opera. Nessuno mi farà del male è uno di quei fumetti che si apre le viscere e le riversa sul tavolo, cercando di trovare un senso alla matassa appena estratta eppure mi bastano un pugno di pagine per intuire che c’è qualcosa che non va e più vado avanti nella lettura della storia, meno ne trovo. Di storia, intendo. L’ho riletto un’altra volta. E pure una terza, a qualche giorno di distanza, per vedere se mi era sfuggito qualcosa. Ma alla fine tutto quello che mi resta è questa terribile sensazione di non essere io sufficientemente intelligente per capire dove l’autore vuole affondare i suoi colpi migliori: la Rete celebra e incensa il libro e il suo autore come nuovo profeta della nona arte. Vuoi vedere che allora sono veramente io il problema?
Poi m’imbatto in un’intervista dell’autore e nella mia testa comincia a prendere forma quello che già sospettavo. L’autore si dimostra pieno di boria e arroganza intellettualoide, che è esattamente la medesima boria e arroganza riprodotta nel suo libro. Un libro pretenzioso che si traveste da prodotto minimal, carico di significati intrinsechi e nascosti, ma nascosti, nascosti così bene che proprio non ci sono non si vedono. Nella suddetta intervista, l’autore afferma che per la sua opera non bastano quaranta letture per capirla a fondo. Io di sicuro altre 37 possibilità non gliele do: e non perché non “voglia muovere il culo per fare lo sforzo attivo di capire l’autore", ma per il semplice fatto che quello che l’autore lo racconta, lo racconta male. I racconti che compongono l’opera non prendono alcuna direzione, imboccano una strada ma la lasciano a metà e spesso si tratta di situazioni banali e già viste. Cercano di sviscerare un dramma interiore che non esiste. Per quanto riguarda la parte visiva, troviamo uno stile di disegno malandato e sgraziato, che non sarebbe nemmeno un problema, ma lo diventa dal momento in cui non ha alcun gusto estetico. Torniamo a Gipi dell’inizio. LMVDM (per citarne uno) è un’opera di una potenza visiva spaventosa: Gipi gioca con noi, finge di disegnare male, ma ha una delle più forti capacità narrative e compositive degli ultimi quarant’anni e dietro quel suo disegnare male, c’è un universo intero e ancora non del tutto esplorato.
L’impressione avuta da questo “Nessuno mi farà del male” invece è quella di prodotto presuntuoso, che si finge arte, nella sua accezione più alta e filosofica del termine, ma che di fatto arte non è. Del resto la “Merda d’Artista”, sarà pure da Artista, ma sappiamo tutti cos’è realmente.
“Nessuno mi farà del male” è un film coreano sottotitolato in polacco, ma parlato pochissimo. E' una canzone a caso di Vasco LOL Brondi. Un generatore casuale di parole e immagini. L’unica immagine che mi è venuta in mente a monte di tutto ciò, è questa.


E per chiudere questa sonora scarica di bottigliate, che ho dovuto prendere in prestito dal saloon del mio amico Mr. Ford, torniamo all’intervista di cui sopra. L’autore afferma (fortunatamente, penso io) di voler chiudere con il fumetto perché ritiene di aver detto tutto quello che aveva da dire a riguardo. Ora. Si tratta di una scelta personale rispettabilissima, ma sul serio… tutto quello che aveva da dire nel campo del fumetto si limita davvero a questo?
Troppo poco, se vuoi la mia stima.

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