lunedì 12 settembre 2011

Njósnavélin


Ovvero Dello spassoso funerale di mia nonna
Prima di leggere, fai partire la musica, ché tanto la canzone è lunga, il racconto pure e magari ci dai un senso pure al titolo.


Premetto che io, a mia nonna, ci ho voluto un bene dell’anima. Quindi si presuppone che la sua morte sia stata per me un momento difficile. E in effetti il giorno del suo funerale, un martedì, ero davvero molto triste.
Ma essere triste non fu affatto facile.
Questa è una storia con più premesse. E questa è la seconda.
Era il 4 di novembre e io da poco più di un mese, circa, avevo scoperto di avere un’ernia inguinoscrotale destra. Dice: cosa significa? Grazie per averlo chiesto. Significa che la parete che divide gli intestini dagli organi genitali si è sfondata e che quindi gli inquilini del piano di sotto si ritrovano con la terza pallina per il flipper. (Tutta colpa di un trasloco fatto in appena una settimana, ma questa è una storia che mi riserbo per il futuro.)
Il mese dopo avrei dovuto operarmi in una clinica del centro, a due passi da Cadorna (ma anche questa è un’altra storia). Per me, questo dell’ernia, è un argomento che confesso essere piuttosto imbarazzante. Di cui non ho mai parlato volentieri e che solo a sentirlo nominare mi si urtano i nervi.
Vabbè, insomma, sta di fatto che mentre siamo lì davanti alla chiesa di S.Gregorio ad aspettare l’inizio della cerimonia, mi si avvicina una cara collega di mia madre.
E qua tocca fare un’altra premessa.
Mia madre, oggi in pensione, ha lavorato per una vita alla Mondadori, quindi ha molti colleghi giornalisti. La collega in questione arriva direttamente da Mediaset.
Bene e mentre mi si avvicina, io penso che vorrà farmi le condoglianze, si usa così ai funerali, no? “Tu sei Tommaso, il figlio più piccolo, vero?” esordisce “Ho saputo dell’ernia! Ma quindi ti devi operare, eh? Ah, ah… una bella rogna!”
Resto di pietra mentre assumo una tonalità rosso Coca Cola: balbetto qualcosa di sicuramente poco sensato mentre sento mia madre farsi beffe di me con la sua collega.
E mio fratello e la mia ragazza apprezzano, anzi prendono il Menù2, pop-corn jumbo e bicchierone da litro di Fanta: fanno ottoeuroenovanta alla cassa, grazie.
In un modo o nell’altro inizia il funerale… per mia fortuna. Mai avrei pensato di dire una cosa del genere.
Terminata la funzione, c’è quel curioso rito per cui i familiari del defunto/a si mettono in fila davanti ai gradini della chiesa con espressione seria e stringono le mani di tutti o quasi i presenti, tipo capo di stato davanti alla squadra perdente nella finale di coppa del mondo. Di solito c’è anche una zingara che si aggira chiedendo monete.
Ai funerali, non alla finale di coppa del mondo.
Nemmeno noi potevamo essere da meno, perciò prendiamo le medaglie d’argento e cominciamo: di solito si inizia con quei parenti che vedi solo ai matrimoni e ai funerali. Mi preparo a sentire le loro condoglianze, il loro dispiacere incorniciato sui loro visi contriti (non dico che siano falsi, affatto, ma talvolta ho l’impressione che vengano accentuati più del dovuto).
Ma invece mi sbagliavo.
Perché lei è lì che aspetta paziente e coglie la prima occasione per ritornare.
“Allora, tua mamma mi ha raccontato dell’ernia! Com’è successo?!” (ammicca alludendo a qualcosa che non capisco)
Io mi giro allibito verso mio fratello che scoppia a ridere, attendendo solo una mia risposta.
“Ehm… già, sì… deve essere stato quest’estate… con il trasloco…”
I prossimi sono alcuni vecchi amici di famiglia.
“Tua mamma mi ha detto che ti devi operare… ma dove, dove?”
“Io… devo fare… devo fare un’ernia scrotale…”
“Uuuuh, la conosco benissimo, l’ho fatta anche io da giovane, quando avevo XX anni…”
Ed eccomi lì, che mi vedo da fuori a stringere mani con il naso rosso da clown, il sorriso triste e un improbabile accetto emiliano da “venghino siore e siori a vedere lo spettacolo di Gnugny, il pagliaccio con l’ernia”. Mi vedo mentre uno dei giorni più tristi della mia vita si trasforma in una serie di sorrisi imbarazzati e descrizioni di operazioni laparoscopiche oppure “col taglio”. Ogni persona della fila di persone davanti a me ha la sua esperienza personale in materia che non vede l’ora di raccontarmi, con dovizia di dettagli per giunta.
Ormai qualsiasi volume di imbarazzo o dignità ha celebrato il suo funerale privato, perciò ad ogni stretta di mano siamo o io, o mio fratello, a introdurre l’argomento così anche i pochi che non lo sapevano, ora lo sanno.
Intanto mia madre, che l’ha detto al mondo intero, è lì a beccarsi tutte le condoglianze.
Non so dire se mia nonna avrebbe voluto un funerale buffo o se avrebbe preferito qualcosa di più serio. Quello che so è che al mio, di funerale, vorrei che si creasse quell’atmosfera. Non vorrei che ci fossero strette di mano fredde, sorrisi amari ed espressioni accentuate e contrite. Vorrei le risate per l’imbarazzo di un’ernia o qualche altra cosa altrettanto buffa. Io comunque non ci sarò più, il tempo di essere triste ci sarà tutte le volte che vorrai.
Tanto vale ritrovarsi tutti insieme e farsi quattro risate, no?



Detto questo, sto facendo tutti i gesti scaramantici che conosco.

4 commenti:

StarGirl ha detto...

Hai dimenticato un dettaglio... qualcuno, purtroppo non ricordò chi, sottolineò che da piccolo anche il figlio aveva avuto l'ernia, dopo essersi sforzato troppo per piangere... -.-'

Tommaso ha detto...

......Alloraaaaaaaaaaa!!!!!!

Francesco the Pusher Castelli ha detto...

Be, in pratica stai augurando al tuo futuro nipote un'ernia sopra ai coglioni. Se succedera', tienimi un posto vicino a te, che, dalla chiesa, voglio guardarmelo anch'io sto spettacolo ;-)

P.S. io, forse, vorrei che il mio funerale fosse come in "the weather man". E la mia morte, durante il discorso del piu' inutile, mentre come il grande monicelli, mi butto dal 7 piano :-D

Ambra ha detto...

Sono arrivata qui per caso e mi è piaciuto il tuo blog. Mi sono inserita tra i tuoi followers. Vedo che sei di Milano, non hai voglia di partecipare a un incontro di blogger? Lo sto organizzando con altri tre, trovi tutto da me: http://senecamilano.blogspot.com/