mercoledì 21 settembre 2011

All the miles keep getting longer

Io di Manuel Fior non ho mai letto nulla, non tanto per mancanza di fiducia, quanto perché il tipo di prodotto che fa non è quello che mi interessa leggere, così come ad esempio non mi interessa leggere i fumetti bonelli/di. Sta di fatto che quando a luglio, mi si presenta Daniele in redazione e tira fuori questo libro parlandone molto bene, allora finisco ad accettare di leggerlo. Questo è un libro davvero strano, è strano perché ha la capacità di raccontare una storia senza raccontartela per davvero: si parla di una storia d’amore, ma senza vederla. La relazione sentimentale tra Piero e Lucia avviene fuori dalle tavole, avviene in un tempo sospeso che a noi non è dato vedere e che intuiamo solo da alcune frasi, molto spesso anzi dall’esatto opposto: sono infatti proprio i “non detti” o i “non gesti” a rivelarci molto più di quello che Fior ha tracciato sul foglio da disegno. Cinquemila chilometri al secondo, edito da Coconino nel 2010, sono i battiti dei cuori dei protagonisti Lucia e Piero (e di riflesso dell’incognita Nicola): tre giovani alla ricerca dell’amore, ma prima ancora alla ricerca di una identità e di un senso di appartenenza. Ed è proprio questa mancata consapevolezza di sé e incapacità di amare che li porta lontano, a cercare nuovi orizzonti e nuove mete nella speranza di riempire quel buco di solitudine che hanno dentro. Ed è questa forte instabilità emotiva generazionale che porta i personaggi ad allontanarsi: questa incertezza si dimostra essere prima salvifica, liberatoria, ma finisce col trasformarsi nel corso degli anni in un senso di desolazione ed emarginazione. Quando, insomma, passati gli anni, capisci che hai sbagliato tutto e ti senti quel groppo malinconico legato alla gola, puoi provare a tornare indietro, ma nel tuo cuore sai già come andrà a finire. Fior racconta questa storia con garbo e sobrietà: la regia si muove sinuosa tra le vite dei personaggi, come se gli stesse danzando intorno dando a noi spettatori una visuale completa ma allo stesso tempo distante, quasi sfuggente, come se non dovessimo sapere troppo. L’uso dei colori è sapiente, mirato a rafforzare l’effetto emozionale che vuole dare, in base a quanto sta raccontando: si alternano un uso di colori forti e accesi, al limite dell’acido, a colori spenti, morti, tristi, in un caso e nell'altro a sottolineare i passaggi chiave del racconto.
Non so dire se leggerò in futuro altre opere di Fior, magari sì, magari no, però magari la prossima volta che Daniele ripassa in redazione farò finta di aver scordato questo libro nella mia libreria. Dove starà per un bel po’ di tempo, cioè tipo per sempre.

2 commenti:

daniele (sisi, quello) ha detto...

Sai, potrei far finta di essermelo scordato. Proprio come tu ti sei scordato che l'ultima volta che sei passato da me, io ti ho filmato mentre ti masturbavi schiaffeggiandoti le natiche guardando la foto del mio cane che fa pipì.

Tom ha detto...

Quindi eri tu quello con la telecamera mano nella mano con un bambino!