giovedì 4 agosto 2011

E tutto intorno pezzi di carne con gli occhi


“Trovare il giusto equilibrio tra intensità e chiarezza è ben più di una sfida pratica. Dà eco a una più vasta spaccatura filosofica nella cultura del fumetto… tra la gioia di raccontare le storie con forte gusto personale, facendo sembrare nuove le storie vecchie, conducendo il lettore in una eccitante corsa e celebrando il virtuosismo della tecnica e la credenza che le storie più degne di essere raccontate, possano essere narrate senza fronzoli; che i personaggi e gli eventi in una storia saranno una ragione sufficiente per continuare a leggere, se la rappresentazione è chiara ed efficace”.

Queste parole di Scott McCloud, potrebbero benissimo essere usate come introduzione per Trama – Il peso di una testa mozzata, scritto e disegnato da Ratigher e uscito qualche mese per la genovese Grrzetic. Questo infatti è un libro che va dritto al punto, ti colpisce secco alla mascella, senza nemmeno avvertirti.
“Trama” te lo ritrovi fra gli scaffali di una libreria e lo senti mentre ti pianta il suo sguardo vuoto in fronte. Lo osservi, ti guardi attorno per capire se è te che sta fissando e per qualche secondo resti fermo, indeciso se sfogliarlo o no. Come Ego quando assaggia la Ratatouille, quando ho preso in mano il libro, la mia memoria è tornata indietro di circa vent’anni. Il vestito con cui si presenta ha una bella consistenza, forte e ruvida: la carta telata, il canalino della costa, le lettere impresse a caldo, mi ricordano qualcosa, vai tu a sapere che. Ecco, sì. I libri della Mondadori che da una vita si affacciano dalla libreria blu di mia madre.
Ma, attenzione, perché questo è un libro che ti tradisce: prima ti fa sentire a casa, poi te la svuota, ti mette a sedere a terra, in un posto scomodo e quando pensi che forse potresti anche finire per abituarti a quella scomodità, se ne va e ti lascia solo.
Giulio e Lavinia sono due ragazzi ricchi che devono andare a una festa. Ma non ci arriveranno mai. Colpa (?) di un mostro, anzi dei mostri, qualunque forma possano assumere. È una storia che corre diritta fino alla fine, sa benissimo dove andare e ci arriva come un treno in corsa, tra brusche frenate, accelerazioni improvvise e un finale da deragliamento completo.
Ratigher gestisce la vicenda con consapevolezza e lucidità, con una narrazione priva di fronzoli, con una regia che si muove solida scegliendo accuratamente immagini e parole. Lo si nota, come detto, dalla grafica di copertina, dall’uso della punteggiatura, dalle inquadrature semplici, chiare, pulite, dal segno lineare, quasi asettico.
Asciugato il contorno, quel che resta è tutta carne attaccata all’osso: una sequenza di scene disturbanti, nitide e deliranti che hanno il duplice compito di metterti a disagio come ogni storia horror che si rispetti e di regalarti ottimi spunti di riflessione.
Onestamente, puoi chiedere di più a un libro?
Ratigher lo trovi Qua. Il libro lo trovi Qui. E la Grrzetic la trovi Quo.

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