mercoledì 31 agosto 2011

August and Everything After


C’è che due giorni fa è uscito questo live dei Counting Crows che ripropongono sul palco il loro album d’esordio, August and everything after, seguendo fedelmente la tracklist originaria (salvo una piccola eccezione, mavabbè).
C’è che ascoltandolo, realizzo che sono 18 anni che ascolto quelle canzoni. 18 anni, che equivalgono a poco più della mia metà della mia vita. E in mezzo ci sono state tante cose.
I viaggi per mezza Europa sul sedile posteriore di una Regata 70.
Il walkman.
I bulli.
Le magliette bucate di quattro taglie più grandi, ancora adesso.
I capelli alla Elvis.
I capelli lunghi.
I capelli biondi.
Le delusioni.
Le distrazioni.
I lividi.
I sogni ad occhi aperti, e quelli ad occhi chiusi.
Quel Cuba Libre di troppo.
Gli scherzi telefonici.
La puzza di barbone morto in macchina.
La cassetta masterizzata proprio di August and everything after, regalata tredici anni fa, dopo appena un mese, a quella che sarebbe diventata oggi mia moglie.
I viaggi sul tram nella foschia milanese.
Dezember Banhof.
I sabati pomeriggi attaccati a Fifa '98.
Le camicie di flanella.
“Verso la tempesta”.
Le quaranta multe in meno di tre mesi.
Il 5 Maggio. Dalla parte giusta, però.
Quella volta che sono stato pestato.
La malinconia al ritorno dal mare.
Tutti i futuri possibili lasciati alle spalle.
Le piccole vittorie e le grandi sconfitte.
Le ubriacature moleste.
La notte che non ero convinto del parcheggio e che alle tre di notte, infilandomi i pantaloni sopra al pigiama, sono andato a spostare la macchina, per poi sgattaiolare di nuovo nel letto.
Le Colonne.
Il primo libro.
E pure il secondo.
Le zozzerie al parchetto. Di giorno e di notte.
Pipino.
Il cameriere, il ferramenta e il commesso.
Il 5 Maggio.
Le aspettative disattese.
La polenta con il gorgonzola.
L'allergia.
I segni del tempo.
Le persone che mi stanno attorno.
Quelle che non ci sono più.
Anche quelle che invece si sono perse per strada, di quelle che ogni tanto ti capita di rivedere in giro che per un attimo rimpiangi di non aver più vicino, che glielo stai per dire ma poi ci ripensi e sai che non le rivedrai più, ché forse è meglio così.
E poi ci sono i ricordi, quelli belli e quelli brutti che mi porterò per sempre.
Ad agosto e tutto quello che viene dopo ti ritrovi con meno di quel che ti aspettavi, è vero, eppure non riesci a provare paura per il futuro.
Riascoltare oggi dopo quasi vent’anni quel gruppo che suona dal vivo questo album, ti fa sentire di essere cresciuto anche tu assieme a loro. Di essere diventato in qualche modo grande. Anche se io, grande davvero, non credo lo diventerò mai.

2 commenti:

StarGirl ha detto...

Tu sei grande già da un po', una grande persona.
Inutile dire che molti passaggi del post mi han fatto commuovere..

Tommaso ha detto...

Eddai che poi divento rosso... Grazie!