venerdì 5 giugno 2009

Little Drops of Poison - Pt. 6

Franklin Thomas (1923-1986)

Franklin nacque in un piccolo paese della Scozia del nord. Uno di quei paesini in cui la principale attività è la pesca di salmoni e per chi il pesce l’ha sempre odiato, la vita era davvero dura. A quindici anni, Franklin decise di abbandonare tutti, parenti, amici, scuola e lavoro con in testa il suo unico grande sogno… la city, Londra. Qui lavorò come lavascarpe, operaio, muratore, postino, saltimbanco e Dio sa cos’altro: ma puntualmente dopo qualche mese la vita gli andava stretta e doveva cambiare mestiere. Ma un giorno, mentre lavorava come facchino in stazione gli capitò di trovare un vecchio clarinetto evidentemente dimenticato da qualche passeggero. Quando le sue dita sfiorarono lo strumento ebbe una strana sensazione, una sensazione simile all’amore, alla perdita d’equilibrio, alla nostalgia. Lì per lì non seppe che farsene del clarinetto ma si allenò sera dopo sera, dopo il suo lavoro come barman, e divenne un eccellente musicista. Correva l’anno 1956, Franklin aveva 33 anni e a quel punto anche Londra gli stava stretta: così deciso di attraversare l’oceano, destinazione New York. Sulla nave che lo trasportava, passò la maggior parte del tempo a suonare il suo clarinetto e fu proprio qui che il suo destino prese una piega inaspettata. A viaggiare su quella nave c’era un uomo, un fotografo. Il tale lavorava per la rivista Glamour e aveva visto qualcosa in Franklin, un magnetismo dovuto alla sua musica e al suo aspetto di chi ha vissuto una vita intensa o più semplicemente per il suo lungo e buffo naso che sembrava un secondo clarinetto…
Sta di fatto che Franklin accettò di essere fotografato dall’uomo mentre suonava: non passarono che due soli mesi che Franklin era nel giro della New York più cool, più pop, quella di Andy Warhol, dei Velvet Underground e della rivoluzione sessuale. Suonava nei locali più in, e la gente lo acclamava: lo stesso Warhol lo volle tra i soggetti da ritrarre, tra le sue icone pop. In tutto questo Franklin non fece assolutamente nulla per entrare in questo mondo così assurdamente colorato e trasgressivo, in un ambiente in cui tutti cercavano di sfondare lui faceva l’esatto opposto eppure sembravano tutti ruotare attorno a lui piuttosto che il contrario. Lui era felice così, con il suo clarinetto. Registrò persino dei pezzi meravigliosi insieme alle cantanti jazz più in voga del momento, come Ella Fitzgerald o Regina Marbury, ma tutto ciò non sembrava sfiorarlo. Aveva conquistato i ghetti più neri di Harlem, lui, che aveva la carnagione talmente bianca che non poteva stare troppo sotto il sole senza scottarsi. Ma un giorno, nel 1963, uscì dal locale in cui suonava. Prese l’aereo per Halifax. Tornò al suo paesino natale e divenne un eccellente pescatore di salmoni. Aveva svolto mille mestieri, aveva conosciuto celebrità di ogni sorta, ma persino quella vita frenetica lo soffocava. Ma in mezzo a quel freddo mare grigio azzurro si sentiva libero con i suoi pesci e il suo clarinetto, finalmente aveva trovato la sua dimensione. Di lui non si sente più parlare e solo il giornale locale riportò il suo necrologio, il 13 luglio 1986.

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