venerdì 5 giugno 2009

Little Drops of Poison - Pt. 5

Jamila Hollis (1932-1994)

Jamila nacque nel 1932 in una piccola cittadina vicina a Johannesburg, in Sudafrica. Figlia di un agente dei servizi segreti inglesi e di una povera ragazza di strada, Jamila non ha mai conosciuto l’identità del padre che dovette tornare in patria pochi mesi dopo la sua nascita. La piccola Jamila cresce per le strade di Johannesburg dove lei e sua madre si erano trasferite: l’unico ricordo che la bimba conserva del padre è un vecchio disco di un certo Jesus Smith, un vecchio pianista jazz che l’uomo metteva ogni volta che metteva a letto la figlia. Gli anni però passano più in fretta di quanto una sigaretta non bruci il suo tabacco e Jamila si ritrovò ormai quindicenne: la vita, ahimé, non le aveva restituito il padre e anzi l’aveva posta di fronte a una scelta dura e univoca: o la strada o la
strada. Dalla madre aveva ereditate queste grosse labbra… ma davvero grosse, le più grosse che il Continente Nero avesse mai visto e per una ragazza povera un paio di soffici labbra color ciliegia possono essere un dono prezioso per fare soldi facili. Eppure Jamila era testarda, ribelle e abbassare la testa (in ogni senso) non era certo da lei, non poteva e non voleva scendere così in basso (in ogni senso). Ma quando il destino chiama, non rispondere è dura e fu in questo modo che Jamila trovò sotto il suo letto una vecchia scatola al cui interno si trovava “Freedom or Death” di Jesus Smith, il disco che da bimba la cullava di notte. La decisione era così chiara, limpida, a portata di mano che per Jamila fu impossibile da non afferrare. Le sue labbra racchiudevano un tesoro, una voce incantevole: sfruttando quel tesoro sarebbe diventata la cantante più famosa d’Africa e avrebbe girato il mondo. Era certa che il padre l’avrebbe riconosciuta e allora si sarebbero riuniti, lui, lei e la madre, come una famiglia vera. Quando il discografico Jeffrey Ashton accettò di produrla, il successo piovve come un temporale estivo: improvviso e devastante. Le canzoni di Jamila fecero per davvero il giro del pianeta e nel 1964 non c’era nessuno da Chicago a Melbourne che non conoscesse almeno uno dei suoi pezzi. Ma per quanta fortuna potesse avere, per quante tournee avesse potuto fare, per quanti show avesse partecipato, il padre non si fece mai vivo. Mai. Tutti sacrifici fatti fino a quel momento non valevano nulla: la sua voce a quel punto si fece più triste e roca ma malgrado le preoccupazioni dello staff di cui si era attorniata, Jamila accrebbe ancora di più la sua fama. Una fama più simile a una maledizione ora che non aveva più uno scopo. E siccome alle maledizioni non si può scappare, Jamila Hollis continuò a fare jazz fino alla morte, nel 1994, a causa di un cuore malato e con un piccolo difetto genetico, unica eredità lasciata da un padre assente.

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