lunedì 18 maggio 2009

Little Drops of Poison - Pt. 4

Paulie Bernardhson, All’ombra del crimine (1903-1934)

Per tutta la sua vita Paulie è stato incapace di fare del male a qualcuno, chi lo ha conosciuto non poteva che dipingerlo come una persona buona e ingenua. Eppure perché negli archivi dell’FBI, Paulie è classificato come uno nemici pubblici più pericolosi all’epoca del proibizionismo? Originario di Pittsburgh, Paulie studiò violoncello al conservatorio per lunghi anni e cominciò ben presto a suonare nei club più esclusivi della città. Un giorno il fato volle che il Dixieland Club di Chicago assumesse il grande violoncellista Paulie Bernhardson per una serie di concerti in onore di un “rispettabile” cliente del locale, quello che Paulie non poteva sapere è che l’uomo era nato il suo stesso giorno e che i loro destini si sarebbero indissolubilmente legati l’uno all’altro. L’uomo fu colpito dall’abilità del musicista al punto che pagò ingenti somme di denaro perché Paulie si trasferisse in via definitiva a Chicago. Malgrado una strana sensazione dicesse al violoncellista che era meglio
stare lontano da quella figura così elegante e magnetica, decise di accettare, visto soprattutto i lauti guadagni, in un momento, la fine del ’29, in cui la gente moriva di fame e stenti e anche i più ricchi banchieri ora si ritrovavano a vendere stracci agli angoli della strada. Quegli anni furono memorabili per Paulie, guadagnò fama e successo, l’uomo che lo aveva così fortemente voluto, ora lo aveva portato agli onori della cronaca: eppure attorno a Paulie aleggiava un alone di sospetto e critica fra i musicisti, a causa più di ogni altra cosa degli incassi stellari che l’uomo percepiva per ogni esibizione… sempre che quei ricavi provenissero dalla musica e non dal traffico illegale di alcolici così come malignavano i suoi colleghi. Incurante di queste voci false e accusatorie, Paulie andò avanti per molto tempo fino a quando una sera al termine ormai del suo spettacolo la polizia fece irruzione nel locale sparando raffiche di mitra e rispondendo al fuoco. Non passarono che pochi minuti che tutto era finito: nella sparatoria Paulie finì trapassato da quindici proiettili senza nemmeno saperlo. Senza sapere che aveva fatto quella fine a causa dell’uomo a cui era così legato dalla nascita e che quella stessa persona era morta a pochi passi da lui fuori da un cinema: si trattava di John Dillinger, uno dei più grandi banditi della storia americana. Il gangster aveva sempre finanziato Paulie con i proventi delle sue rapine, ma il povero musicista, imbevuto nel suo spirito naif, non ha mai saputo nulla, non ha mai saputo di essere al centro di una copertura per il traffico di alcolici, non ha mai saputo di ritrovarsi all’interno della bocca di un demone vorace e spietato. Fu così che agli occhi del mondo la persona più onesta che esistesse venne classificato come criminale.

4 commenti:

edo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
edo ha detto...

Io ero lì, ti assicuro, il mio bicchiere era colmo, a darmi alla testa, però, non era il whisky, ma le note di Paulie, davvero appassionanti.

edo ha detto...

Grande Tom!

Tommaso Valsecchi ha detto...

Ecco perchè quella faccia mi sembrava tanto familiare...