venerdì 11 dicembre 2009

I Believe in Miracles

Come già postato sul loro blog, Joe&Sam si prendono una vacanza per tornare più in forma di prima alla fine di gennaio! E nel congedarsi hanno voluto farci un regalo, un piccolo gioiello animato dal sempre più grande Franceschino! Quindi non resta che augurare un buon Natale a Joe, Sam, Butch, Janine e naturalmente a tutti gli amici pennuti di Alta Cucina!

mercoledì 2 dicembre 2009

venerdì 20 novembre 2009

Wild thing (you make my heart sing)

"Sin dalla più tenera infanzia i bambini convivono con emozioni dirompenti; paura ed ansia fanno intrinsecamente parte della loro vita quotidiana, devono confrontarsi meglio che possono con continue frustrazioni. Proprio attraverso la fantasia i bambini giungono alla catarsi. Essa è il migliore strumento per dominare i Mostri Selvaggi. È il mio lasciarmi coinvolgere da questa inevitabile condizione dell'Infanzia, è la terribile vulnerabilità dei bambini e la loro lotta per divenire i Signori di tutti i Mostri Selvaggi a conferire alla mia opera quella verità e quella passione che le si possono attribuire."

Nel 1963 lo scrittore americano
Maurice Sendak scrisse un piccolo libro, un racconto destinato a diventare un classico della letteratura per ragazzi d’oltreoceano. “Nel paese delle creature selvagge” in Italia è stato pressochè ignorato fino ad oggi, tornando alla ribalta grazie alla trasposizione cinematografica di Spike Jonze che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Dave Eggers (che ha scritto anche una versione romanzata del racconto). Da qualche mese Cory Godbey, un illustratore americano, sta raccogliendo sul sito Terrible Yellow Eyes (che trovate anche nella colonnina di destra) una serie di omaggi al libro da decine di artisti provenienti da tutto il mondo. Dopo aver visto il film, che pure presenta tutti i suoi limiti e difetti, ne sono rimasto affascinato e incantato: l’idea di darne una mia interpretazione è nata dopo la visione del film così insieme a Daniele Verzini è nata l’illustrazione che trovate qui da basso. Daniele ha realizzato i colori in base al mio layout ottenendo un risultato davvero potente e di cui mi prendo solo un pezzettino del merito. Dare un unico senso al racconto è impossibile, è molto soggettivo e ognuno ne può trarre una sua visione ed è anche questo il segreto del successo del racconto (e del film); è talmente personale che muta significato di volta in volta. Ed è per questo motivo ho aperto il post con le parole dello stesso Sendak. Dimenticavo... nel giro di qualche giorno troverete questo tributo anche sul già citato Terrible Yellow Eyes: dategli un'occhiata, è pieno zeppo di illustrazioni meravigliose!

mercoledì 4 novembre 2009

martedì 3 novembre 2009

C'è grossa crisi...

Per l'edizione di Lucca appena conclusa, è uscito il numero 7 di Mono, la rivista contenitore edita da Tunuè: tra i numerosi autori del numero ho la fortuna di essere presente anche io in veste di disegnatore, sotto l'attenta regia di Gianmarco Zanrè Mr. Ford. Il tema di questo numero è "la crisi" e nel nostro caso specifico ci è stato chiesto di parlare di crisi mediorientale. La domanda che si è posto il buon Ford è di quelle che ti lasciano lì fermo a riflettere se sei uno stupido o un genio: è possibile parlare di crisi mediorientale senza parlare di medioriente? Dopo qualche giorno la risposta si presenta sotto forma di e-mail: Ford mi ha inviato questa folle sceneggiatura che si divide in quattro mini storie con un senso di lettura in verticale e una storia unica che si legge in orizzontale... e, diamine, funziona! Questa tavola parla del medioriente, delle minacce ad est, senza nemmeno citarlo il medioriente... Qui da basso trovate la copertina di Mono di Silvia Ziche e una piccola anticipazione della tavola... se volete leggere il resto... comprate la rivista, stronzi.



lunedì 2 novembre 2009

lunedì 12 ottobre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

Get Down with the Sickness

Ecco una breve storiella di tre pagine basata sul testo della canzone da cui il titolo del posto, per una miglior fruizione della lettura dovete prima aprire un'altra finestra internet e far partire questa colonna sonora.

Here's a short tale based on the lyrics of the song in the title of this post. The better way to enjoy this story is to open another internet window and listen to the song linked here.






lunedì 5 ottobre 2009

Quando l'ho visto, ho detto...

Da un disegno di Francesco Castelli (diciamocelo, nemmeno troppo bello...:)) e da una mia aggiunta ecco un'idea che presto o tardi, o forse anche mai, realizzeremo... Se non ci mettono una testa di capra nel letto prima!

mercoledì 30 settembre 2009

Same old shit...

...just a different day. E alzi la mano quello a cui non è successo almeno una volta questa cosa qui!

martedì 29 settembre 2009

L'Equazione Perfetta, ovvero le macchie sulla nostra coscienza



Che poi a me viene il dubbio che tutto ‘sto stress ce lo creiamo da soli per un semplice motivo. Concentrandoci su noi stessi e sulle nostre tragedie costruite, non siamo costretti a vedere quello che non vogliamo. È come chiudere gli occhi e fingere che quello che abbiamo davanti non esista. Già. Non pensare che ogni giorno in Africa muoiono 33mila bambini vuol dire che non succede veramente. E invece succede. 33.000. Ogni giorno. Terremoti, tsunami, torri gemelle, tutte tragedie, vero, ma che non sono che inezie di fronte a questo. E sono stati eventi isolati. Qua parliamo di 365 giorni l’anno. Madri troppo stanche e magre per scacciare le mosche che ronzano attorno agli occhi dei loro figli smunti, dagli occhi troppo bianchi per una pelle troppo nera e tirata. E allora cos’è la nostra vita? Una bugia in cui i Cattivi sono sempre gli altri. Quelli in alto. Quelli che hanno il potere. Quelli che consumano 600 litri d’acqua al giorno. Ma noi siamo davvero diversi? Siamo davvero disposti a rinunciare al nostro diritto acquisito al consumo sfrenato per aiutare un continente destinato alla tomba? No. No, perché siamo perfettamente consapevoli che se tutto il mondo consumasse come consumiamo noi in occidente, il mondo collasserebbe in meno di una settimana. Abbiamo le orecchie dei mercanti in fiera e ci mettiamo in fila con il cartellino per il prosciutto da metterci sugli occhi. Siamo ipocriti, il punto è questo. E allora come andrà a finire? Andrà a finire che davvero ci meritiamo le stragi. Andrà a finire che è già finita da un pezzo, e noi che lo sappiamo, ci creiamo altro stress, altri problemi, così almeno non ci toccherà vedere pure la fine.

mercoledì 16 settembre 2009

New Born

Si chiama Mono, ma non c'entra l'omonima rivista. La scrivo e la disegno tutto da solo, ma non so con quale regolarità. Qui si racconta la vita di tutti i giorni, ma i protagonisti sono degli organismi monocellulari (da cui il titolo... mmm, sagace e originale). A me diverte, speriamo anche a chi lo legge.

venerdì 11 settembre 2009

Journey To The End Of The East Bay

Dopo un lungo periodo di indolenza da blog, eccomi di nuovo! Sempre molto brevemente (per essere uno che di mestiere fa lo sceneggiatore, sono davvero silenzioso...) annuncio l'uscita di una tavola realizzata insieme al solito e bravo Gianmarco Zanrè per il numero 7 di Mono che troverete a Lucca a novembre e di cui posto una pagina di sketch assortiti dei personaggi che sono tanti, ma così tanti... che quasi non entravano nella stessa tavola! E' stata una sfida piuttosto divertente e spero che anche il risultato finale possa piacere ai lettori...
Visti i numerosi impegni di lavoro che mi hanno tenuto lontano dall'aggiornare questo blog e quell'altro, mi riprometto da oggi di cercare di essere un pochino più presente: proseguirò con qualche altra Leggenda del Jazz, con i Deskmonsters e con una cosa nuova, scritta e disegnata da me stesso medesimo... Magari già lunedì trovate qualcosa!


venerdì 24 luglio 2009

With Twilight as My Guide

Ti ricordi quel giorno?
Era estate, al lago.
Le ombre sui muri ti coprivano per intero,
ricordi sfocati, odore di nostalgia.
Sonno senza sogni, il risveglio,

ed eri già uomo.





lunedì 6 luglio 2009

Deskitchen

Visto che Joe e Sam continuavano a chiedere nuovi Deskmonsters ho pensato fosse il caso di fargliene due personalizzati, e così... vualà!



mercoledì 24 giugno 2009

People=Shit

Dopo un bella assenza (o di post "nuovi) di diversi giorni, ritorno con questa... Cantata come la canterebbe lui, con voce ferma e pulita, passo delicato e soave e a cuor leggero, dedicandola a un bel pò di gente...

mercoledì 10 giugno 2009

Deskmonsters strike back!

Altri sfondi per il vostro computer... naturalmente aggratis, basta che esprimiate un vostro commento, sia che vi piacciano sia che anche no!



lunedì 8 giugno 2009

Things I Did when I was Dead

Negli ultimi mesi mi sono fatto conoscere sul blog attraverso illustrazioni, sketch e quant’altro ma in realtà di professione faccio lo sceneggiatore, o quantomeno faccio il possibile per esserlo. A differenza dei miei più illustri colleghi, non passo il tempo a scrivere opinioni, storie, recensioni e menate varie: sono decisamente un tipo di poche parole. Nella vita, così come nel web. Di tanto in tanto però ammetto che un po’ di (auto) pubblicità non fa mai male e quindi…
Le Cronache del Regno della Fantasia è una serie di libri fantasy per ragazzi, dai 9 ai 14 anni circa, editi da PIEMME e scritti da Geronimo Stilton: all’interno di questi volumi trovate una storia a fumetti di 32 pagine illustrate in maniera egregia dal buon Stefano Turconi e sceneggiate dal sottoscritto. Si tratta di storie autoconclusive autonome (o quasi) rispetto ai romanzi e pertanto godibili a sé stanti.
Per il momento sono usciti i primi tre volumi della saga: Il Reame Perduto, La Porta Incantata e La Foresta Parlante. Dai link andate nella sezione extra, in basso a destra dove potrete direttamente scaricarvi il pdf del fumetto... e per favore non chiamiamole graphic novel, solo perché fa figo…
Piccola nota a latere: ovviamente tutti i diritti del materiale che potrete vedere è di proprietà esclusiva di PIEMME.

venerdì 5 giugno 2009

Little Drops of Poison - Pt. 6

Franklin Thomas (1923-1986)

Franklin nacque in un piccolo paese della Scozia del nord. Uno di quei paesini in cui la principale attività è la pesca di salmoni e per chi il pesce l’ha sempre odiato, la vita era davvero dura. A quindici anni, Franklin decise di abbandonare tutti, parenti, amici, scuola e lavoro con in testa il suo unico grande sogno… la city, Londra. Qui lavorò come lavascarpe, operaio, muratore, postino, saltimbanco e Dio sa cos’altro: ma puntualmente dopo qualche mese la vita gli andava stretta e doveva cambiare mestiere. Ma un giorno, mentre lavorava come facchino in stazione gli capitò di trovare un vecchio clarinetto evidentemente dimenticato da qualche passeggero. Quando le sue dita sfiorarono lo strumento ebbe una strana sensazione, una sensazione simile all’amore, alla perdita d’equilibrio, alla nostalgia. Lì per lì non seppe che farsene del clarinetto ma si allenò sera dopo sera, dopo il suo lavoro come barman, e divenne un eccellente musicista. Correva l’anno 1956, Franklin aveva 33 anni e a quel punto anche Londra gli stava stretta: così deciso di attraversare l’oceano, destinazione New York. Sulla nave che lo trasportava, passò la maggior parte del tempo a suonare il suo clarinetto e fu proprio qui che il suo destino prese una piega inaspettata. A viaggiare su quella nave c’era un uomo, un fotografo. Il tale lavorava per la rivista Glamour e aveva visto qualcosa in Franklin, un magnetismo dovuto alla sua musica e al suo aspetto di chi ha vissuto una vita intensa o più semplicemente per il suo lungo e buffo naso che sembrava un secondo clarinetto…
Sta di fatto che Franklin accettò di essere fotografato dall’uomo mentre suonava: non passarono che due soli mesi che Franklin era nel giro della New York più cool, più pop, quella di Andy Warhol, dei Velvet Underground e della rivoluzione sessuale. Suonava nei locali più in, e la gente lo acclamava: lo stesso Warhol lo volle tra i soggetti da ritrarre, tra le sue icone pop. In tutto questo Franklin non fece assolutamente nulla per entrare in questo mondo così assurdamente colorato e trasgressivo, in un ambiente in cui tutti cercavano di sfondare lui faceva l’esatto opposto eppure sembravano tutti ruotare attorno a lui piuttosto che il contrario. Lui era felice così, con il suo clarinetto. Registrò persino dei pezzi meravigliosi insieme alle cantanti jazz più in voga del momento, come Ella Fitzgerald o Regina Marbury, ma tutto ciò non sembrava sfiorarlo. Aveva conquistato i ghetti più neri di Harlem, lui, che aveva la carnagione talmente bianca che non poteva stare troppo sotto il sole senza scottarsi. Ma un giorno, nel 1963, uscì dal locale in cui suonava. Prese l’aereo per Halifax. Tornò al suo paesino natale e divenne un eccellente pescatore di salmoni. Aveva svolto mille mestieri, aveva conosciuto celebrità di ogni sorta, ma persino quella vita frenetica lo soffocava. Ma in mezzo a quel freddo mare grigio azzurro si sentiva libero con i suoi pesci e il suo clarinetto, finalmente aveva trovato la sua dimensione. Di lui non si sente più parlare e solo il giornale locale riportò il suo necrologio, il 13 luglio 1986.

Little Drops of Poison - Pt. 5

Jamila Hollis (1932-1994)

Jamila nacque nel 1932 in una piccola cittadina vicina a Johannesburg, in Sudafrica. Figlia di un agente dei servizi segreti inglesi e di una povera ragazza di strada, Jamila non ha mai conosciuto l’identità del padre che dovette tornare in patria pochi mesi dopo la sua nascita. La piccola Jamila cresce per le strade di Johannesburg dove lei e sua madre si erano trasferite: l’unico ricordo che la bimba conserva del padre è un vecchio disco di un certo Jesus Smith, un vecchio pianista jazz che l’uomo metteva ogni volta che metteva a letto la figlia. Gli anni però passano più in fretta di quanto una sigaretta non bruci il suo tabacco e Jamila si ritrovò ormai quindicenne: la vita, ahimé, non le aveva restituito il padre e anzi l’aveva posta di fronte a una scelta dura e univoca: o la strada o la
strada. Dalla madre aveva ereditate queste grosse labbra… ma davvero grosse, le più grosse che il Continente Nero avesse mai visto e per una ragazza povera un paio di soffici labbra color ciliegia possono essere un dono prezioso per fare soldi facili. Eppure Jamila era testarda, ribelle e abbassare la testa (in ogni senso) non era certo da lei, non poteva e non voleva scendere così in basso (in ogni senso). Ma quando il destino chiama, non rispondere è dura e fu in questo modo che Jamila trovò sotto il suo letto una vecchia scatola al cui interno si trovava “Freedom or Death” di Jesus Smith, il disco che da bimba la cullava di notte. La decisione era così chiara, limpida, a portata di mano che per Jamila fu impossibile da non afferrare. Le sue labbra racchiudevano un tesoro, una voce incantevole: sfruttando quel tesoro sarebbe diventata la cantante più famosa d’Africa e avrebbe girato il mondo. Era certa che il padre l’avrebbe riconosciuta e allora si sarebbero riuniti, lui, lei e la madre, come una famiglia vera. Quando il discografico Jeffrey Ashton accettò di produrla, il successo piovve come un temporale estivo: improvviso e devastante. Le canzoni di Jamila fecero per davvero il giro del pianeta e nel 1964 non c’era nessuno da Chicago a Melbourne che non conoscesse almeno uno dei suoi pezzi. Ma per quanta fortuna potesse avere, per quante tournee avesse potuto fare, per quanti show avesse partecipato, il padre non si fece mai vivo. Mai. Tutti sacrifici fatti fino a quel momento non valevano nulla: la sua voce a quel punto si fece più triste e roca ma malgrado le preoccupazioni dello staff di cui si era attorniata, Jamila accrebbe ancora di più la sua fama. Una fama più simile a una maledizione ora che non aveva più uno scopo. E siccome alle maledizioni non si può scappare, Jamila Hollis continuò a fare jazz fino alla morte, nel 1994, a causa di un cuore malato e con un piccolo difetto genetico, unica eredità lasciata da un padre assente.

venerdì 22 maggio 2009

No Pussy Blues

Pay no mind to the rabble

Pay no mind what other voices say
They don't care about you, like I do, like I do

Safe from pain and truth and choice and other poison devils,

See, they don't give a fuck about you, like I do...



lunedì 18 maggio 2009

Little Drops of Poison - Pt. 4

Paulie Bernardhson, All’ombra del crimine (1903-1934)

Per tutta la sua vita Paulie è stato incapace di fare del male a qualcuno, chi lo ha conosciuto non poteva che dipingerlo come una persona buona e ingenua. Eppure perché negli archivi dell’FBI, Paulie è classificato come uno nemici pubblici più pericolosi all’epoca del proibizionismo? Originario di Pittsburgh, Paulie studiò violoncello al conservatorio per lunghi anni e cominciò ben presto a suonare nei club più esclusivi della città. Un giorno il fato volle che il Dixieland Club di Chicago assumesse il grande violoncellista Paulie Bernhardson per una serie di concerti in onore di un “rispettabile” cliente del locale, quello che Paulie non poteva sapere è che l’uomo era nato il suo stesso giorno e che i loro destini si sarebbero indissolubilmente legati l’uno all’altro. L’uomo fu colpito dall’abilità del musicista al punto che pagò ingenti somme di denaro perché Paulie si trasferisse in via definitiva a Chicago. Malgrado una strana sensazione dicesse al violoncellista che era meglio
stare lontano da quella figura così elegante e magnetica, decise di accettare, visto soprattutto i lauti guadagni, in un momento, la fine del ’29, in cui la gente moriva di fame e stenti e anche i più ricchi banchieri ora si ritrovavano a vendere stracci agli angoli della strada. Quegli anni furono memorabili per Paulie, guadagnò fama e successo, l’uomo che lo aveva così fortemente voluto, ora lo aveva portato agli onori della cronaca: eppure attorno a Paulie aleggiava un alone di sospetto e critica fra i musicisti, a causa più di ogni altra cosa degli incassi stellari che l’uomo percepiva per ogni esibizione… sempre che quei ricavi provenissero dalla musica e non dal traffico illegale di alcolici così come malignavano i suoi colleghi. Incurante di queste voci false e accusatorie, Paulie andò avanti per molto tempo fino a quando una sera al termine ormai del suo spettacolo la polizia fece irruzione nel locale sparando raffiche di mitra e rispondendo al fuoco. Non passarono che pochi minuti che tutto era finito: nella sparatoria Paulie finì trapassato da quindici proiettili senza nemmeno saperlo. Senza sapere che aveva fatto quella fine a causa dell’uomo a cui era così legato dalla nascita e che quella stessa persona era morta a pochi passi da lui fuori da un cinema: si trattava di John Dillinger, uno dei più grandi banditi della storia americana. Il gangster aveva sempre finanziato Paulie con i proventi delle sue rapine, ma il povero musicista, imbevuto nel suo spirito naif, non ha mai saputo nulla, non ha mai saputo di essere al centro di una copertura per il traffico di alcolici, non ha mai saputo di ritrovarsi all’interno della bocca di un demone vorace e spietato. Fu così che agli occhi del mondo la persona più onesta che esistesse venne classificato come criminale.

Little Drops of Poison - Pt. 3

Christophe, il Sassofonista Zombie (1911)

Nel 1911, quattro anni prima che le truppe americane invadessero il territorio reclamandone il possesso, a Port-au-Prince, la capitale di Haiti, nacque Christophe Préval. Il piccolo crebbe senza risentire il giogo americano che si strinse attorno alla popolazione, infatti il padre, Guillaume Préval, era un diplomatico che godette di un’immunità in cambio della fedeltà a Roosevelt: mentre i suoi fratelli seguirono le orme paterne nel cinico mondo della politica, Christophe si dedicò alla sua passione, la musica. Fin da adolescente, di notte, sgattaiolava fuori dalla villa coloniale sul mare e frequentava i locali più malfamati della città dove aveva l’occasione di ascoltare i migliori sassofonisti di Haiti. Christophe amava bagnare i suoi occhi delle luci coloratissime e appiccicose delle bettole e farsi baciare dalla musica che s’insinuava in lui come una dolce amante. Dedicò ogni suo momento a imparare a suonarla, e dopo pochi mesi prese la decisione di abbandonare l’università per diventare un musicista di professione. Il severo padre lo pose di fronte a un bivio: o avrebbe ripreso l’università oppure l’avrebbe diseredato. Guillaume non fece in tempo a finire la frase che Cristophe era già dall’altra parte della città in concerto. Ben presto divenne il più grande jazzista di Haiti e dopo uno dei suoi numerosi spettacoli, conobbe una donna creola, Leia: fu amore a prima vista. La passione travolse i loro corpi dal primo istante; presto andarono a vivere insieme e per Christophe furono gli anni migliori della sua vita ma il passato emerse dalle pieghe dei ricordi dell’uomo. Suo fratello lo rintracciò, annunciando la morte del padre: fu così che Leia scoprì che il suo amato era figlio dell’uomo che aveva contribuito all’invasione americana nella loro terra. L’invasione di quei soldati che uccisero i suoi genitori e che la cacciarono in un orfanotrofio. Resa folle dalla rabbia, Leia fuggì nel fitto della foresta dove insieme a un giovane stregone portò a compimento un rituale voodoo. Christophe che in quel momento stava suonando, cadde morto all’istante. Quando lo seppellirono nessuno pensò al suo primo amore, al sax, e così la stessa notte della sua sepoltura, Christophe ritornò dal mondo dei morti per recuperare il suo strumento: in casa trovò Leia a letto con lo stregone voodoo. Li uccise scaraventandoli giù fra gli scogli. Di lui non si seppe più nulla per anni, ma c’è chi giura che ora suoni il suo sax alla luce di un lampione fra la Lexington e la 104esima a New York. Nessuno però, anche chi lascia i suoi spiccioli, è mai riuscito a vedere quali orrori si nascondano sotto il suo cappello a tesa larga…



giovedì 14 maggio 2009

Deskmonsters

Un'altra vecchia abitudine del precedente blog era quella dei Deskmonsters: dei desktop mostruosamente belli! Posto i file ad alta cosicché possiate usarli al meglio... la regola è una: se scegliete un desktop avvisatemi e ditemi quale... grazie! Visto che ne avevo già postati parecchi, li rimetto tutti insieme, dopodiché i nuovi saranno aggiunti settimanalmente (o giù di lì)!