venerdì 18 aprile 2014

Tutto comincia così.

Fine Gennaio 2014.

- Pronto?
- Ciao Fra, sono io!
- Ueeee, sono un fan di Enzo Jannacci! [dont’ask]

Cinque minuti di urla e canzoni di Jannacci dopo…

- Senti, ho visto su internet un concorso che sembra interessante…
- Ah…
- Già, ho finito adesso di scrivere la storia, ti andrebbe di disegnarla? Poi magari chiamiamo anche la Vale che ce la colora, che ne dici?
- Beh, si potrebbe anche fare, perché no?
- Bene, ma… uhm… c’è un piccolo problemino. Alla fine mi è uscita una storia un po’ lunga, sono quasi venti tavole. E la scadenza è ai primi di maggio.
- Urca, davvero? No, perché io in questi mesi ho due libri delle T** S****** da chiudere e non so se sai che vado a convivere, quindi dovrò fare il trasloco e tutto il resto…
- Eh sì, me l’avevi accennato, ma immaginavo che saresti stato preso… Oh, beh, tranquillo, trovo qualcun altro!
- In che senso?
- Che disegni la storia.
- Perché?
- Uhm… scusa, ma il tuo non era un "no"?
- No, no. È un sì!
- E i libri delle T** S****** e il trasloco…?
- No, ma ce la faccio, vai tra!
- Sei sicuro? No, perché davvero, non c’è problema, chiedo ad altri…
- Scherzi?! Te lo volevo chiedere io di fare qualcosa insieme ma avevo paura!
- Paura…?
- Massì, vabbé, lascia perdere è una cosa mia… Dai mandami la sceneggiatura, così comincio a studiare i personaggi! E poi bisogna chiamare la Vale!
- Ti volevo chiedere anche questo… dici che lei potrà?
- Anche lei è incasinata con il lavoro e le illustrazioni e poi so che tra un mese va per un mese in Thailandia!
- …Thailandia?
- Eh!
- Ma tipo una roba organizzata?
- No, no, va per i fatti suoi, in giro con lo zaino e i sandali. Una cosa tipo itinerante, a dormire all’aperto in tende fatte di foglie e a mangiare gli insetti direttamente dalla schiena delle scimmie, cose del genere.
- Ah, quindi nulla, sentiamo un’altra persona allora…
- Perché?
- Uhm… no, niente, immagino di aver io frainteso ancora. Ci sta anche lei, giusto?
- E certo!  Che domande fai? Dai, allora organizziamo per martedì, così ci vediamo e ne parliamo. Waaaa, che figataaaaaaaaaaa!!!
CLICK!
- Fra…? Fra, ci sei ancora…?

18 Aprile 2014

E niente, dopo due mesi e mezzo pare che ce l’abbiamo fatta. Partecipiamo ufficialmente al concorso In Love with my Robot, sul sito di Verticalismi.
Tempo un paio di settimane e vedrete tutto anche voi.

Promesso.

venerdì 4 aprile 2014

giovedì 3 aprile 2014

Absolut Dark Noir

Come Asfalto di Rafael Grampà se n’era occupato in tempi non sospetti, ben tre anni fa, quando in Italia uscì il suo delirante Mesmo Delivery. Per chi non lo conoscesse, questo artista brasiliano di straordinaria potenza visiva è un’erede dei grandi fumettisti underground, Crumb su tutti, degli anni ottanta che si sta imponendo oggi nel fumetto mainstream con il suo tratto sporco, grezzo e cattivo.
Non solo fumetto, però. Dalla collaborazione con Absolut (nell'ambito del progetto #NextFrame) è nato infatti il cortometraggio Dark Noir, un misto di animazione in CGI e animazione classica: dentro ci troverete tutto l’immaginario disturbante, paranoico e oscuro di quello che nei prossimi anni sarà uno dei nomi più acclamati del fumetto e non solo.

lunedì 24 marzo 2014

Esterno giorno.

Io, Francesco e Valentina pensiamo che questo sia il modo migliore per cominciare la settimana. Questa è la prima tavola del progetto a cui stiamo lavorando adesso per un concorso che ci piace proprio tanto. 
Cioè, sempre se riusciamo a chiuderlo in tempo.



giovedì 20 marzo 2014

Come spendere 179 dollari ed essere felici: Zatoichi: The BlindSwordsman Box Set

Da queste parti ci piacciono le cose belle, le cose ben fatte.
E alla Criterion, nota casa di produzione di DVD americana, di cose fatte bene se ne intendono.
La grafica delle loro collane di film è tra le più curate e apprezzate, frutto di un lavoro decisamente attento e di gusto che spazia dall’illustrazione pura a una (s)composizione grafica che prevede l’uso di pochissimi elementi e colori, su cui presto torneremo sopra.
Infatti stavolta ci piace soffermarci su una delle ultime prestigiose uscite della Criterion,


mercoledì 19 marzo 2014

4 Salti in Farmacia

Altro che medicina omeopatica o rimedi della nonna, se avete un problema di salute tutto quello che vi serve è un orso farmacista.


martedì 4 marzo 2014

Z is for...

Conoscere qualcuno da più di dieci anni e condividerne una parte del tuo percorso artistico, significa anche che quando in sceneggiatura scrivi determinate scene, sai già che quello che ti arriverà, corrisponde esattamente all'immagine che ti sei costruito in testa.
E in questo senso non c'è nessuno che lo sa fare meglio di Mr. Cookiebox, Francesco Castelli.


venerdì 28 febbraio 2014

10 Libri da far leggere a tuo figlio (se vuoi che da grande diventi un sociopatico nichilista)

La cosa più bella del mondo dell'editoria, è che dopo tanti anni di duro lavoro, ci sono cose che ancora mi riescono a stupire.
Ad esempio tutti quei libri illustrati (libri pubblicati veramente, non come questi, purtroppo) dai temi scottanti come questo: 

martedì 25 febbraio 2014

Her: la recensione

Ammetto che con Her, nuovo film di Spike Jonze in uscita questi giorni al cinema, sono partito parecchio prevenuto.
Dal trailer puzza tutto di film indie costruito per un pubblico di hipster che lo innalzerà a proprio manifesto generazionale.
Ma dal momento che i pantaloni in casa li porterò pure io, ma il telecomando (virtuale) lo detiene qualcun altro, con grande fermezza ho detto “Io questo film dimmerda non lo vedo nemmeno morto D’accordo, lo vedo volentieri!”
La prima nota positiva - non trascurabile - è che i traduttori italiani stavolta hanno lasciato il titolo originale senza dargli buffi nomi tipo Se mi lasci, ti brucio l'Hard Disk oppure Che bel pezzo di USB.
Ma le mie perplessità e i miei dubbi erano giustificati oppure no?

Andiamo però con ordine.

Her è per davvero un tempio dell’onanismo hipster. 
Un monumento a forma di baffi eretto davanti al teatro del Sundance Festival, costruito interamente con materiale riciclato (esclusivamente copertoni di camioncini Volkswagen T2 dell'75) attorno a cui suonare la chitarra, scattare foto al proprio cibo e risvoltare i propri pantaloni oltre la caviglia.

In fondo Spike Jonze, è uno che – volente o nolente – fa parte di quella categoria di registi insieme ad Anderson, Gondry, Coppola e la coppia Dayton/Faris, che tanto manda in brodo di giuggiole il mondo indie.

Dicevamo quindi che qua tutto, ma proprio tutto, è studiato per gli hipster:
- Il lavoro del protagonista: autore di testi dettati al computer che però vengono inviati come lettere scritte a mano.
- Gli ambienti: uffici open space con pannelli in vetro colorati (solo colori primari). 
- Il vestiario: fateci caso, non c’è una sola persona in tutto il film, anche le comparse più fuori fuoco, che non segua la moda sopracitata.
- I baffi: sul serio, ma da quando i baffi hanno smesso di diventare il segno distintivo di serial killer e molestatori? 
- Gli occhiali con la montatura spessa.
- Le luci filtrate vintage.
- L’effetto videoclip. 
- La colonna sonora: Arcade Fire, vi estinguerete prima o poi (ah-ah)! 
- Il protagonista che suona l’ukulele e la protagonista che canta.
- L’uso smodato della tecnologia.
Insomma, dite una cosa e ci sarà.

Spike Jonze, che non è affatto uno stupido, è uno che sa perfettamente qual è il suo pubblico e pertanto ha messo in scena tutto quello che ci si aspettava da lui.
Ma lo ha fatto in una maniera talmente esagerata, talmente smaccata da diventare quasi una presa in giro di quello stesso mondo.
Uno sfottò così in bella vista, che nessuno se ne accorgerà.
Perché una volta tolta tutta questa patina e sovrastruttura indie, quello che resta è un film diretto bene e scritto con molta intelligenza. 
La sceneggiatura, infatti, ha il grosso merito di porsi le domande giuste e di riflesso di porle allo spettatore: è frutto di un lavoro attento e consapevole che opera su due piani differenti. Quello della relazione tra un uomo e una donna e quello della relazione tra uomo e macchina. Il film ha un sovradosaggio di dialoghi, che si risente parecchio nella parte centrale, ma sono tutti scritti con garbo e il giusto ritmo. 
Ci sono tanti spunti interessanti, a partire dalla solitudine dell’uomo moderno e della sua incapacità di relazionarsi con le altre persone ma di farlo invece attraverso l’uso della tecnologia, portata in questo caso all’estremo di un computer con una coscienza.
E a proposito di macchine dotate di coscienza, Spike Jonze prova a giocare con questo concetto cercando una soluzione una meno banale possibile, ma forse trattata con un pelo di superficialità (ma del resto ho sperato che alla fine le macchine si riunissero tutte insieme, fondassero la Skynet, costruissero un super cyborg da mandare indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor).
Joaquin Phoenix si sobbarca sulle spalle tutto il peso del film, stando in scena due ore quasi del tutto da solo aiutato solo dalla voce di Scarlett Johansson: non merita l’Oscar ma diciamo che ci si avvicina parecchio. 


Tutto sommato il film è godibile, quantomeno è andato oltre quello che credevo. Questo purtroppo me lo farà odiare di più quando vedrò sbucare da tutte le parti poster minimal con scritte in Helvetica e gif animate su Tumblr con le faccette malinconiche di Joaquin Phoenix.




Ecco, appunto.

lunedì 24 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - Oceansize

Radio ComeAsfalto spara oggi a tutto volume un pezzo degli inglesi Oceansize. Band molto sottovalutata che non è riuscita a superare i confini europei (solo un tour negli Stati Uniti) e che si è sciolta dopo quindici anni di attività e quattro dischi. L’influenza più evidente è quella dei Tool, ma ci sono parecchi richiami anche a Jane’s Addiction, Mogwai, Incubus, Radiohead, NiN: tutta roba che non c’entra nulla, ma che dà la giusta misura dell’ecletticità di una band che avrebbe indubbiamente meritato più fortuna. Ci ascoltiamo quindi Homage to a Shame, tratto da Everyone into Position, secondo album del gruppo, che vi consiglio caldamente di ascoltare per intero. Si tratta di uno di quei rari casi in cui il totale del disco dà un risultato superiore alla somma dei singoli pezzi.

martedì 18 febbraio 2014

Storiebrevi Cookiebox Edition

Solo per questa settimana tornano le Storiebrevi in un’edizione tutta speciale, dedicata ai biscotti di Cookiebox del mio socio Francesco Castelli. Se non conoscete questa serie – e la dovreste proprio conoscere - , potete rimediare cliccando qua: https://www.facebook.com/StripCookieBox


lunedì 17 febbraio 2014

Radio ComeAsfalto - This Town Needs Guns

Il terzo lunedì di Radio ComeAsfalto non può che iniziare con un gruppo che arriva direttamente da Oxford. Un gruppo composto – giuro - da bibliotecari e insegnanti delle elementari. Sono i This Town Needs Guns e fanno quello che viene definito math rock. Potrei partire ora con una lunga dissertazione sulla struttura ritmica asimmetrica tipica del genere, millantando termini tecnici che non conosco…
Oppure potrei semplicemente dirvi che ogni membro dei This Town Needs Guns suona una melodia ognuno per i fatti suoi, con tempi e ritmi diversi facendo un gran casino. Però è un caos talmente confuso e disordinato che di colpa si trasforma magicamente in un caos confuso, disordinato ma bellissimo.

Ci ascoltiamo quindi “26 is Dancier than 4”, il pezzo di apertura del loro primo EP omonimo, a cui sono seguiti due album, Animals e 13.0.0.0.0.